Il turismo di massa nelle grandi città tende a penalizzare le realtà più piccole e meno conosciute. L’Italia è piena di paesi, ricchi di storia, tradizioni ed immersi in paesaggi stupendi, che spesso non vengono valorizzati come meriterebbero.

La promozione di una forma diversa di turismo, soprattutto ora, è fondamentale per dare nuova vita a questo settore, portando alla luce le perle del nostro Paese. Questo è il progetto del Touring Club che, con l’assegnazione delle Bandiere Arancioni, ha deciso di “premiare” i più bei borghi d’Italia.

Il programma territoriale portato avanti dal Touring Club nasce nel 1998. L’obiettivo è quello di incentivare un turismo sostenibile, favorendo la tutela del patrimonio culturale, storico ed ambientale. L’assegnazione della Bandiera Arancione certifica la “qualità turistico-ambientale”, che non tiene conto solo delle ricchezze del territorio, ma anche della qualità dell’accoglienza, così che il turista possa vivere un’esperienza a 360°.

Le eccellenze italiane vengono scelte tramite un apposito modello, creato dal Touring Club: il Modello di Analisi Territoriale. A seguito della candidatura dei comuni, verranno organizzati dei sopralluoghi in forma anonima, così da poter valutare, tramite il M.A.T., le qualità del borgo e l’offerta turistica.

Aggius. © Regione Autonoma della Sardegna

Le bandiere arancioni in Sardegna. In Sardegna sono sette i paesi che hanno ottenuto il marchio di Bandiera Arancione: piccoli paesi ricchi di storia e detentori di antiche tradizioni, che coprono il territorio dell’Isola da Nord a Sud.

In provincia di Sassari sono due i borghi che hanno ottenuto la certificazione di Bandiera Arancione, Aggius e Tempio Pausania.

Aggius, immerso tra sugheri e lecci, sorge ai piedi della caratteristica crosta granitica, chiamata i “Monti di Aggius”. Proprio il granito è uno degli elementi predominanti di questo piccolo paese, tanto da ritrovarlo anche tra le sue strade. Da vedere assolutamente il nuraghe Izzana, il Museo del Banditismo e il MEOC, il Museo Etnografico “Oliva Carta Cannas”.

Tempio Pausania è stato fondato in epoca romana. Questa cittadina del nord Sardegna colpisce per la sua vivacità che riesce a fondersi perfettamente con un passato tanto antico. Il suo carnevale, il Carrasciali Timpiesu, è uno dei più famosi dell’Isola, ed attira ogni anno migliaia di persone.

Oliena, sorgente di Su Gologone © Regione Autonoma della Sardegna

La provincia di Nuoro spicca tra le altre per ben tre Bandiere Arancioni.

Galtellì conserva il volto della Sardegna di una volta, con il suo aspetto semplice e rurale che si fonde perfettamente con il paesaggio circostante. Dopo aver visitato il museo etnografico “Casa Marras”, è quasi d’obbligo perdersi tra la natura incontaminata del Monte Tuttavista e della Valle del Cedrino.

Gavoi, situato nel cuore della Barbagia, è un borgo con un ricco patrimonio archeologico, storico e naturalistico. Unisce l’architettura tipica barbaricina ad elementi gotici, in un paesaggio mozzafiato con il lago artificiale di Gusana ed antichi menhir, Perdas Fittas, dell’epoca prenuragica.

Oliena è noto per i suoi vini e per il suo artigianato, ma è anche uno dei paesi più caratteristici della Sardegna. I suoi vicoli e le sue case in calce bianche, unici in tutta l’Isola, sono incorniciati dalle Dolomiti Sarde, montagne calcaree che nascondono alcune delle grotte carsiche più grandi d’Europa.

Laconi, parco Aymerich. Foto Alinari, Manunza Bruno

Nella provincia di Oristano, il borgo più meritevole è stato Laconi. Situato al centro della Sardegna, il paese vanta una storia antichissima, di cui si possono ancora apprezzare alcuni reperti. Tutta la sua storia può essere ammirata al Menhir Museum, che si trova all’interno del Palazzo Aymerich, dove è presente anche il più grande parco urbano di Sardegna.

Il Sud Sardegna conquista una sola Bandiera Arancione con Sardara. Situato nel Campidano, nella storica regione di Monreale, questo borgo è famoso per la sua tradizione termale. Si può ammirare la sua storia presso il Museo archeologico “Villa Abbas”, dove sono esposti diversi reperti del tempio nuragico di Sant’Anastasia, anche chiamato sa funtana ’e is dolus, risalente al X secolo a.C. circa.