Dal 10 maggio al 27 giugno 2019 la decima edizione della rassegna “GialloNoir – Brividi d’estate” organizzata dalla Libreria Azuni di Sassari, quattro appuntamenti col giallo e il nero: il nero metropolitano e implacabile di Andrea Cotti; il nero storico e sorprendente di Mauro Pusceddu, il nero ancestrale e rituale di Piergiorgio Pulixi e il nero misterioso e surreale di Francesco Aloe.

Quattro autori dalle voci diverse, quattro prospettive sulle molteplici sfumature di un genere che non smette mai di appassionare.

GialloNoir – Brividi d’estate, è una piccola rassegna annuale nata nel 2010 e nella quale si sono avvicendati – alcuni più volte – non solo romanzieri, ma anche fumettisti, musicisti, autori e registi di webserie, all’insegna di un meticciato di voci, generi e linguaggi che è stato il vero filo conduttore di tutte le edizioni.

Si parte venerdì 10 maggio, alle ore 18:30 con la presentazione del libro
“Il cinese” di Andrea Cotti, edito da Rizzoli.

Andrea Cotti. Nato nel 1971, scrive per il cinema e la televisione, ed è sceneggiatore di serie di successo come L’Ispettore Coliandro, Squadra Antimafia, R.I.S. Roma. Ha pubblicato diversi romanzi, tra i quali Un gioco da ragazze e Stupido, da cui sono stati tratti l’omonimo film prodotto da Gabriele Salvatores e il lungometraggio Marpiccolo.
Il libro. Luca ha un distintivo della polizia e un cognome che suona strano. Luca Wu è il primo vicequestore italiano di origini cinesi, ed è in forza al commissariato di Tor Pignattara, Roma Est, quartiere dagli intrecci multiculturali, crocevia di popoli e storie. Grande è la confusione sotto il cielo della Capitale, ma la situazione è tutt’altro che eccellente. E quando proprio a “Torpigna” due rapinatori ammazzano un commerciante cinese insieme alla sua bambina, gli eventi precipitano. Adesso c’è un grosso guaio nella Chinatown romana e per risolverlo serve uno sbirro come Wu. Figlio ribelle e marito infedele, esperto di kung fu e seduttore incallito, il vicequestore inizia a indagare nell’universo parallelo di una comunità tanto radicata quanto impenetrabile, misurandosi con i dubbi sulla propria appartenenza. Tra laboratori clandestini e banche segrete, inconfessabili connivenze e diaboliche speculazioni, finirà per scontrarsi con il potere delle famigerate Triadi e con il progetto di morte di un’oscura mente omicida.

Giovedì 16 maggio, alle ore 18:30, sarà la volta di Mauro Pusceddu, che presenta il suo libro “La paraninfa” (Il Maestrale).

Mauro Pusceddu. Nasce a Nuoro il 5 maggio del 1969 giusto in tempo per non ricordare nulla dello scudetto del Cagliari e dello sbarco sulla luna, eventi che segneranno il suo immaginario pop. Non è diventato né calciatore né astronauta ma nelle sue vite precedenti è stato avvocato, boy-scout, maratoneta interiore, collezionista di francobolli, imbucato in un complesso musicale, componente del collettivo di scrittura Elias Mandreu, con cui ha pubblicato due romanzi: Nero riflesso e Dopotutto (Il Maestrale 2009 e 2010). Poi è diventato autore con “il suo vero nome”, con un romanzo che s’intitola, guarda caso, Il mio vero nome (Il Maestrale 2016). È tuttora un miope lettore bulimico, un runner sempre meno veloce e sempre più filosofo che invecchia commuovendosi per i film di fantascienza e per una carbonara fatta come si deve. È coautore di Amministrazione di sostegno, interdizione e inabilitazione (con Elena Meloni; Giuffrè 2010). È magistrato dal 1998.
Il libro. Può un omicidio essere vero e falso contemporaneamente? E una menzogna è sempre un albero da frutti cattivi? Sardegna, 2013: il professor Brau scopre un plico contenente un carteggio e uno strano memoriale di trecento anni prima, e s’immerge nella lettura della corrispondenza fra Vicente Bacallar Sanna (diplomatico e letterato sardo) e alcuni dignitari tedeschi. Si svela così il retroscena del progetto di un regnante tedesco per l’Isola, mentre nel 1713 Max Emanuel di Baviera è designato Re di Sardegna. Bacallar scrive La Sardegna paraninfa della pace, stampato anonimo nel 1714, rivolto ai regnanti d’Europa per persuaderli della convenienza di ottenere il Regno Sardo. È un quadro a tinte cariche, con mistificazioni, e quando Louis Ufer, plenipotenziario di Max Emanuel, approda in Sardegna per capire se è la terra magnificata nella Paraninfa, Bacallar è terrorizzato all’idea che si scoprano le sue esagerazioni. A che cosa potrebbe essere disposto il diplomatico purché ciò non accada? Una bugia alla base persino della Storia? Anche Brau, mentre procede con la lettura, è tormentato dal pensiero di una menzogna su cui si fonda la propria vita. La Storia e le sue alternative giocano con la storia individuale e le possibilità dei personali destini, e con la natura del tempo.

