Si è appena concluso nella provincia di Cagliari il progetto per far rivivere il fascino senza tempo delle case campidanesi. La novità di quest’anno risiedeva nella costruzione di una vera e propria rete per coordinare eventi e mostre all’interno delle più importanti e belle case campidanesi di tutto il territorio. Il nome del progetto è appunto “Lollas, Autumn Tastes of Sardinia” ed è abbastanza emblematico.

Le Lollas, infatti, non sono altro che i porticati delle case campidanesi, vero e proprio centro della vita del passato, dove c’era posto per antichi mestieri e spezzoni di vita paesana. Le Lollas erano luogo di incontro e di scambio, ed era qui che il concetto di casa si ampliava, includendo i sapori e i profumi di una terra intera. La Rete del progetto Autumn Tastes of Sardinia ha assunto il compito di coordinare la promozione delle iniziative legate alle “Lollas” con l’obiettivo di creare un unico programma di manifestazioni, con un calendario coordinato sotto un marchio unico chiamato “Rete Lollas”. Quartu Sant’Elena è stato il comune capofila di quest’edizione 2019: d’altronde, la terza città della Sardegna vanta una importante tradizione di case campidanesi. Ad aver sottoscritto un protocollo di intesa per la costituzione della Rete sono stati anche i comuni di Capoterra, Maracalagonis, Monserrato, Selargius e Sinnai.

“L’idea di Rete Lollas trova la sua origine a Quartu Sant’Elena negli anni ’90, quando l’assessore della Cultura di allora fece aprire le case campidanesi ai visitatori e turisti – ha dichiarato il sindaco di Quartu Stefano Delunas – per poter ammirare oltre che le particolari caratteristiche architettoniche, anche il grande patrimonio etnografico in esse custodito per secoli. La manifestazione ha avuto un grande successo di pubblico, anche perché l’offerta era allora stata arricchita da mostre e laboratori, utili per far rivivere le antiche tradizioni legate al mondo agricolo a cui la cittadina, soprattutto per quanto riguarda la tradizione vitivinicola, era ed è ancora molto nota”.

Casa Ofelia. Sestu. AdobeStock | alex.pin

L’evento, che ha visto i portoni di molte case campidanesi di Cagliari e hinterland aprirsi ai visitatori sardi e non, è stato molto ricco. Mostre fotografiche, degustazioni di prodotti tipici della cucina sarda, spettacoli musicali, live painting, reading musicali e presentazioni di libri hanno animato i cortili aperti delle antiche dimore quartesi.

Ma cosa sono le case campidanesi? In cosa si differenziano dalle altre abitazioni? E soprattutto perché erano così importanti per la comunità? Dobbiamo immaginare le Lollas (o porticati in italiano) come punti di incontro, di commercio, come resto storico materiale di quegli eventi di socializzazione. Dentro le antiche case si vendevano prodotti, si preparava il pane, si cucinava, si smistava il raccolto, si intrattenevano i rapporti con i vicini, si festeggiavano gli eventi, tra compleanni, matrimoni e nascite. La vita delle comunità, insomma, ruotava intorno alle Lollas. E persino la morte: anche le veglie funebri, infatti, si svolgevano all’interno della casa campidanese. Sa Lolla delineava il perimetro della vita personale e familiare, separandolo da quella pubblica. Nei centri abitati, in genere, ogni nucleo familiare viveva all’interno di una corte delimitata da muri perimetrali piuttosto alti, che garantivano la privacy ed era proprio sa Lolla ad interporsi tra il cortile recintato e la casa vera e propria.

Come nei casi di Quartu e Monserrato, per far fronte alle esigenze economiche e di spazio, spesso le nuove strade prendevano addirittura origine dalla successione di piccole corti affiancate l’una all’altra. Chi ha avuto la possibilità anni fa di acquistare un immobile di questo tipo ha fatto un grande affare: se ristrutturate con cura e con determinati accorgimenti a livello di arredamento le case campidanesi hanno un valore inestimabile e vantano uno spazio ben organizzato e piuttosto ampio.

Sa Dom’e Farra. Quartu Sant’Elena. AdobeStock | GIANFRANCO

In alcuni paesi dell’hinterland cagliaritano come Serrenti e Sardara, l’architrave posto sul portale d’ingresso mostra ancora oggi le insegne professionali scolpite nella roccia dagli scalpellini locali. In molte case, infatti, veniva ospitata l’attività artigianale che coinvolgeva la famiglia proprietaria. Per ottimizzare gli spazi, nel cortile si erigevano delle costruzioni sommarie usate come ripari per i buoi, per il carro, per la legna, per il forno o per gli attrezzi da lavoro. A non mancare quasi mai nel cortile era il pozzo: spesso in comune tra due abitazioni. Tutte le stanze della casa vera e propria davano su sa lolla, così come le porte e le finestre.

Prendiamo alcuni esempi di case campidanesi a Quartu. Casa Murgia Casanova, in via XX Settembre 116, è costituita da più abitazioni rurali e suddivisa in due piani, con muri portanti in ladiri (mattoni in terra cruda), seguendo l’architettura tradizionale con loggiato a lollaesoffitti in ginepro e castagno. L’unica differenza con le altre case campidanesi è che non si affaccia su un solo lato ma su due: via XX Settembre e via Garibaldi. Lo stabile e il suo patrimonio mobile sono considerati una sorta di museo etnografico domestico della cultura agropastorale della città di Quartu.

Altro esempio celebre sempre a Quartu è la casa campidanese Sa Dom’e Farra (Casa della Farina), adibita a museo alla fine degli anni ’70 e rimasta inaccessibile per anni.