In queste lunghe settimane di quarantena, le giornate trascorrono lentamente, una uguale all’altra. L’ansia del bollettino della Protezione civile che, inesorabile, elenca il numero di morti e di contagiati della giornata, e la crisi economica che ormai inizia a far sentire tutti i suoi effetti, attanagliano la popolazione. Ma è proprio in questi momenti così duri che l’Italia riscopre i suoi punti di riferimento.

Venerdì 27 marzo, nel giorno in cui il Paese registra il più alto numero di vittime dall’inizio dell’emergenza, dopo il sensibile calo dei giorni immediatamente precedenti che aveva fatto sperare che il picco fosse ormai stato raggiunto, il Presidente Mattarella decide di intervenire per far sentire la propria vicinanza alla Nazione. Lo fa con un discorso a reti unificate, caratterizzato da parole molto coinvolgenti.

“Stiamo vivendo una pagina triste della nostra storia – dice il Presidente. – “Abbiamo visto immagini che sarà impossibile dimenticare. Alcuni territori e, in particolare, la generazione più anziana, stanno pagando un prezzo altissimo”. Non manca un perentorio monito all’Unione Europea: “Sono indispensabili ulteriori iniziative comuni, superando vecchi schemi ormai fuori dalla realtà delle drammatiche condizioni in cui si trova il nostro Continente. Mi auguro che tutti comprendano appieno, prima che sia troppo tardi, la gravità della minaccia per l’Europa. La solidarietà non è soltanto richiesta dai valori dell’Unione ma è anche nel comune interesse”.

Il Capo dello Stato infine ci tiene a ringraziare tutte le persone in prima linea nella lotta contro il virus: “A quanti, in ogni modo e in ogni ruolo, sono impegnati su questo fronte giorno per giorno”. Memorabile anche il fuorionda di Mattarella inviato alle televisioni per errore, dove si rivolge probabilmente al suo portavoce. “Eh Giovanni, non vado dal barbiere neanche io” – dice, sistemandosi un ciuffo ribelle, suscitando tenerezza e dando un’immagine di sé ancora più umana e simile ad ogni altro italiano alle prese con rinunce e restrizioni.

Ma la situazione non è drammatica solo in Italia. Gli Stati Uniti hanno superato tutti per numero di contagi, la Spagna è al collasso. Ed ecco allora che, in uno dei momenti più bui che il mondo abbia mai attraversato, arriva nello stesso giorno, trasformandolo in una data storica da tanti punti di vista, l’implorazione di Papa Francesco. Dalla Basilica vuota di Piazza San Pietro, in Vaticano, solo e sotto la pioggia, il Pontefice invita tutti i fedeli del mondo ad unirsi a lui nella preghiera invocando la fine della pandemia e impartendo la benedizione ‘Urbi et Orbi’ con l’indulgenza plenaria. Usa espressioni molto toccanti Bergoglio, che bene descrivono la condizione dell’intero Pianeta. “Signore, non lasciarci in balia della tempesta” – e ancora – “Su questa barca ci siamo tutti.”. La preghiera a Dio di liberare la popolazione mondiale messa a durissima prova da un nemico subdolo e invisibile, fa sentire credenti e non credenti un po’ meno soli, e i popoli della Terra tutti più vicini e uniti nell’affrontare questa minaccia comune. Immagini uniche, in un’atmosfera di sofferenza e preoccupazione, che accompagneranno la memoria collettiva per lungo tempo.

Durante il discorso del Papa, un bagliore squarcia il cielo grigio. “È apparsa la Madonna” giurano i fedeli. Ma il Vaticano non si è espresso.