Folgoranti battute e riflessioni (semiserie) sul presente e sul futuro ne “La più meglio gioventù”, divertente e coinvolgente pièce scritta, diretta e interpretata da Francesco Montanari e Alessandro Bardani in tournée nell’Isola sotto le insegne del CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo in Sardegna. Tra dialoghi surreali e divagazioni “filosofiche”, lo spettacolo che indaga fra i desideri e il disincanto di una generazione con la cifra graffiante della stand-up comedy debutterà venerdì 10 gennaio alle 21 al Teatro Comunale di San Gavino Monreale, per approdare sabato 11 gennaio alle 21 al Teatro del Carmine di Tempio Pausania dove aprirà la Stagione de La Grande Prosa e Danza 2019-2020 organizzata dal CeDAC e domenica 12 gennaio – con un duplice appuntamento alle 19 (turno A) e alle 21 (turno B) al Teatro Civico di Alghero.

“La più meglio gioventù” sarà in cartellone anche martedì 21 gennaio alle 21 all’AMA / Auditorium Multidisciplinare di Arzachena per la Stagione 2019-2020 de La Grande Prosa firmata CeDAC – in collaborazione con Deamater e infine mercoledì 22 gennaio alle 21 al Teatro Civico “Oriana Fallaci” di Ozieri.

Sotto i riflettori l’eclettico attore, regista, sceneggiatore e conduttore Alessandro Bardani (Premio Alice ai David di Donatello con il corto “Relatività”, cui segue il pluripremiato “Ce l’hai un minuto?”, tra gli interpreti di “Romanzo Criminale” e “R.I.S. Roma”, sceneggiatore per Christian De Sica per “Amici come prima” nonché autore e regista dello spettacolo “Il più bel secolo della mia vita”) e l’attore Francesco Montanari (il Libanese di “Romanzo Criminale”), volto noto del grande e del piccolo schermo (Nastro d’argento nel 2015 come miglior attore per “Mala vita”, Premio Flaiano 2018 e miglior attore al Cannes International Series Festival 2018 per “Il cacciatore”) che interpretano due trentenni alle prese con le inquietudini e le “ansie” dell’inizio del terzo millennio, con un’unica ferma convinzione: «Dobbiamo sistemare le cose… Ma domani però, tanto c’è tempo…».

Viaggio tra le inquietudini del terzo millennio con il ritratto de “La più meglio gioventù” attraverso la conversazione di due trentenni che si ritrovano più o meno “casualmente” davanti al tavolino di un locale, in un affastellarsi di pensieri e parole in libertà sulla condizione esistenziale e le prospettive, le aspirazioni e le frustrazioni di una folla di donne e uomini (quasi) “nel mezzo del cammin di nostra vita”, costretti a confrontarsi con le difficoltà e i problemi del quotidiano, conciliando un destino di (stra)ordinaria precarietà con i loro sogni e ideali.

Focus sul dramma di una generazione formatasi in un clima di forti contrasti culturali, economici e sociali, dopo la caduta del muro di Berlino e la fine della “guerra fredda”, in bilico tra ingenuità e cinismo, tra la necessità di impegnarsi e l’urgenza di cambiare il mondo, di lottare contro le ingiustizie e perseguire l’armonia tra i popoli e la fine delle illusioni, l’amara consapevolezza di essere semplici ingranaggi, umili e sacrificabili pedine in un gioco troppo complesso e dalle regole poco chiare sullo scacchiere internazionale.

La pièce racconta attraverso lo sguardo dei due protagonisti le contraddizioni della società “liquida”, la solitudine e l’alienazione contemporanea, il valore dell’amicizia e l’importanza delle relazioni nell’era dei social network e della realtà virtuale, la rivendicazione dei propri diritti e della possibilità di scegliere in base ai propri interessi, le proprie inclinazioni e convinzioni invece di subire le imposizioni del “mercato” o le logiche della mera “convenienza”, orientandosi tra la diffusa propensione all’individualismo e la coscienza del “bene comune”.

“La più meglio gioventù” disegna un spaccato del Belpaese privilegiando la chiave umoristica e il linguaggio irriverente e corrosivo della satira per rivelare le fragilità, i dubbi e le incertezze di un’umanità confusa e impaurita, costretta a fare i conti con le conseguenze della crisi economica e con gli effetti della “globalizzazione”: ora più che mai la teoria dell’“effetto farfalla”appare in tutta la sua dirompente attualità, e non si tratta di battiti d’ali di lepidotteri ma di guerre, epidemie e roghi. Le emergenze ambientali, dall’inquinamento allo scioglimento dei ghiacciai, dalla “desertificazione” all’estinzione delle specie animali e vegetali – senza soffermarsi sul dibattito sulle cause antropiche o meno del riscaldamento globale – sono ormai un fatto inconfutabile, che inciderà sulle condizioni di vita e sulla stessa sopravvivenza della razza umana. Sull’orlo della catastrofe (e forse di una terza guerra mondiale) popoli e governanti avanzano ignari, anzi paiono precipitarsi verso il baratro, come spinti da una pulsione autodistruttiva.

Sulle vite dei singoli e su ogni ragionevole tentazione di felicità influiscono però fattori minimali: pur facendo parte dell’universo, ciascun individuo è immerso in un “suo” microcosmo che ne riflette la meravigliosa complessità tra innumerevoli sfaccettature corrispondenti a stati d’animo, ambizioni, vagheggiamenti, disillusioni e rinunce. La trama dei giorni, apparentemente uguale, si arricchisce di dettagli, di quegli incidenti o imprevisti che scatenano le piccole e grandi tragedie: un incontro mancato, un treno perso, un dettaglio insignificante possono rivelarsi importanti grazie ai capricci della fortuna.

Nel mettere in discussione la realtà e le proprie esperienze i due “eroi” della storia mettono a nudo se stessi, la propria visione del mondo, il senso di inadeguatezza e l’ansia di riscatto, esponendo le proprie idee senza censure, spaziando tra sacro e profano, interrogativi filosofici e dilemmi personali, con un’unica convinzione: «Dobbiamo sistemare le cose… Ma domani però, tanto c’è tempo…».

“La più meglio gioventù” fonde diversi generi e registri e attinge all’immaginario cinematografico e non solo – da films cult come “Clerks” di Kevin Smith e “Coffee and Cigarettes” di Jim Jarmusch al teatro-canzone di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, senza dimenticare la comicità surreale e irresistibile di Woody Allen e Ben Stiller, accanto al rigore e all’impegno civile di maestri come Pier Paolo Pasolini e Marco Tullio Giordana oltre all’enigmatico (e imperituro) “Apettando Godot” di Samuel Beckett.

Prosegue in teatro il fortunato sodalizio tra Francesco Montanari e Alessandro Bardani: entrambi nel cast di “Romanzo Criminale”, hanno recitato insieme nella sketch-comedy “Felici & Contenti – Pillole di Becchinaggio” per Repubblica.it, e Francesco Montanari è protagonista insieme con Giorgio Colangeli di “Ce l’hai un minuto?” – il pluripremiato cortometraggio scritto e diretto da Alessandro Bardani. Insieme sul palco in “Grazie ancora Signor Gaber”, i due artisti, anche amici nella vita, si ritrovano anche ne “Il più bel secolo della mia vita” di cui Alessandro Bardani è autore e regista insieme con Luigi Di Capua dei The Pills e Montanari interprete con Giorgio Colangeli, e nel programma estivo “Happy Hour” su Radio 2. E ora il formidabile e affiatato duo si rimette in gioco per raccontare splendori e miserie, speranze e disincanto de “La più meglio gioventù”.