Guanti, mascherine, camici monouso e occhiali. Tutti dispositivi di protezione indicati come basici e indispensabili per la salute di operatori sanitari e pazienti dall’Istituto Superiore della Sanità. Basici, soprattutto in un momento di emergenza come quello causato dal coronavirus. Eppure questi semplici ma fondamentali strumenti di lavoro sono proprio quelli che continuano a mancare negli ospedali della Sardegna, e non solo. Così alcuni cittadini del Sulcis Iglesiente hanno deciso di lanciare la campagna #iostoconlasanitàpubblica – la solidarietà e i diritti non vanno in quarantena. “Il personale sanitario degli ospedali sardi (e non solo) infatti si trova, in questi giorni, ad operare pericolosamente senza avere nemmeno i presidi minimi di sicurezza, nonostante il rischio più alto di contagio sia proprio negli ospedali”, si legge nel comunicato di presentazione.

La Sardegna ha infatti registrato la più alta percentuale nazionale di medici e operatori sanitari risultati positivi al coronavirus rispetto al totale delle persone contagiate.

L’iniziativa #iostoconlasanitàpubblica è nata in collaborazione con Ruas, la Rete unitaria antifascista del Sulcis Iglesiente, insieme al Coordinamento della Rete sarda della Sanità pubblica del Sulcis Iglesiente. L’obiettivo è duplice: esprimere sostegno e vicinanza a medici, infermieri e operatori socio sanitari impegnati in prima linea per contenere l’emergenza sanitaria causata dal Covid-19 e ribadire il diritto alla salute e la necessità di garanzie per chi lavora all’interno delle strutture ospedaliere. È possibile aderire alla campagna firmando e condividendo la petizione, ma anche con un piccolo gesto nel mondo reale. Gli organizzatori hanno infatti invitato i cittadini solidali con l’iniziativa ad appendere un telo alla finestra o al balcone con la scritta #iostoconlasanitàpubblica. “Diamo un segnale di attenzione e solidarietà dalle nostre case”, chiedono a gran voce gli organizzatori che ricordano come la situazione che stiamo vivendo richieda un “forte senso di responsabilità e coscienza da parte dei cittadini”.

Questa campagna raccoglie inoltre l’invito lanciato da un’altra importante realtà sarda, quella del movimento A Foras con lo slogan #piùospedalimenomilitari. Si punta così il dito contro le ingenti spese militari che negli ultimi decenni hanno sottratto importanti risorse alla sanità pubblica sarda e italiana. Non solo, altra importante iniziativa del Sulcis Iglesiente è quella del #progettomascherine. Volontarie e sarte del sud Sardegna si sono unite per realizzare e distribuire mascherine fatte a mano. Sabato 4 aprile circa 250 mascherine, realizzate dalle sarte di Quartu e Quartucciu, sono state consegnate al Santissima Trinità di Cagliari mentre domenica 5 aprile ne sono state recapitate 150 all’Azienda ospedaliera Brotzu. Anche queste realizzate a mano dalle sarte di Uta e di Decimomannu.

La pandemia ha mostrato i nervi scoperti della nostra società, e tra i più esposti c’è purtroppo il nostro sistema sanitario. Al momento i contagi in Sardegna hanno superato i mille, raggiungendo i 1026 casi positivi. Si conta purtroppo anche il primo medico deceduto per Covid-19 in Sardegna, il dottor Nabeel Khair. Originario della Palestina e medico di base del comune di Tonara, il dottor Khair era ricoverato dal 18 marzo nel reparto di Terapia intensiva del Santissima Trinità.