Fondata da Filippo III di Spagna nel 1620, l’Università degli Studi di Cagliari da 400 anni unisce il sapere e il territorio in un percorso condiviso di crescita e innovazione. Nata con quattro insegnamenti (Teologia, Leggi, Medicina, Filosofia ed Arti) oggi conta di 37 corsi di laurea triennali, 34 magistrali e 6 a ciclo unico, 30 scuole di specializzazione, 15 corsi di dottorato, 12 master attivi, assicurando un importante contributo per l’alta formazione dei giovani che scelgono di studiare a Cagliari e per l’intera comunità isolana. Nel corso di questi secoli l’ateneo si è contraddistinto come crocevia di più generazioni e motore di conoscenza e promotore della ricerca. Una “piazza” dove la fanno da padrona la passione, la scoperta, lo studio, l’innovazione, la conoscenza e la cultura che trova nel territorio le sue risorse e l’essenza stessa del suo essere contribuendo alla crescita della società nutrendo le giovani generazioni di ogni epoca. Uno sviluppo che si lega di pari passo con la storia della città di Cagliari e della Sardegna. Un percorso che ha attraversato crisi, guerre e oggi anche la pandemia ma che continua ad essere intrapreso da migliaia di studenti.

Abbiamo incontrato la professoressa Maria Del Zompo, la prima donna ad essere eletta Rettore nella storia dell’Università di Cagliari, che prima di lei ha avuto 60 uomini nel prestigioso ruolo di Magnifico.

Qual è il ruolo dell’università oggi e quale è stato in questi 400 anni? Cosa è cambiato?
L’università è sempre stata un ascensore sociale, lo è ancora oggi. Questa funzione non è mai cambiata nel tempo. L’impatto sempre più forte delle nuove tecnologie sui mestieri e sulle professioni, anche su quelle più antiche (pensi all’agricoltura, alla pesca e all’allevamento), rende oltremodo essenziale per l’ingresso nel mondo del lavoro avere livelli di conoscenza e competenza più elevati che in passato. In questo senso la funzione di ascensore sociale è paradossalmente più importante ora che 400 anni fa. È un discorso che coinvolge tutto il mondo della scuola, che dovrebbe essere al primo posto tra gli investimenti di qualunque Governo. La tecnologia aiuta a rendere moderni anche i mestieri più antichi, con particolare attenzione allo sviluppo sostenibile: se usi quantità enormi di acqua, quando puoi usarne un decimo, vai contro lo sviluppo sostenibile. E in questo aiuta l’intelligenza artificiale.

In che modo la città di Cagliari e la Sardegna hanno sostenuto l’Università nel tempo e come l’Università ha partecipato alla vita cittadina e sarda?
La città è sempre stata importante perché ha sempre reagito in modo deciso ai tentativi che nel tempo si sono succeduti di declassare l’Ateneo, che avevano come motivazione esclusivamente la scarsità di popolazione. Da parte della Regione – da quando esiste – c’è sempre stata attenzione alla crescita degli atenei sardi, con leggi dedicate e con sostegno finanziario allo sviluppo innovativo. D’altra parte, la crescita culturale, l’aumento nel tempo delle facoltà e delle discipline, della ricerca sia di base sia applicata, sono stati un volano per lo sviluppo della città. Quest’ultimo ha permesso all’ateneo di avere ambizioni culturali sempre più alte, fino a diventare una delle 10 università italiane entrate nel sistema delle università europee. Di sicuro l’ateneo è sempre più partecipe della vita culturale, ma anche sociale, e della crescita economica della città e della regione.

Quali sono state le scelte più sofferte in questi 400 anni?
Sicuramente quella del prof. Brotzu, che da Rettore ha dovuto obbedire ad una legge iniqua ed espellere tre docenti perché ebrei. E adesso il fatto di dover rinunciare alla parte più nobile dell’insegnamento universitario: l’interazione tra persone, docenti e studenti, con gli studenti e i docenti stranieri e nostri, a causa dell’emergenza sanitaria. Non è una scelta facile: siamo costretti a farla, ma certamente non ci piace.

Qual è il patrimonio che l’ateneo può mettere in mostra e come lo fa.
L’Ateneo apre le porte del suo patrimonio storico ai cittadini con iniziative come “Monumenti aperti”, mettendo in mostra gli edifici storici e i musei che sono un vanto dell’Università di Cagliari, per ora dentro i dipartimenti ma che in futuro potrebbero avere sede nel Museo della Scienza a Palazzo delle Scienze. Dovrebbe trattarsi di uno spazio interattivo per divulgare in modo fruibile ma corretto la matematica, la chimica, la fisica, l’informatica, tutte quelle scienze che chiamiamo dure ma che in realtà dure non sono. Dal punto di vista artistico, la Collezione Piloni è un enorme contributo che l’Ateneo dà alla città per la conoscenza dell’arte sarda nei suoi tanti aspetti, anche in senso turistico. C’è poi la realizzazione del Museo d’Arte dell’Ateneo che vedrà tante opere di maestri sardi e che sarà presto fruibile.

Quale sarà il futuro dell’Università di Cagliari?
Un futuro brillante: mi aspetto che continui a crescere come ha fatto in questi anni. Lo farà nel momento in cui raggiungeremo l’obiettivo di migliorare l’organizzazione e la messa a sistema delle tante attività che si fanno in Ateneo. I valori del nostro Ateneo sono importanti, ma c’è ancora un problema in parte legato a leggi nazionali ed in parte ad una carenza organizzativa. Abbiamo cominciato a risolverlo, ma il lavoro non è ancora concluso. A quel punto, la crescita sarà esponenziale.

A chent’annos