Un lungo viaggio sta per arrivare al termine. In un’epoca diversa dal solito, che ha colpito il mondo con una pandemia mondiale, uscire da casa per riappropriarsi della propria storia è stata una boccata d’ossigeno per i territori coinvolti nell’edizione 2020 della Rete dei Castelli. C’è ancora spazio per ulteriori spunti di riflessione tra realtà e mito alla scoperta di uno dei personaggi femminili più celebri della storia castellare della Sardegna: la bella di Sanluri.

Ci tiene particolarmente a questo gran finale Alberto Urpi, sindaco di Sanluri: “È stato il modo migliore per alzare l’asticella del tessuto culturale del nostro territorio e per fare rete. Non ci siamo fermati, ci siamo organizzati e abbiamo dimostrato che la cultura non si può fermare neanche davanti al Covid“.

La serata prenderà il via alle ore 18:30 nella corte interna del Castello di Sanluri dove si terrà una riflessione e una considerazione finale sul festival, sulle diverse tappe avvenute nel mese di settembre alla presenza dei rappresentanti dell’Istituto Italiano dei Castelli. Chiude l’evento la conferenza dal titolo “Villa Sellori dopo Sa Battalla e il mito della Bella di Sanluri”: Graziano Fois e Alessandro Soddu dialogheranno col direttore scientifico della Rete dei Castelli Giorgio Murru su una storia a metà tra realtà e mito, alla scoperta di uno dei personaggi femminili più celebri della nostra terra.

Nel dramma susseguente sa battalla con la conquista del Castello e del borgo di Sant Lury da parte degli armati iberici e il bagno di sangue con il quale il re di Sicilia Martino il giovane lavò l’onta secolare dell’opposizione al Regnum della Naciò Sardesca, risplende luminosa la stella di una donna certo di rara bellezza se tra le tante venne donata al giovane sovrano quale trofeo per la vittoria. Sono narrati gli amori, le sofferenze del rampollo della Corona d’Aragona irrimediabilmente affetto di malaria e sfinito dalle notti di passione. Martino morirà a Cagliari di li a poco e per lui e per la Corona Sanluri sarà una vittoria amara. Per i Sardi vinti l’immagine di quella donna eroina e liberatrice, un motivo di orgoglio, una rivincita sulla storia.

Grande spazio andrà alla presenza della moneta commemorativa del festival: realizzata in argento, in una faccia raffigura il logo Rete dei Castelli e l’indicazione dell’anno; nell’altra faccia, invece, trova spazio lo scudo con l’albero sradicato, simbolo del Giudicato d’Arborea, e la scritta Rennu de Arbaree. La moneta, coniata in 50 pezzi, sarà distribuita alle Amministrazioni comunali affinché possano donarle agli ospiti del Festival e, soprattutto, diventare un raffinato oggetto di rappresentanza.

L’unico ancora abitabile di 88 castelli medievali sardi, diventato affascinante museo, il Castello di Sanluri conserva forme risalenti alla metà del XIV secolo. Il primo impianto dell’edificio sorse a fine XII secolo, in età giudicale, strategica roccaforte al confine tra giudicati di Cagliari e Arborea. Successivamente Sanluri fu centro di scontri tra Corona aragonese e giudicato d’Arborea. Secondo un documento del 1355, Pietro IV d’Aragona volle la fortificazione – completata in soli 27 giorni – del castello, scenario nel 1409 di uno scontro cruento e decisivo fra truppe arborensi e spagnole, che conquistarono definitivamente la residenza fortificata. La funzione militare svanì e diventò dimora, proprietà di varie famiglie nobili spagnole: De Sena, Henriquez, Aymerich, fino, nel 1920, ai conti Villa Santa, attuali proprietari.

Rimane impressa la possente struttura a pianta quadrangolare, con lati di 26 metri, e le quattro torri angolari merlate e raccordate da mura alte 12 metri e spesse due. Dall’ingresso si accede alla corte d’onore, dove si trova una coreografica scalinata che ‘sale’ al primo piano del palazzo. Tanti gli ambienti affascinanti: lo studio del Conte generale Nino Villasanta, le sale Gondi e le stanze della caccia e delle regine, con arredi rinascimentali. Al piano terra, c’è il salone delle milizie, in memoria dei caduti sardi della Grande Guerra. Nel XX secolo la fortezza venne restaurata e adibita a abitazione-museo. Oggi il castello è ripartito in quattro ambienti museali: due conservano cimeli e documenti di guerre mondiali, campagne d’Africa e fascismo. Il terzo conserva una suggestiva collezione di circa 400 opere realizzate con una cera particolare (la maggiore raccolta di questo tipo in Europa). Il quarto si identifica nel quartiere feudale con arredi, dipinti e sculture tra XVI e XIX secolo.