La proposta fatta dagli scolari e dagli studenti dell’Istituto Comprensivo “Santa Caterina” si è tramutata in realtà questa mattina, martedì 5 febbraio quando, poco dopo le 11, è stata scoperta la targa che darà il nome di Maria Lai ad un nuovo spazio nel cuore di Castello. Situata tra la via del Duomo e la via del Fossario, la piazzetta prende il nome dell’artista di Ulassai che è stata al centro di un progetto scolastico dedicato alla toponomastica femminile.

Cagliari, su questo campo, è all’avanguardia in tutta Italia perché gli spazi pubblici dedicati alle donne è in media il 4% a livello nazionale, mentre il capoluogo sardo arriva fino all’8%. Un dato che conferma l’attenzione dell’amministrazione su questo aspetto oltre che la volontà precisa di valorizzare personaggi così importanti non solo in ambito isolano.

A far cadere il drappo rosso posizionato sulla targa è stato il Sindaco Massimo Zedda, affiancato per l’occasione dal suo collega di Ulassai, Gian Luigi Serra. Presenti, oltre a studenti e insegnanti della “Santa Caterina”, anche il vice Sindaco, Luisa Anna Marras e il presidente della Commissione Consiliare Affari Generali, Roberto Tramaloni.

A delineare un breve profilo dell’arte di Maria Lai, ci ha pensato la nipote Maria Sofia Pisu che, accompagnata da numerosi familiari e amici dell’artista, è intervenuta alla cerimonia.

La città di Cagliari vuole rendere omaggio con questa intitolazione all’artista più rappresentativa della contemporaneità sarda che è riuscita nell’arco di una vita lunghissima e grazie alla instancabile e varia produzione, che va dall’arte figurativa a quella concettuale, a creare un personalissimo e innovativo linguaggio, caratterizzato anche da una grande e giocosa ironia. “Giocavo con grande serietà e ad un certo punto i miei giochi li hanno chiamati arte”, ebbe a dire lei stessa.

È significativo che proprio i bambini abbiano pensato alla grande artista, raccogliendo la sua testimonianza di vita che ha attraversato più generazioni. Il ruolo di Maria Lai nell’arte contemporanea è infatti ampiamente riconosciuto ed è al contempo indiscussa la sua cifra anticonformista, che le consentì di iniziare il proprio percorso in un’epoca avversa al talento delle donne.

È per questo che Maria Lai è sentita oggi come “modello femminile di valore e di differenza al quale le nuove generazioni possono attingere per la costruzione della propria identità, quindi, non solo una grande artista, ma anche una grande donna e maestra di vita”, come è evidenziato nella proposta di intitolazione.

Forte il legame di Maria Lai con la città di Cagliari, dove visse assieme alla sorella Giuliana negli anni ’30, quando studiava all’Istituto Magistrale e dove ebbe come docente Salvatore Cambosu, prima di trasferirsi a Roma e poi a Venezia per gli studi d’arte. A Cagliari visse ancora nella seconda metà degli anni ’40, insegnando al Tecnico femminile. In quegli anni in città conobbe lo scrittore Giuseppe Dessì, cui fu legata a lungo da profonda amicizia. È nel 2004 che l’Università di Cagliari le conferisce la laurea honoris causa in lettere “per il tratto fortemente concettuale e narrativo della sua opera”.

Maria Lai. Foto Daniela Zedda

Proprio a Cagliari Maria Lai iniziò ad esporre negli anni ’50, prima di intraprendere la lunghissima carriera espositiva che da Roma la portò da ultimo anche a Miami alla Fiera internazionale d’arte contemporanea, un anno prima della sua scomparsa avvenuta a Cardedu il 16 aprile del 2013.

Dopo la morte, nel 2017 la sua produzione campeggia proprio all’ingresso dell’Arsenale, protagonista della 57ma biennale d’arte di Venezia, città dove Maria aveva frequentato l’Accademia all’inizio degli anni ’40.

“La sua arte è fortemente radicata nella sua terra, la Sardegna, ma è capace di farsi universale grazie alla potenza del messaggio che porta”, scrivono gli allievi e le allieve del Santa Caterina. È vero infatti che il legame con l’Isola e con i suoi paesi dà vita ad una produzione fertilissima a partire dagli anni ’80, con la fondamentale opera collettiva “Legarsi alla montagna”, realizzata insieme agli abitanti di Ulassai nel 1981.

La performance di arte pubblica, dall’alto valore poetico e simbolico, ha segnato fortemente l’immaginario e la storia della sua comunità d’origine e sopravvive nella memoria quasi con la forza della tradizione orale. Memoria attivamente e ampiamente custodita in paese presso la Stazione dell’Arte, museo a lei dedicato nel 2006, o nella suggestiva opera pubblica “La cattura dell’ala del vento” del 2009, così come nell’Archivio Storico Maria Lai, nato nel 2016 per volontà della nipote Maria Sofia Pisu.

Da Cardedu, dove torna definitivamente a vivere nel 1993, Maria Lai continua a lavorare e a creare intessendo fertili collaborazioni artistiche con le realtà culturali isolane e nazionali sino alla fine.