Il 3 agosto al Rocce Rosse Blues di Arbatax (OG), Vinicio Capossela incrocia le lame con l’affilata chitarra di Marc Ribot più sezione ritmica, per il concerto “Strikes!

“Strikes!” fa parte di “Atti unici e qualche rivincita”: non un tour, né uno spettacolo che si ripete, ma un esercizio di eclettismo.

 

«L’atto unico è come una piroetta, un prototipo – scrive Vinicio Capossela – Una barchetta di carta che si mette in acqua e poi si capisce se affonda quando non c’è più tempo per salvarla o per riprovarci. È una disciplina che educa a non mettere da parte nulla. Come il potlach, la distruzione rituale dei beni. Come i castelli di sabbia, edificare qualcosa che verrà immediatamente cancellato dalla prima mareggiata. Non si fa a tempo di capire cosa è davvero successo, che ecco, è già finito. Si riconosce dalla coda, ed è un pesce che si immerge veloce. Per darci il giusto di rimettersi di nuovo, subito a pescare».

 

Quella di Vinicio Capossela sarà un’estate all’insegna dell’eclettismo nei luoghi più suggestivi d’Italia, dove metterà in scena tutta la sua creatività in campo musicale: dai duetti, all’orchestra, ai brani corali fino alle rappresentazioni più immaginifiche dell’Odissea dell’artista.

Diversamente dal luogo chiuso del teatro, dove si crea la sospensione dell’incredulità, i luoghi aperti rappresentano per Vinicio Capossela la nostra natura effimera e possono essere conquistati solo di volta in volta, con «il massimo sforzo per il massimo risultato». Si tratta quindi di esercizi per contrastare la ripetizione, dando seguito e rivincita a diverse passioni che proseguono ostinate negli anni.

Con “Atti unici e qualche rivincita” Vinicio Capossela pesca nel proprio passato, fa tesoro dei tanti anni di carriera e ne approfitta per organizzare nuovi incontri con vecchi compagni di viaggio o con avventurieri freschi d’incontro.

 

Marc Ribot e Vinicio Capossela debuttano fianco a fianco live nel 2006 ma collaboravano già da tanti anni. Così Vinicio Capossela descrive il primo incontro con il chitarrista statunitense, avvenuto in occasione delle session de Il ballo di San Vito nel 1996: “Marc Ribot arrivò negli studi Fonoprint come un pazzo, guidando da Graz (Austria). Non aveva potuto prendere l’aereo perché aveva dimenticato il passaporto in albergo, e in più gli si era rotta una bottiglia d’olio nella valigia. Arrivò ed attaccò a suonare emettendo lamenti dalla bocca col labbro inferiore proteso letteralmente alla musica, appeso alla sua chitarra. Era nervoso e magnifico”.