Mercoledì 12 giugno, alle ore 18:00 presso la Biblioteca Comunale di Ossi, Piergiorgio Pulixi presenta “L’isola delle anime” (Rizzoli).

Piergiorgio Pulixi.Nato a Cagliari nel 1982, fa parte del collettivo di scrittura Sabot creato da Massimo Carlotto, di cui è allievo. Insieme allo stesso Carlotto e ai Sabot ha pubblicato Perdas de fogu (Edizioni E/O 2008), e singolarmente il romanzo sulla schiavitù sessuale Un amore sporco, inserito nel trittico noir Donne a perdere (Edizioni E/O 2010). È autore della saga poliziesca di Biagio Mazzeo iniziata col noir Una brutta storia (Edizioni E/O 2012), miglior noir del 2012 per i blog Noir italiano e 50/50 Thriller e finalista al Premio Camaiore 2013, proseguita con La notte delle pantere (Edizioni E/O 2014), vincitore del Premio Glauco Felici 2015, e Per sempre (Edizioni E/O 2015). Nel 2014 per Rizzoli ha pubblicato anche il romanzo Padre Nostro e il thriller psicologico L’appuntamento (Edizioni E/O), miglior thriller 2014 per i lettori di 50/50 Thriller. Nel 2015 ha dato alle stampe Il Canto degli innocenti (Edizioni E/O) vincitore del Premio Franco
Fedeli 2015, primo libro della serie thriller I canti del male. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati sul Manifesto, Left, Micromega e Svolgimento e in diverse antologie. I suoi romanzi sono in corso di pubblicazione negli Stati Uniti, in Canada e nel Regno Unito.
Il libro. “A furia di scavare avevamo risvegliato sas animas malas, gli spiriti malvagi, e il buio ci aveva investiti tutti, uno dopo l’altro. Come una maledizione…”.
In una Sardegna arcaica e misteriosa, le ispettrici Mara Rais ed Eva Croce della Sezione Delitti insoluti di Cagliari riaprono i casi di vecchi omicidi rituali commessi nella notte de sa die de sos mortos, la notte delle anime. Per loro nulla sarà più lo stesso, perché sarà come risvegliare l’anima più oscura e malvagia dell’Isola…

Chiude la rassegna, giovedì 27 giugno, alle ore 19:00, Francesco Aloe che presenta il suo libro “Aspetta l’inverno” (Aliberti).

Francesco Aloe. Nato nel 1982 in Calabria, bolognese d’adozione. Dal 2016 dirige la collana Versante Est per Delos Digital. Dal 2017 cura le collane E – Stories e Love per la Compagnia Editoriale Aliberti. Ha pubblicato quattro romanzi. Nel 2008 esordisce con Vertigine, noir ripubblicato poi in una nuova edizione da Lettere Animate Editore nel luglio 2016 e tradotto in spagnolo.
Nel 2011 esce per la collana VerdeNero Noir di Edizioni Ambiente Il vento porta farfalle o neve, romanzo d’inchiesta che prende le mosse dai fatti che determinarono la tragedia del Moby Prince avvenuta nel porto di Livorno nel 1991. Del 2017 è L’ultima bambina d’Europa (Alter Ego Edizioni), romanzo distopico che capovolge la prospettiva del dramma della migrazione. Nell’aprile del 2019 esce invece Aspetta l’inverno (Compagnia editoriale Aliberti).
Il libro. Estate 2014. I Mondiali di calcio, una Bologna torrida già a giugno per il caldo precoce. Un giovane assistente universitario che cerca di sfuggire all’afa del suo minuscolo appartamento andandosene in giro per la città, senza meta. Un vecchietto che staziona, come tanti, su una panchina. L’incontro, le parole del vecchio al giovane: strane, surreali, misteriose. Comincia così il nuovo romanzo di Francesco Aloe, già autore de “L’ultima bambina d’Europa”. Un intreccio di generi, fra il noir e la commedia surreale, che stupisce per la freschezza inventiva, le sospensioni liriche e il senso di mistero. Il tutto sotto l’affettuosa tutela di un nume quale Gustavo Rol, il grande sensitivo torinese, la cui figura aleggia benevolmente sulla storia conducendola verso un lieto fine.