Nel Corteo di Eleonora d’Arborea della Sartiglia 2020 sfileranno i costumi di Beatrice d’Arborea-Narbona e di Guglielmo III di Arborea-Narbona.

I due abiti sono stati rielaborati dallo stilista Carlo Petromilli e realizzati nel laboratorio “Rinascere” del Centro Antiviolenza “Donna Eleonora” di Oristano.

Il laboratorio nasce dal progetto “Rinascere: una nuova vita agli oggetti per una nuova vita delle donne”, realizzato dal Rotary Club di Oristano, nell’Anno rotariano 2018/2019, sotto la presidenza di Silvia Oppo, attraverso un finanziamento della Rotary Foundation, con la sinergia dell’Associazione Prospettiva donna, del Centro Antiviolenza Donna Eleonora di Oristano e dalla casa protetta, dei Rotary club della Provincia di Oristano e della Consigliera di Parità della Provincia di Oristano Stefania Carletti e con il patrocinio dell’Assessorato alle Pari Opportunità, dell’Assessorato ai Servizi Sociali e dell’Assessorato alle attività produttive del Comune di Oristano. Il laboratorio, attivo dalla primavera scorsa, coinvolge le donne vittime di violenza assistite dal centro, in un’attività volta alla creazione di nuovi oggetti a partire da materiali di riciclo. Gli oggetti che riprendono vita, dunque materiali ai quali viene data una nuova possibilità di “essere”, possono essere metaforicamente associati ai difficili e complessi percorsi delle donne vittime di violenza di genere e domestica, che con grande fatica intraprendono nuovi percorsi di vita.

Note storiche. Fu nella domenica di Quinquagesima del 1973, il 4 febbraio, Sartiglia del gremio dei Contadini con il Componidori Annadina Cozzoli, che, grazie alla Pro Loco di Oristano, furono introdotte due novità: da un lato l’araldo che annunziava al mattino la Giostra alla stella e la Corsa delle pariglie, dall’altro la Corte di Eleonora d’Arborea.

Sono passati 47 anni e due nuove importanti figure arricchiranno quest’anno la Corte di Eleonora grazie al laboratorio Rinascere attivo nel Centro Antiviolenza Donna Eleonora di Oristano: Beatrice d’Arborea e Guglielmo III di Narbona giudice d’Arborea.

Beatrice era la figlia secondogenita di Mariano IV d’Arborea e Timbora di Roccabertì, sorella di Ugone III (successore di Mariano) e di Eleonora d’Arborea.

Nel 1361 fu stipulato il contratto di nozze tra la diciottenne Beatrice e il trentatreenne visconte Aimerico VI di Narbona (1328-1388). Le nozze furono celebrate nel 1363 e Beatrice partì da Oristano per le coste provenzali con grande fasto e una ricchissima dote. Il suo stemma, in virtù del matrimonio, inquadrava l’albero verde sradicato su fondo bianco del giudicato di Arborea, sullo scudo rosso dei Narbona. Beatrice diede alla luce otto figli, tra cui il successore Guglielmo II, visconte di Narbona. Beatrice visse per quattordici anni nel castello dei visconti di Narbona, morendo all’età di 34 anni nel 1377. La sua sepoltura fu, come per tutti i membri dei Narbona, nella cripta dell’abbazia di Sainte-Marie de Fontfroide.

La viscontessa Beatrice d’Arborea- Narbona fu l’unica nobile sarda, figlia di un Giudice d’Arborea, ad acquisire un ruolo di governo in uno stato del continente francese. Possediamo il ritratto settecentesco del marito di Beatrice, Aimerico VI di Narbona, ma non quello di Beatrice.

La recente individuazione tra i Manuscrits de la bibliothèque du château de Chantilly (France) (i manoscritti della biblioteca del Castello di Chantilly, a nord di Parigi) del Manoscritto 389 (1494), con Recueil de peintures du XVIe siècle, représentant trente femmes de divers pays (“Raccolta di pitture del XVI secolo, rappresentante trenta donne di diversi paesi”) tra cui una graziosa dama dell’isola di Sardegna potrebbe far pensare alla riproduzione di una rappresentazione della Viscontessa di Narbona, Beatrice d’Arborea.

Aimerico VI, restato vedovo di Beatrice, dopo l’assassinio del Giudice d’Arborea Ugone III, richiese, nel 1383, al Re d’Aragona Pietro IV che venisse assicurata la successione al Giudicato d’Arborea al figlio suo e di Beatrice, Guglielmo II di Narbona, piuttosto che a Eleonora d’Arborea in nome del primogenito Federico (defunto nel 1387).

Ma Pietro IV decise a favore delle richieste di Eleonora.

La corona giudicale spettò, invece, dopo la morte di Eleonora (1403?) e del secondogenito Mariano V (1407), al nipote di Beatrice d’Arborea, Guglielmo III Visconte di Narbona, che assunse nel suo scudo rosso di Narbona l’albero sradicato d’Arborea.

Di Guglielmo III possediamo due rappresentazioni: una del 1419 e l’altra all’atto della sua morte nella battaglia del 14 agosto 1424 a Verneuil-sur-Avre, quando aveva già ceduto nel 1420 ad Alfonso V il Magnanimo re d’Aragona i suoi diritti dinastici sul Giudicato d’Arborea.

Il Giudice d’Arborea Guglielmo III di Narbona è, infatti, rappresentato in una miniatura del Maître de la Chronique d’Angleterre, Bruges (vers 1470-1480) concernente l’assassinio del Duca di Borgogna, Jean sans Peur, presso il Pont de Montereau (Paris, Bibliothéque Nationale de France), Mss. fr. 2680, f. 288).

Guglielmo, che era consigliere del Delfino di Francia Carlo, era presente nella scorta del Delfino per l’incontro di Montereau con il duca di Borgogna Giovanni senza paura (Jean sans Peur), Le due parti non giunsero ad una intesa e si lasciarono bruscamente. Fu così che la scorta del Delfino affrontò con le armi il duca di Borgogna uccidendolo. Guglielmo III di Arborea- Narbona è rappresentato accanto all’armigero con l’ascia, rivestito di un farsetto rosso, decorato sul collo e le maniche con stoffa dorata, e con calze-brache aderenti nere. IL capo di Guglielmo tiene un berretto nero “alla Capitanata”.