A seguito del comunicato stampa diffuso dal sindacalista della Cisl Armando Ruzzetto, in merito a un “Caso positivo sierologico” (così si legge nella nota) nel Comando della Polizia locale di Sassari, l’Amministrazione comunale specifica che dall’agente in questione non è stato eseguito nessun tampone per la ricerca del virus nei giorni scorsi, ma lo stesso ha presentato un referto di un esame sierologico fatto da lui privatamente. È il caso di ricordare che il test al quale l’uomo ha deciso volontariamente di sottoporsi attesta unicamente se un soggetto è entrato precedentemente in contatto con il virus, e non se il soggetto sia realmente portatore del virus e contagioso. L’esame è stato eseguito ieri e il risultato gli è stato consegnato oggi all’attenzione del Comando.

Nel momento in cui stamattina ha presentato il referto all’attenzione del Comando, quest’ultimo gli ha chiesto di non rimanere in servizio, ma di andare immediatamente dal medico che avrebbe stabilito quali comportamenti adottare.

Contestualmente l’Amministrazione ha inviato la segnalazione al Dipartimento di Prevenzione, servizio di Igiene pubblica dell’Ats chiedendo che l’agente fosse immediatamente sottoposto a tampone per la ricerca del virus. Esame eseguito nel primo pomeriggio. Nel frattempo il medico gli ha prescritto quindici giorni di isolamento fiduciario.

In un momento così delicato per la collettività, colpisce che un sindacalista dia informazioni così approssimative e non corrette, scegliendo di diffondere una nota che crea tensione e inutile allarmismo. Una nota dove lui stesso utilizza i verbi al condizionale, cosa che fa pensare che non abbia la certezza dei contenuti che sceglie tuttavia di pubblicare. Non corrisponde a verità che «i vertici del Comune gli abbiano detto che poteva continuare a lavorare». Si ribadisce che è invece vero il contrario: una volta visto il referto, all’agente è stato immediatamente detto di non restare al Comando ma di andare dal proprio medico curante.

L’Amministrazione comunale, appena venuta a conoscenza dallo stesso dipendente dell’esistenza di questi esami sierologici, ha richiesto subito – come detto – che l’agente fosse sottoposto a tutti gli accertamenti necessari per stabilire il suo stato di salute, chiedendo all’Ats che gli fosse eseguito un tampone, per tutelare la salute dello stesso e di tutti i colleghi.

Non è competenza del datore di lavoro, ma bensì di un medico, certificare o dire a un dipendente se sia nelle condizioni di salute per poter lavorare, cosa che un sindacato dovrebbe sapere.