La personale di Kiluanji Kia Henda (Luanda, Angola, 1979) Something Happened on the Way to Heaven a cura di Luigi Fassi, prodotta e presentata lo scorso gennaio al MAN Museo d’Arte Provincia di Nuoro in collaborazione con la Fondazione Sardegna Film Commission e Luma Arles, verrà inaugurata nella sua interezza il 3 novembre 2020 alla Galerias Municipais di Lisbona. La tappa in Portogallo è sostenuta e coprodotta dall’Istituto Italiano di Cultura di Lisbona.

Something Happened on the Way to Heaven presenta una serie di opere scultoree e installative realizzate ex-novo da Kiluanji Kia Henda per il museo di Nuoro che, in collaborazione con Fondazione Sardegna Film Commission e Luma Arles, aveva invitato l’artista a esplorare l’isola e a offrire il proprio sguardo estetico sulla Sardegna accanto a lavori fotografici precedentemente prodotti. Nelle opere di nuova produzione le bellezze paesaggistiche del Mediterraneo si fondono con le tracce architettoniche della Guerra Fredda e delle basi militari ancora presenti sull’isola. Sono elementi che caratterizzano tutto il bacino Mediterraneo di oggi, terra di migrazioni e ingiustizie sociali all’interno di una paradossale cornice di idilliaca bellezza naturale.

Il progetto Something Happened on the Way to Heaven si modula come un’osservazione a due vie sull’universo mediterraneo: un apparente idillio paradisiaco che come un velo di maya manifesta la presenza del suo contrario. La dialettica contraddittoria dell’isola appare qui, infatti, come una sintesi di uno splendore naturale dotato di caratteristiche idealizzate e di un controcanto oscuro (e mediaticamente rimosso) di minacce antiche e attuali.

Il primo elemento dialettico è per l’appunto il bello; rappresentato dalla natura mediterranea e dall’idealizzazione del mare e delle coste, una bellezza che è diventata una merce di massa nell’epoca del turismo contemporaneo. Il secondo elemento è invece il brutalismo architettonico, ciò che può essere etichettato come “il rimosso estetico”, costituito dalle tracce sul territorio della stagione della Guerra Fredda che hanno sporcato il locus amoenus con basi militari e rovine industriali nel segno, a oggi ancora indelebile, di un supposto progresso dopo il secondo dopoguerra. A questo “rimosso estetico” si aggiunge l’immagine perturbante del Mediterraneo del presente, non più ponte di prossimità sincretica tra mondi, lingue e culture, ma miraggio di speranza di una nuova vita, tradottasi in morte per migliaia di persone che tentano di attraversarlo per raggiungerla.

Il territorio della Sardegna è così interpretato nel suo dissonante contrasto tra la meraviglia del paesaggio marittimo e il dramma del Mediterraneo odierno, come luogo di conflitto e sbarramento, confine di un’Europa che chiude sé stessa dietro una cortina di sempre più rigide barriere giuridiche e fisiche. Il tema della migrazione e dello spostamento è evocato attraverso immaginari zoomorfi come quello dei fenicotteri che vivono una mobilità nomadica come parte integrante della loro vita, senza rigide determinazioni stagionali, simboleggiando la migrazione come fenomeno libero, imprevedibile e universale di cui purtroppo facciamo ancora fatica a riconoscere il portato soprattutto umano.