È uno dei giochi di società più divertenti, famosi e diffusi del pianeta e da poco ha compiuto i suoi 80 anni, portati con spassoso orgoglio e immensa varietà: è il Monopoli.

La semplice formula oramai consolidata che chiede ai giocatori, attraverso compravendite e aste, di acquisire il maggior numeri di territori edificabili, lo ha reso celebre agli occhi di tutti, ma è il quadro su cui si muovono le pedine che rende il gioco unico, ma al contempo, profondamente adattabile ad ogni contesto culturale e sociale.

Ecco che l’agognato “Parco della Vittoria” che trionfa con fierezza sullo schema può essere all’occorrenza sostituito dalle più benestanti città italiane, europee, ma anche da luoghi storici, siti naturalistici o regioni di fantasia.

Ma se il cartellone su cui abbiamo trascorso tante serate, fosse, invece, la nostra stessa Isola?

A questo risponde Tancas, una spiritosa riedizione del noto “board game” ideata e realizzata dalla società cooperativa Demoelà e da Simone Riggio, grafico di Santu Lussurgiu, che aggiunge alla classicità delle regole anche divertenti varianti, come la Strada 131 che taglia in due il tabellone, o il Trenino Verde che permette di portarsi in vantaggio sugli avversari, e che con le sue singolari carte imprevisti e probabilità permette di conoscere al meglio la Sardegna, illustrando ai giocatori numerose curiosità e informazioni.

Grazie all’abile mano dell’illustratore sardo/belga Dino Sechi, la Sardegna rappresentata sulla scatola e sulla plancia di gioco risulta ben lontana dagli stereotipi più comuni, prediligendo uno stile semplice e minimale, che ben si adatta allo stile scanzonato e ludico del progetto. Viene in soccorso all’apparato grafico, inoltre, proprio la forma rettangolare della nostra Isola, che calza con precisione la forma quadrata del tabellone, permettendo l’inserimento nei quattro angoli delle zone archeologiche che più identificano i principali luoghi simbolo della nostra identità, mentre lungo il percorso vengono evidenziate alcune delle città più rappresentative, nonostante, a detta dell’autore, non sia stato facile prediligerne alcune a discapito di altre.

A movimentare la partita e il senso di appartenenza sono senza dubbio i testi delle oltre 60 simpatiche carte: “Chentu concas, chentu berrittas” (che identificano le contraddizioni tipiche della nostra gente) e “Amistade”, queste ultime atte a raffigurare i tratti tipici della nostra cultura; si aggiungono inoltre le due “Forza Casteddu” e “Ale Dinamo” che uniscono nella sfida le più colorite tifoserie sarde.

Ancora una volta ci viene insegnato come la conoscenza delle nostre tradizioni e del nostro trascorso possano essere trasmesse in maniera gioviale e, soprattutto, efficace, poiché, come dice lo stesso Riggio: “Spronati e coscienti del nostro passato possiamo ancora scrivere bellissime pagine di storia e cultura. Giocando poi, tutto è più facile e divertente.”