A Sassari dal 28 settembre al 2 ottobre arriva “Tzua! – A tuffo nel relitto – Femminismi, Intersezioni, Corpi, Linguaggi e Rappresentazioni”, un vero e proprio Festival, organizzato e prodotto dall’Associazione Culturale Il Colombre e da LeTali in collaborazione con diverse realtà del territorio.

Già dal titolo è chiaro l’intento di queste cinque giornate che si svolgeranno tra S’ALA – Spazio per Artist* in via Asproni 17 e Gli orti di San Pietro in Piazza San Pietro 18; riflettere sui generi, sui corpi politici, le soggettività, sulle possibilità della rappresentazione, sui corpi e la sessualità, il tutto attraverso le lenti del transfemminismo e femminismo intersezionale.

Ma cosa è il femminismo intersezionale?

Il termine intersezionalità, coniato nel 1989 da Kimberlé Crenshaw, nasce nelle lotte antirazziste e femministe negli Stati Uniti e denota il modo in cui i soggetti sono posizionati simultaneamente nella società e nelle sue gerarchie di potere: intersezionalità si riferisce all’interazione tra genere, classe, razza/etnia/cultura e altre differenze nelle vite individuali e nella società. Questa prospettiva d’analisi, necessaria per scavare nel profondo delle condizioni reali e materiali di vita delle donne, è utile per non creare categorie essenzialiste che, se separate tra loro, rendono incapaci di comprendere la complessità del mondo reale. Tutte le oppressioni sono interconnesse.

In questo anno in cui si è dovuto fare i conti con orizzonti pandemici, con l’acuirsi delle disuguaglianze e dopo un lungo periodo di lockdown, è forte la necessità di riallacciare i fili del discorso, creare spazi di incontro in cui le coscienze individuali e collettive possano ritrovare un loro spazio politico.

Tzua! nell’intento delle organizzatrici e degli organizzatori, vuole essere proprio uno spazio politico e sociale, un intreccio di percorsi e allo stesso tempo l’inizio di una strada.

Anche la scelta del nome del Festival è stato un incontro di idee ed esperienze. Tzua è una parola della lingua parlata sassarese di cui non esiste un corrispettivo maschile, veniva detta a ragazze e donne per sottolineare caratteri e modi così traducibili: acida, indipendente, elettrica, che dà la scossa, dalla risposta pronta, che non sta nel posto assegnatole, irriverente, non baggiana (zitella) ma tzua! L’origine di questa parola si ritrova nel sardo in etimi e assonanze come atzuda o azuda ovvero tosta, forte o atúda ovvero affilata come una lama.

Il sottotitolo del Festival “A tuffo nel relitto” è ispirato invece da una poesia di Adrienne Rich (1929-2012) poeta e saggista lesbica e femminista che è stata una delle figure più significative della letteratura americana contemporanea, nella quale, sovvertendone i canoni, ha portato non solo il suo discorso poetico, ma anche il suo afflato politico. Pacifista, socialista, anti-colonialista, anti-imperialista, anti-razzista oltre che una delle prime voci femministe nella poesia, Rich è sempre stata solidamente consapevole delle connessioni fra le oppressioni e si è costantemente impegnata in prima persona contro ogni forma di sfruttamento e di controllo.

Un programma ricco di appuntamenti quindi: si comincia il 28 settembre dalle ore 18:30 a S’ALA con un laboratorio sui media contro le narrazioni tossiche con la fondatrice di Pasionaria Benedetta Pintus e con Antonia Caruso, attivista trans/femminista ed editrice e a seguire un laboratorio basato sul movimento e i corpi per sentire e dialogare su identità e generi con Siria Bonu.

Il 29 settembre alle ore 16 sempre a S’ALA un laboratorio per bambini e bambine a cura delle maestre Carmela Esposito e Donatella Tocco sulla libertà di espressione e nella libertà dai pregiudizi. Alle ore 18 ci si trasferisce agli Orti di San Pietro per la presentazione del libro “Siamo Marea, come orientarsi nella rivoluzione femminista” con l’autrice Benedetta Pintus, Moju Manuli e Giada Bonu. A seguire la presentazione con Giulia Carta della campagna “Guardami”, che dà visibilità e voce a persone trans, intersex, non binary e gender non conforming.

La giornata del 30 settembre si apre alle ore 18 e sempre agli Orti di San Pietro con un dibattito sull’abilismo per parlare di corpi, sessualità, violenze, linguaggio, pregiudizi e tutto ciò che non avreste mai osato chiedere a una persona con disabilità; con l’attivista e divulgatrice Francesca Arcadu che dialoga con Benedetta Pintus. Subito dopo l’appuntamento è con Chiara Meloni e Mara Mibelli di Belle di faccia ed Elisa Manici per parlare di grassezza e dello stigma a cui è sottoposta nella nostra società, di Body Positive e attivismo Fat Queer.  

Il 1° ottobre alle ore 16 a S’ALA l’appuntamento è ancora per le bambine e i bambini con Giulia Balzano e il laboratorio “Il megafono dei Diritti”, un viaggio alla ricerca di stereotipie e pregiudizi per costruire orizzonti di libertà e parità.

Alle ore 18, agli Orti di San Pietro, Maelstrom: vortici di genere – Cosa devono raccontare “le femmine” e “i maschi” nei fumetti, con Antonia Caruso e il fumettista Samuel Spano. 

Il Festival si chiude il 2 ottobre alle ore 17 a S’ALA con un laboratorio del pensiero per prevenire e decostruire stereotipi, un incontro di formazione e informazione sulla Philosophy for Children and Community con Filomena Cinus (teacher educator in P4C e autrice del libro “Chi cerca trova. Racconti per pensare” ed. Erickson LIVE) e Giulia Ferrari (teacher in P4C).

I luoghi dove saranno svolti gli appuntamenti sono privi di barriere architettoniche. Gli eventi si terranno nel rispetto delle norme anti Covid 19, sarà obbligatorio l’uso della mascherina e il rispetto delle distanze.

Per informazioni e iscrizioni ai laboratori chiamare al 351 5616082 o al 3338300837 o mandare una mail a ilcolombre.associazione@gmail.com

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