Non c’è pace per i farmacisti al tempo del Covid-19. Nonostante i numerosi appelli di sindacati e federazioni affinché i lavoratori delle farmacie fossero inseriti tra i sanitari a rischio, in modo da tutelarli dal contagio dotandoli di DPI e prevedendo anche la possibilità di operare a porte chiuse, al 22 aprile si contano ben 13 decessi di farmacisti causati dal coronavirus.

Questo e altri sono i problemi che si trovano ad affrontare i farmacisti in questo periodo, ben espressi dalle parole del Presidente della FOFI (Federazione Ordini farmacisti italiani), Andrea Mandelli: “Non ci sono più parole ormai per descrivere il dolore per queste perdite, che sono anche il riflesso di una situazione critica. Ai farmacisti, malgrado le nostre richieste risalgano al 24 febbraio e gli impegni assunti dalle autorità, non sono ancora stati consegnati i necessari dispositivi di protezione. A questa grave difficoltà, si aggiunge il fatto che la reperibilità e il prezzo delle mascherine sono un costante motivo di incomprensione con il pubblico e sono all’origine di frequenti controlli delle autorità” – afferma Mandelli  – “occorre un intervento radicale da parte dello Stato su questo problema che i farmacisti non possono risolvere con i propri mezzi; in assenza di interventi la Federazione sarà costretta a sconsigliare la cessione di questi presidi, che pure sono riconosciuti da tutti come indispensabili per una ripresa delle normali attività nel paese. Continueremo a premere perché si giunga a una soluzione definitiva a questi problemi”.

È infatti proprio l’eccessivo prezzo di questi dispositivi una delle questioni più intricate da risolvere, ed è incomprensibile che la popolazione italiana debba pagarli con un’aliquota iva del 22% come fossero beni di lusso. Questo suscita critiche e accuse da parte dell’opinione pubblica di cui a farne le spese sono sempre i farmacisti che non mancano di rammentare che le mascherine hanno subito dei rincari proprio a causa della difficoltà nel reperimento e il prezzo più elevato è dovuto al costo maggiore sostenuto per acquistarle dai fornitori. Nessuna speculazione da parte loro perciò.

Foto Corina Rainer

Ma in Sardegna si è aggiunto un ulteriore problema. Si sono susseguiti controlli e numerose sanzioni applicate dalla Guardia di Finanza per le mascherine acquistate dalle farmacie che, nonostante parevano essere in regola, risultano tuttavia prive della certificazione da parte dell’Inail. Proprio per questo è stata indetta una forma di protesta da parte dei farmacisti sardi, che hanno deciso di non vendere più i dispositivi a causa della ulteriore e spiacevole situazione in cui si stanno venendo a trovare. 

Un grandissimo problema, anche in vista dell’arrivo della Fase 2 ormai alle porte. Dal 4 maggio il Governo ha in programma di allentare le misure restrittive e, con la riapertura graduale di tutte le attività lavorative e l’incremento della circolazione delle persone, le mascherine, presidi di tutela della salute diventati ormai imprescindibili, rischiano di diventare sempre più inaccessibili e introvabili.

È tuttavia delle ultime ore la notizia che il Governo italiano ha intenzione di intervenire per risolvere alcune di queste difficoltà. Il commissario straordinario per l’emergenza, Domenico Arcuri, ha firmato un’ordinanza che stabilisce che il prezzo delle mascherine non potrà essere superiore, per ciascuna unità, a 50 centesimi. Provvedimento ribadito ulteriormente dal premier Conte nell’ultima conferenza stampadi domenica 26 aprile in cui, in merito alla questione, ha affermato: “Dovremo adottare precauzioni e utilizzare dispositivi di protezione. Il commissario Arcuri con ordinanza interviene per calmierare i prezzi delle mascherine: non vogliamo distorsioni, vogliamo un prezzo equo. C’è il forte impegno del Governo a eliminare completamente l’Iva, il prezzo dovrebbe essere attorno a 0,50 per le mascherine chirurgiche.” Si intravede dunque uno spiraglio.