L’Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna (ISRE) non rinuncia nemmeno durante l’epidemia causata dal coronavirus, e la chiusura dei musei e di tutti i luoghi d’arte, alla sua missione di promuovere la scoperta e lo studio della storia e della vita sociale e culturale della Sardegna, anche se a distanza.

Sono tantissime le iniziative messe in campo in questo periodo con l’ausilio della tecnologia.

Tra queste, a catturare in modo particolare l’attenzione del pubblico in queste settimane è un progetto promosso dal Museo del costume di Nuoro, gestito dall’ISRE, nato negli anni ’50, e situato sul colle di Sant’Onofrio, nella periferia della città. In questo centro vengono custoditi circa 8.000 reperti storici relativi alla Sardegna e risalenti al periodo compreso tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. Nelle undici sale di cui si compone il museo sono splendidamente conservati, all’interno di teche di vetro, utensili di uso quotidiano, attrezzi da lavoro, tappeti, amuleti, gioielli, 600 diverse tipologie di pane e, al terzo piano, gli abiti tradizionali sardi. È proprio su questi costumi rappresentativi di ogni angolo dell’Isola che il Museo del Costume di Nuoro ha deciso di concentrare i propri sforzi durante il periodo di chiusura, offrendo a curiosi e appassionati una finestra attraverso cui poterli scoprire e osservare da vicino, con immagini in alta definizione. Questo particolare progetto è stato proprio denominato “Da vicino vicino”. Si tratta di un’esposizione virtuale delle collezioni di abiti tradizionali sardi conservati nel museo.

Attraverso i social network già ben oltre 15 mila utenti hanno potuto compiere un meraviglioso viaggio tra i bellissimi costumi, risalenti agli inizi del Novecento, appesi su dei manichini ed esposti nella sala 8 del museo, organizzata in modo da rappresentare una tipica processione sarda, come è consuetudine ammirare in molte sagre organizzate in Sardegna. Si tratta di un corteo che porta agli spazi che erano presenti intorno ai santuari campestri e alle chiesette che si trovavano in tante parti della Regione.

Foto ISRE

La mostra è suddivisa in 56 capitoli che seguono l’ordine alfabetico dei comuni sardi da cui provengono gli indumenti: Atzara, Bitti, Bono, Busachi, Cabras, Cagliari, Carloforte, Dorgali, Fonni, Galtellì, Iglesias, Irgoli, Ittiri, Lanusei, Macomer, Mamoiada, Monserrato, Nuoro, Oliena, Orani, Orgosolo, Oristano, Orosei, Orune, Osilo, Ploaghe, Pula, Quartu Sant’Elena, Samugheo, Sennori, Settimo San Pietro, Sinnai, Teulada, Thiesi, Torralba, Ussassai.

Una suggestiva sfilata online di abiti femminili e maschili, attualmente in corso, che permette di far conoscere al pubblico gli abiti indossati nelle varie occasioni della vita quotidiana, ma anche quelli da sposa e di gala e gli abiti maschili festivi tipici dei diversi paesini.

Dettagli e differenze che stanno suscitando l’entusiasmo dei tanti interessati che attendono di ricevere chiarimenti e poter approfondire la storia dei costumi e delle tradizioni sarde già dal 18 maggio quando, in base a quanto stabilito dall’ultimo DPCM del Premier Conte, e nel rispetto delle norme sul distanziamento sociale, tutti i musei d’Italia potranno finalmente riaprire al pubblico i propri tesori.