Di tutte le creazioni di gioielleria che la Sardegna produce con la solita e smisurata attenzione per la tradizione, la fede sarda è senz’altro quella più amata e riconosciuta a livello internazionale.
Capita infatti sempre più spesso di vedere giovani turiste straniere che ne fanno mostra orgogliose all’anulare sinistro, perché è proprio in questo dito che, secondo antiche credenze, passa la vena dell’amore che arriva al cuore trasportando sangue, ossigeno e vita.

I motivi per cui questi gioielli suscitano tanto interesse sono probabilmente sia la lavorazione in filigrana, dove ogni dettaglio ha un significato intrinseco e secolare, sia il fascino della loro origine.
La leggenda più popolare colloca il debutto di questo monile nel periodo prenuragico, quando erano le Janas, le fate, a lavorare la filigrana per impreziosire le stoffe da indossare nelle occasioni eccezionali, spesso legate a riti magici o divini.
Col passare del tempo l’aura mistica e incantata della fede sarda non ha perso il suo fascino e ancora oggi questo prezioso gioiello viene tramandato con grande solennità di madre in figlia per intere generazioni.

Ne esistono di vari tipi, con decorazioni e materiali diversi ma hanno una caratteristica comune: i fili intrecciati che rappresentano il forte legame con la propria terra e la famiglia e le piccole sfere nella zona centrale, ossia i chicchi di grano, da sempre simbolo di prosperità e fertilità.

Ma come si realizzano questi piccoli capolavori? Ci vogliono ben cinque fasi di lavorazione e la decorazione in filigrana è realizzata a mano con precisione e abilità.

La prima fase è la fusione, in cui il metallo prezioso (oro o argento) viene fuso con metalli più duri formando le combinazioni (le leghe) che fanno assumere al gioiello un valore e un colore diversi.

Si passa poi alla laminazione durante la quale il metallo viene assottigliato con due tavolette di legno fino a un millimetro e cotto nuovamente affinché sia lavorabile e allungabile.

La fase della trafilatura è quella più importante per la lavorazione della filigrana in quanto i fili di metallo diventano dello spessore di utilizzo: più saranno sottili, più elaborato sarà il decoro o l’intreccio.

La fase in cui l’anello prende forma è la torcitura. Gli elementi in filigrana vengono scaldati con un cannello e uniti su una placca in oro o argento uno alla volta con una pinza. L’intreccio prende vita grazie alla creatività dell’orafo dopo ore e ore di lavorazione minuziosa.

Nell’ultima fase vengono eliminati i residui opachi e il metallo diventa brillante e luminoso grazie alla lucidatura.

Ecco come nasce il gioiello dell’amore, da un’opera sapiente e meticolosa, dove il più piccolo filo decorato si intreccia inesorabilmente a secoli di storia, passione e tradizione.