Nella lotta al coronavirus, in attesa dell’arrivo dei vaccini sperimentati dalla Pfizer, dalla Moderna e da altre importanti case farmaceutiche, continuano ad essere vari i farmaci e le terapie a cui si fa ricorso. Una delle cure su cui si ripongono più speranze, indicata già a metà febbraio, dunque agli inizi della prima ondata della pandemia, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è quella che utilizza il plasma iperimmune.

Il plasma è la parte liquida del sangue, priva perciò di globuli rossi, globuli bianchi e piastrine, ossia delle cellule del sangue, e che contiene elevate quantità di immunoglobuline neutralizzanti: gli anticorpi.

Questa terapia prevede l’utilizzo del plasma di pazienti guariti dall’infezione SARS-CoV-2 per fornire ai pazienti ancora malati gli anticorpi utili a contrastare gli effetti del virus.

La storia del plasma risale a oltre cento anni fa. I primi tentativi di neutralizzare una malattia attraverso l’utilizzo di questo trattamento furono effettuati nel corso dell’epidemia di Spagnola nel 1918. Durante la prima metà del ‘900 la plasma terapia fu inoltre ampiamente utilizzata nella cura di varie malattie infettive come la difterite, la scarlattina e la polmonite da pneumococco. Più di recente sono stati ottenuti risultati incoraggianti durante le epidemie di Ebola, H1M1, SARS e MERS.

I primi studi sull’uso del plasma come metodo di cura contro il coronavirus sono stati pubblicati già nel mese di marzo, tutti effettuati su un numero esiguo di pazienti ma attestanti, comunque, una diminuzione della mortalità, e sono proseguiti in diversi Paesi, tra cui l’Italia.

In Sardegna è proprio di poche settimane fa la notizia di una paziente guarita dal coronavirus grazie al ricorso al plasma. Maria Neve Marongiu, 49 anni, di Oristano, immunodepressa e affetta da artrite reumatoide, ha così sconfitto il virus dopo diversi tamponi positivi, ricadute e tre ricoveri ospedalieri. Una lotta durata 7 mesi, la prima positività al Covid risale allo scorso 8 aprile, l’ultimo tampone negativo al 5 novembre. Un calvario finito grazie alle sacche di plasma arrivate per lei direttamente da Pisa, unite ad altre terapie.

In questi giorni, sta prendendo avvio al Centro trasfusionale dell’Azienda di Rilievo Nazionale e Alta Specializzazione (ARNAS) dell’Ospedale Brotzu di Cagliari la raccolta del plasma dei pazienti guariti dal Covid-19 e ritenuti idonei alla donazione del plasma iperimmune, grazie ad un accordo intercorso proprio tra l’ARNAS del Brotzu e l’Assessorato alla Sanità della Regione Sardegna.

Come afferma il Direttore Sanitario Aziendale, Raimondo Pinna: “Il plasma raccolto verrà qualificato, validato biologicamente, etichettato, congelato e stoccato secondo le procedure in essere del servizio trasfusionale secondo i requisiti vigenti. Il plasma sarà disponibile in primis per i malati Covid secondo indicazione clinica ma, se il numero dei pazienti dovesse diminuire, il plasma, rispettando i criteri di sicurezza previsti per gli emocomponenti, potrà esser utilizzato per altre patologie o inviato all’industria della plasma produzione”.

Chiunque abbia superato il coronavirus e voglia avere maggiori informazioni sulla donazione del plasma può contattare il centro trasfusionale tutti i giorni, dal lunedì al sabato, dalle ore 7:30 alle 14, al numero 070539347.

Intanto dall’Ospedale Brotzu assicurano: “L’immunoterapia passiva, effettuata utilizzando plasma da pazienti guariti dall’infezione da Covid, rappresenta una terapia promettente nel trattamento delle infezioni da Covid, con un elevato livello di sicurezza”.