Le scuole sono chiuse e lo resteranno fino alla fine dell’anno scolastico, in assenza delle condizioni necessarie per poter tornare all’interazione necessaria alle lezioni frontali.

In una società come quella contemporanea, ormai completamente digitalizzata, potremmo già essere in condizione di ripensare l’approccio educativo, anche grazie ai nuovi strumenti tecnologici. L’accesso alla conoscenza, ormai universale grazie ad internet, ha ridefinito la relazione tra i diversi campi. Da un approccio sequenziale, isolato nei singoli volumi scritti da un esperto, siamo ormai passato a una rete di informazioni connesse tra loro. Una serie di contenuti che vengono intuitivamente assimilati pezzo dopo pezzo in modo naturale.

“La sfida dell’insegnamento è proprio quella di partire dai micro contenuti, per poi riuscire a creare le connessioni e la complessità tipiche di ogni fenomeno e argomento disciplinare”, sottolinea Pierluigi Lai, formatore ed editore di Logus – Mondi interattivi. “Ecco perché in primis non si può prescindere dal digitale, non è opzionale. Il digitale in ambito educativo è una necessità, in quanto è prima di tutto una forma di linguaggio. Esistono stili di apprendimento diversi per ogni persona, quando uno stesso argomento viene presentato in modo personalizzato, si intercettano e si stimolano processi di apprendimento più efficaci e che interessano un maggior numero di soggetti”.

La novità in ambito educativo è costituita dalla multimedialità, l’utilizzo di più codici comunicativi. Alcuni M.O.O.C. (Massive Open Online Courses), soprattutto in ambito anglosassone, vengono trasmessi con almeno tre canali: video, audio e testo, con ulteriori approfondimenti e deviazioni.

I processi di innovazione sono spesso macchinosi, fanno uscire dalla zona del comfort e quindi non sempre sono benvenute. Per questo studenti e insegnanti devono naturalmente fare uno sforzo maggiore per intraprendere questa nuova strada, fidandosi dei risultati raggiunti fino a quel momento e aiutando a loro volta a definire le migliori pratiche per uno sviluppo futuro.

Nuovi mezzi portano nuove prassi. Con pro e contro. L’ebook propriamente detto (formato ePub) si adatta al dispositivo, quindi i contenuti possono essere fruiti sia con un enorme televisore che con i tantissimi smartphone che si trovano nelle tasche di tutti gli studenti. È spesso preso in considerazione per il costo di copertina contenuto, ma nasconde maggiori potenzialità di sviluppo.

Attraverso queste nuove prassi è possibile cambiare la percezione dell’isolamento in un periodo come quello attuale. L’uomo è un animale sociale e l’interazione faccia a faccia fa parte della nostra cultura. Ecco però che anche in questo caso la tecnologia può essere d’aiuto. Al di là dei dispositivi di apprendimento, la videochiamata può supplire alla mancanza di contatto con lo sguardo o l’atteggiamento del corpo. Allo stesso modo, attraverso questa soluzione l’insegnante è in grado di valutare la condizione degli studenti come ha sempre fatto in classe.

L’ultimo scoglio per la realizzazione di un sistema efficiente di insegnamento da remoto è la condizione delle infrastrutture tecnologiche del nostro Paese. “Lo strumento non è sufficiente, dobbiamo chiederci cosa possiamo fare con i mezzi a nostra disposizione”, evidenzia Pierluigi Lai. “In questo momento alcuni studenti non vengono raggiunti in nessun modo dalle scuole e dai suoi insegnanti. È quello che si chiama digital divide. Alcuni non vengono raggiunti perché non possiedono gli strumenti minimi, alcuni altri perché proprio non arriva l’infrastruttura di rete. Questo non è ammissibile”.

Forse i tempi non sono ancora maturi per la trasformazione della didattica in forma digitale, ma qualcosa si muove e questa esigenza è percepita da tutti, oltre ad essere stata immaginata come necessaria da qualunque autore che abbia immaginato la società del futuro. La situazione di lockdown planetario sicuramente ha rappresentato un’opportunità per testare quello che potrebbe essere la scuola del futuro.