Il nostro tempo infinito e sospeso. La cultura della tradizione Mediterranea e la Rete”: questo il titolo del progetto che il Comune di Sassari, insieme alle città della Rete delle grandi Macchine italiane a spalla Patrimonio Unesco, in collaborazione con l’Istituto Nazionale per il Patrimonio Culturale Immateriale di Roma e su indirizzo tecnico-scientifico di Patrizia Nardi responsabile del progetti Unesco della rete, realizzerà in tempi di Covid nelle più belle piazze di Sassari, Viterbo, Nola e Palmi nel periodo tra la fine di agosto e la prima quindicina di settembre. Un evento culturale diffuso di grande impatto artistico ed emozionale, con quattro diverse grandi installazioni in videomapping che riproporranno e restituiranno alle comunità, nella forma dell’arte visiva, le immagini e la fonosfera delle loro feste, con l’obiettivo di celebrare l’emozione della partecipazione cara alle comunità patrimoniali protagoniste e depositarie di un’eredità culturale molto sentita.

L’azione si inserisce nel progetto più generale approvato dall’Ufficio Patrimonio Unesco del Mibact sulla base di una proposta di bando presentata dal Comune di Sassari a valere sulla legge 77/2006 per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale Unesco, che a gennaio, prima della chiusura Covid, aveva prodotto un’importante azione di promozione e valorizzazione nella Città di Bratislava, dove era stata avviata una significativa interlocuzione con l’Ambasciata italiana e l’Istituto Italiano di Cultura, arricchita peraltro dagli incontri in prospettiva di nuove attività di collaborazione che la dottoressa Nardi ha tenuto con i direttori degli Istituti Italiani di Cultura di Vienna, Budapest e Praga, al momento solo sospese. 

la Varia di Palmi

«Gli eventi – dice Patrizia Nardi – hanno l’obiettivo di testimoniare il valore del patrimonio culturale immateriale delle feste anche in un tempo imprevisto che è diventato sospeso nelle nostre vite, una testimonianza che vuole essere una restituzione alle comunità attraverso le immagini emozionanti del “ripreso” dalla troupe del regista Francesco De Melis nelle nostre piazze, accanto e sotto le nostre Macchine, nelle nostre chiese. La finalità, trasferire al Segretariato Generale Unesco a Parigi un rapporto sull’attività di salvaguardia e valorizzazione svolta pur in un tempo di limitazione fisica delle relazioni e dei contatti tra gli individui, gruppi, comunità. Una sorta di “affresco digitale” in esterna, sulle facciate dell’architettura storica-urbana delle città, così come già sperimentato nella città di Gubbio. Ringrazio molto l’Istituto -che è partner di progetto insieme alla Open Lab Company che si occuperà del progetto tecnico di installazione- con il quale condividiamo importanti percorsi di valorizzazione della rete, nazionali ed internazionali e un grazie sentito al Comune di Sassari e agli uffici dell’assessorato alla Cultura, soggetti insieme ai quali abbiamo messo in atto un’ottima pratica amministrativa di condivisione. Le nostre feste torneranno sulle nostre piazze e noi saremo lì ad aspettarle».

I Gigli di Nola

«L’Amministrazione comunale – illustra l’assessora alla Cultura Rosanna Arru – sta portando avanti una serie di azioni che uniscono cultura, tradizione e innovazione per tutelare, valorizzare e promuovere la tradizione plurisecolare legata ai Candelieri. Oltre al prestigioso evento dedicato alla Rete delle Macchine a Spalla, sempre nel mese di settembre a Sassari verrà inaugurato un progetto innovativo che prevede l’utilizzo della realtà aumentata: attraverso contenuti audiovisivi e di animazione digitale la storia dei Candelieri prenderà vita e coinvolgerà il pubblico. Una programmazione accuratamente progettata al fine di ottimizzare le risorse e ottenere risultati di eccellenza con l’obiettivo di promuovere il tessuto socio-culturale locale».

«Il progetto di documentazione per immagini degli eventi rituali e festivi – spiega il professor Leandro Ventura, direttore dell’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale – che coinvolge il nostro Istituto e la Rete delle Grandi Macchine a Spalla Unesco, è stato impostato fin dall’inizio con un’ottica diversa dalla tradizionale documentazione audiovisiva di carattere etnografico. I materiali fino a oggi prodotti, con la regia di Francesco De Melis, hanno infatti voluto registrare la memoria di un evento con un carattere fortemente estetico, che non solo ha consentito di vedere con occhi diversi quanto si stava filmando e acquisire così nuove informazioni, ma ha avvicinato il film documentario agli esiti formali propri delle opere di video-arte».

La Macchina di Santa Rosa di Viterbo