L’amministrazione comunale punta al recupero del centro storico e dice basta a situazioni che possono creare gravi problemi di sicurezza e di igiene pubblica.

 

Il contrasto al degrado urbano parte dal centro storico ma riguarda tutto il territorio comunale di Sassari, perché è necessario «adottare azioni efficaci» contro lo stato di «abbandono del patrimonio immobiliare privato». Questo perché l’incuria lede «l’immagine del decoro e la percezione della sicurezza urbana devono essere preservati e tutelati in tutti i loro aspetti». In breve è questo lo spirito dell’ultima ordinanza adottata venerdì dal sindaco di Sassari Nicola Sanna e che, finalizzata al recupero del centro storico, dà alcune prescrizioni ai proprietari di immobili presenti sull’intero territorio del Comune di Sassari.

 

L’azione dell’amministrazione parte quindi dal centro storico, dove molti edifici presentano un elevato grado di decadimento e incuria, per poi estendersi a tutta la città.

Basta, allora, a intonaci pericolanti o a parti strutturali di edifici a rischio crollo e pericolosi per passanti e veicoli. E ancora una ferma e decisa battaglia contro tutte quelle situazioni che, per incuria, possono creare gravi problemi di sicurezza, di igiene pubblica, di degrado estetico, che si riflettono sull’immagine e sulla qualità di vita complessiva del quartiere interessato dal fenomeno.

No alle vetrine sporche e non oscurate in maniera adeguata delle attività commerciali dismesse. E poi, stop agli androni dei palazzi disabitati che diventano rifugi temporanei o ricovero di persone senza fissa dimora o zone di spaccio di stupefacenti.

 

«Con questo intervento – afferma il sindaco di Sassari Nicola Sanna – abbiamo ritenuto necessario rafforzare non solo la sicurezza reale dei cittadini ma anche la reale percezione di sicurezza, il cui livello costituisce un indicatore della qualità della vita sociale della comunità. L’obiettivo – prosegue – è quello di recuperare, con azioni efficaci, il decoro urbano dei fabbricati privati e pubblici, innanzitutto dell’area del centro storico, tenuto anche conto della presenza di importanti edifici di pregio e monumenti».

Tra questi nell’ordinanza vengono ricordati Palazzo Ducale, i resti del Castello Aragonese e il Barbacane, Palazzo Infermeria San Pietro, la chiesa di Santa Caterina, Palazzo d’Usini, Palazzo dell’Insinuazione, la Fontana di Rosello, il duomo, la chiesa delle monache Cappuccine, il Palazzo della Frumentaria, la Pinacoteca al Canopoleno, un tratto delle antiche mura cittadine in corso Trinità dove sono ancora visibili gli stemmi raffiguranti la torre cittadina, lo scudo di Genova e il giglio simbolo di una casata podestarile.

«È doveroso che una pubblica amministrazione adotti strumenti efficaci che consentono di contrastare e reprimere i fenomeni degenerativi del decoro e della convivenza urbana e sociale – aggiunge l’assessore alla Polizia municipale e protezione civile Antonio Piu –. Perciò era necessario intervenire per prevenire e contrastare comportamenti che possono creare danno alla sicurezza dei cittadini e al patrimonio immobiliare della collettività». Quello che si vuole contrastare, infatti, sono le situazioni di malcostume e incuria che possono determinare uno scadimento della vivibilità e qualità della vita civile nel centro urbano.

 

Ecco cosa dovranno fare i proprietari degli immobili.

In primo luogo nell’ordinanza si prevede il rifacimento delle facciate degli edifici, o delle parti deteriorate e dei relativi balconi, il cui degrado arrechi pregiudizio all’incolumità delle persone per il rischio attuale di cedimenti. Quindi la sostituzione degli infissi danneggiati prospicienti la pubblica via o luoghi di transito e sosta di pedoni e mezzi, nonché all’eliminazione di staffe, tasselli, che per le loro caratteristiche intrinseche, sporgenza,  ed altezza possano arrecare pericolo alla pubblica incolumità. Dovranno essere cancellate le scritte sui muri esterni visibili dalla pubblica via, dovranno essere tenute ordinate e pulite le aree private visibili dagli gli spazi pubblici. Dovrà essere garantita un’adeguata e sicura chiusura degli immobili inutilizzati, quindi pulite le saracinesche e le soglie, eliminati i rifiuti accumulatisi o gettati attraverso le fessure dei serramenti all’interno dell’immobile e puliti gli spazi rientranti rispetto alla parte dell’edificio che si affaccia sulla pubblica via.

I proprietari dovranno ancora sostituire o eliminare i pluviali, le tubature o altri elementi esterni danneggiati prospicienti la pubblica via che possano arrecare pericolo all’incolumità pubblica e alla sicurezza urbana. Dovranno eliminare o coprire cavi, sistemi, centraline, nicchie con contatori correlati alla rete idrica, elettrica o telefonica  dismessi o non conformi alle norme di sicurezza.

Dovranno ancora coprire le vetrine dei locali inutilizzati, con modalità e materiali che rispettino il decoro estetico delle vie. Dovranno tenere pulite le vetrine, conservandole libere, sia all’esterno che all’interno, da affissioni di manifesti, volantini, fogli di giornali e simili, annunci e avvisi vari, anche se fatti da terzi con o senza fine di lucro, fatta eccezione per le eventuali comunicazioni di trasferimento dell’attività in altro luogo o dell’offerta in vendita o locazione dell’immobile o del fondo, che dovranno essere regolarmente autorizzati.

I proprietari degli immobili dovranno, inoltre, rimuovere le insegne degli esercizi per cessata attività, con ripristino dello stato preesistente entro il termine di 90 giorni dalla cessazione dell’attività.

Si dovrà quindi dimostrare di aver attivato le procedure entro 60 giorni dalla pubblicazione dell’ordinanza. L’amministrazione comunale potrà anche avviare interventi a spese dei proprietari inadempienti.

In caso di inottemperanza vengono previste, salvo casi gravi, sanzioni amministrative pecuniarie.