Sabato 13 Aprile, nello splendido scorcio di Vicolo del Campanile a Sassari, al via la VII edizione di “Aprile Libertario” festival di studio e discussione, ideato da Heliogabalus e dedicato alle minoranze. Negli anni sono stati vari e tanti – gli ospiti prestigiosi – fra gli altri: Silvano Agosti, Cesare Basile, Paolo Pasi, Stefano Boni, Toni Zafra, Piero Cipriano. Il programma di quest’anno – dal 13 al 28 aprile – prevede incontri con lo scrittore Antonio Moresco, gli antropologi Andrea Staid e Matteo Meschiari, il conduttore radiofonico Ghighi di Paola (Battiti, Radio3), l’esperto gramsciano Massimo Lunardelli. 

Il primo appuntamento, ad ingresso libero, organizzato in collaborazione con A.S.A.R.P. ospita Alessio Lega e Rocco Marchi. “E ti chiamaron matta” è il titolo del reading musicale che presenteranno. Sei brevi canzoni di Gianni Nebbiosi (psichiatra e musicista, anche con il Canzoniere del Lazio) pubblicate all’inizio degli anni Settanta e da allora introvabili. Una testimonianza sull’orrore manicomiale e su quello che Basaglia chiamò “morire di classe” a quarant’anni dalla Legge 180 e dalla rivoluzione basagliana. Alle 6 canzoni di Nebbiosi si aggiunge una inedita ballata registrata con la partecipazione di Ascanio Celestini dedicata a Franco Mastrogiovanni (vittima di un noto e terribile “fatto di cronaca” nel 2009).

Alessio Legaè uno dei cantautori più conosciuti della sua generazione, e dei più stimati dalla nicchia degli appassionati del genere. Ha messo in scena centinaia di spettacoli, di performance, di conferenze/concerti sulla canzone d’autore mondiale e sulla musica popolare e d’impegno. Dopo un’assidua frequentazione col Nuovo Canzoniere Italiano, è considerato oggi il rappresentante più coerente del canto sociale, in bilico fra canzone d’autore e riproposizione dei repertori storici. È citato nei dizionari (Garzanti, Giunti, Rizzoli), si è guadagnato i riconoscimenti più ambiti (Targa Tenco, Premio Lunezia, ecc…), è inserito in antologie, libri, dvd. Eppure Alessio non rinuncia al nobile donchisciottismo di cantare dove gli piace, piuttosto che dove “si deve”, andando in giro a tentare di cambiare se stesso e il mondo con le canzoni di cui fa l’autore, l’interprete e lo storico.