Martedì 22 maggio, dalle 18,30 in via Falzarego 35 a Cagliari, il gruppo locale di Non Una Di Meno organizza un aperitivo di buon compleanno per celebrare i quarant’anni della legge 194 sul diritto all’interruzione di gravidanza, aderendo alle molteplici iniziative indette su scala nazionale. Una serata di denuncia e di festa per incontrarsi, costruire nuovi incontri, conoscersi e fare rete, per rivendicare la libertà e i diritti conquistati in decenni di lotte collettive. L’ingresso sarà a offerta libera con accesso al buffet con pietanze adatte alle diverse esigenze alimentari.

Unendosi al coro di #moltopiùdi194, il movimento intersezionale e internazionale Non Una Di Meno, intende ripercorrere i passi del lungo e arduo percorso verso l’autodeterminazione dei corpi femminili e la depenalizzazione dell’aborto tra diritto alla salute, proteste, autodenunce e legittimità della libera scelta.

A quarant’anni dal 22 maggio 1978, l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza in strutture ospedaliere e consultori è incerto a causa del crescente numero di medici e personale sanitario che rivendicano l’obiezione di coscienza. Un paradosso legislativo in cui l’art. 9 della legge 194 – che vieta l’obiezione di struttura – non si estende ai singoli operatori sanitari che, sempre più di frequente, rifiutano di eseguire anche semplici esami quando destinati a una paziente che intenda abortire.

Se per alcuni si tratta di una scelta morale, in altri casi il motivo del rifiuto è dovuto a questioni pratiche, legate alla carriera o alla reputazione a discapito della salute e della libertà delle donne.

A oggi, i numeri degli obiettori si rivelano allarmanti, con una media che oscilla tra il 70% e il 90%, e in alcune regioni, rintracciare un ospedale che effettui un’IVG può rivelarsi un calvario interminabile. Inoltre, la pillola abortiva RU486 è somministrata soltanto da alcune strutture e limitatamente ad alcuni casi. Immotivatamente, la percentuale nazionale di ricorso alla RU486 è del 15%. A questa tendenza si somma il ritorno all’aborto autoprocurato o eseguito in clandestinità, in condizioni di pericolo per l’incolumità della donna.

L’accettazione della maternità come determinante nella definizione dei ruoli tradizionali di genere, sia femminili sia maschili, è parte di un retaggio culturale che il movimento femminista ha voluto sovvertire sin dai suoi albori, giungendo solo in tempi recenti all’affermazione delle scelte riproduttive, riappropriandosi della sessualità ed esprimendola senza timore di repressioni. Tutto questo in contrapposizione con le forze conservatrici e reazionarie che regolamentavano e ancora oggi cercano di regolamentare la condotta di donne e uomini anche negli spazi privati.

Pienamente consapevoli che questa battaglia non riguarda esclusivamente le donne, Non Una di Meno Cagliari invita all’evento del 22 maggio chiunque creda nella libertà individuale e nella trasformazione radicale della società in Italia e in tutti i Paesi in cui una richiesta di aborto può significare lo stigma sociale, l’incarcerazione o addirittura la pena di morte.