Un’ottantina di lavori ordinati cronologicamente, dal ritratto della figlia Cecilia, a cavalli pristorici e soggetti precolombiani, sino ai guerrieri sardi. E tra questi, per la prima volta, molte coloratissime matrici in plistirolo rappresentativi della stagione del Periodo Nuragico. Così Giovanni Nonnis (1929-1975) viene ricordato, a poco più di quarantanni dalla scomparsa, nella mostra “La matrice e il segno” allestita sino al 13 maggio a Cagliari nel Palazzo di Città.

“Una mostra estremamente significativa su uno degli dei  protagonisti del panorama artistico sardo, e non solo, del Novecento. Una piacevole sorpresa per i cittadini e per i turisti che visitano la città”, ha detto stamattina l’assessore alla Cultura Paolo Frau all’incontro con la stampa, a due giorni dall’inaugurazione, prevista per venerdì 23 febbraio alle 18.

Una retrospettiva che ripercorre il cammino dell’artista nuorese, in grado di rievocare “le radici e la tradizione della Sardegna” e che proprio per questo “per troppo tempo è stato ignorato dalla critica”, ha spiegato la Cecilia Nonnis, figlia di Giovanni, curatrice di uno dei due documentari realizzato con la regia di Giovanni Columbu, dal titolo “Il segno e il mito” sulla vita del padre.

Ci sono quindi quasi tre mesi di tempo, dal 24 febbraio sino al 13 maggio, per ammirare le opere della collezione privata eredi Nonnis e dalla Collezione comunale, una decina in tutto, degli Artisti sardi del Novecento. Fulcro del tema nuragico l’antico bronzetto “a quattro occhi e quattro braccia” (secc. X-VIII a. C.), rinvenuto a Teti, in prestito dal Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, figura matrice della poetica di Nonnis, hanno spiegato Alessandro Cossa, dirigente del Servizio Cultura, e Paola Mura, direttrice dei Musei Civici, che hanno fatto da Cicerone ai giornalisti.