Non ci sono più parole per descrivere questa Dinamo Banco di Sardegna Sassari. 20 risultati utili consecutivi tra campionato e Europe Cup, quest’ultima messa in bacheca, e un vero e proprio decollo che ha portato la squadra di coach Gianmarco Pozzecco a volare sul cielo del basket nazionale, tingendolo di biancoblù.

Un interminabile momento d’oro per la squadra sassarese, diventata bellissima da vedere e non solo per tecnica e tattica. Ciò che emerge nettamente, infatti, è la serenità dei giocatori, il divertirsi e voler divertire, l’armonia dello spogliatoio. Tutto questo non può che conferire qualcosa di fondamentale: la sicurezza nei propri mezzi e l’invidiabile forza mentale. Se torniamo indietro di tanti mesi, addirittura al precampionato, ricordiamo proprio una squadra dallo spiccato carattere e dalla grande tenacia. Ma ciò era andato perduto, prepotentemente soffocato da una gestione forse un po’ “nervosa”, poco lucida e, di conseguenza, dalle tensioni che avevano reso lo spogliatoio una bomba a orologeria. Coach Pozzecco è stato la cura giusta. Un uragano di positività, di stima dimostrata in mille modi ai propri giocatori e di riconoscenza, puntualmente dichiarata ad ogni vittoria. Ma il Poz non era matto? Un folle genio, ecco cosa è sempre stato e continua ad essere. Ma, soprattutto, una persona verace, autentica, di grande intelligenza, dal cuore enorme e dai sentimenti limpidi. Per la sua carriera di allenatore Sassari poteva essere una svolta, l’ambiente passionale ideale per riuscire in ciò in cui nelle precedenti esperienze non era riuscito totalmente; lo sapeva bene e sta ottimizzando alla perfezione l’opportunità. Ma anche in casa Dinamo, il suo arrivo, poteva essere l’occasione giusta per tornare a volare e ritrovare il popolo biancoblù come cuore pulsante e propulsore. E anche questo, ora, c’è di nuovo. Sassari ha ripreso a sognare, Sassariha ripreso ad amare e “coccolare” davvero la propria squadra.

Dyshawn Pierre. Foto Luigi Canu

Anche l’ultimo mese, dunque, è stata una cavalcata trionfale per capitan Devecchi e compagni, iniziata con la vittoria del primo trofeo continentale della storia del club sassarese, la Fiba Europe Cup, e proseguita con un’entrata in griglia playoff da un clamoroso (per come si erano messe le cose ad un certo punto della stagione) quarto posto. Le ultime due partite della regular season della Serie A, a Trieste e con Cantù, hanno dimostrato che la Dinamo non si è certo sentita appagata dalla vittoria in campo europeo. Sul parquet triestino il Banco è sembrato un rullo compressore, chiudendo, di fatto, la gara già nel corso del terzo quarto. Pierre, Thomas, Spissu, Gentile, Cooley, Polonara… tutte “mani pesanti” nell’86-65 finale. Con Cantù, invece, è stata una partita combattutissima fino agli ultimi minuti. Tra strappi e contro-strappi la Dinamo è riuscita a dare un’accelerata nell’ultimo periodo e, con gli ospiti rientrati sul -3 a poco più di 1’ dalla fine del match, ha trovato in Cooley e Spissu la giusta freddezza dalla lunetta, che ha consentito di archiviare positivamente la pratica (87-81), acciuffando, come detto, il quarto posto in classifica, per via della simultanea sconfitta interna di Brindisi per mano di Trento. E proprio l’Happy Casa Brindisi è stata l’avversaria dei sassaresi nei quarti di finali playoff. Una sfida bellissima, vibrante e dagli alti toni agonistici, che la Dinamo ha vinto con un perentorio 3-0. Sono state, però, tre partite sufficientemente equilibrate. La prima, per la verità, è terminata con un largo scarto, 89-73, che, però, non è sempre stato altrettanto largo durante il match. C’è da dire che, in questa partita, la Dinamo non ha mai dato realmente la sensazione di poter perdere, nemmeno le diverse volte che gli ospiti pugliesi hanno stoppato e ricucito le fughe biancoblù. Gara-2 è risultata un po’ più incerta (106-97), con Brindisi decisa a portare in parità la serie e “girare” il fattore campo a proprio favore, alla vigilia del cambio di campo. La Dinamo, però, non aveva nessuna intenzione di concedere niente. Le triple di Spissu, la gara perfetta di Gentile, la verve di Polonara e Thomas, un Pierre arrivato a giocare su livelli davvero altissimi e Cooley monumentale nel pitturato; sette uomini in doppia cifra, what else? Poi è arrivata gara-3 e l’ennesimo capolavoro di tenuta mentale del “POZzesco” team biancoblù. Dinamo meno bella di altre volte, non perfetta, ma solidissima e comunque vincente. Anche quando, a 3’ dalla fine, Brindisi passava a condurre e sembrava aver portato definitivamente l’inerzia della gara nelle proprie mani. Una meravigliosa “zampata” di Smith (ancora in ripresa dopo l’infortunio) dall’arco dai 6,75 ha zittito tutti e, di fatto, consegnato alla Dinamo il passaggio del turno. L’ultima perla in ordine cronologico è la vittoria, per 86-79, sul campo dell’Olimpia Milano in gara-1 di semifinale. Avvio difficile, poi grande equilibrio e, anche stavolta, nervi d’acciaio e serenità. Più un monumentale Gentile.

Fuori dal campo: coach Pozzecco ha rinnovato il contratto fino al 2021, mentre il gioiellino di casa Marco Spissu fino al 2022.

Stefano Gentile. Foto Luigi Canu