Too Good To Go (troppo buono per essere buttato via) è il nome di una startup danese, nata nel 2015, allo scopo di arginare gli sprechi alimentari: si tratta di una semplice applicazione che, installata sul cellulare, consente di individuare i ristoranti che aderiscono all’iniziativa tramite una mappa geolocalizzata, scegliere un piatto specifico tra i menù disponibili e prenotarlo. Il cliente, a questo punto, non deve far altro che presentarsi all’orario indicato – in genere quello di chiusura – e ritirare la pietanza. Un progetto utile ai consumatori, i quali possono acquistare un pasto a un prezzo ribassato (in genere non superiore alle quattro sterline), ai gestori dei ristoranti, in grado di trarre profitto anche dagli alimenti avanzati e, ultimo ma non meno importante, al nostro pianeta. I creatori dell’app sostengono infatti che per ogni piatto venduto si evita la produzione di 2 kg di emissioni di carbonio. Persino le vaschette in cui il cibo viene confezionato, fornite dall’impresa, sono ecosostenibili.

L’applicazione ha avuto un immediato successo prendendo piede anche in Germania, Inghilterra e Francia dove è sempre maggiore il numero di esercenti che aderiscono all’iniziativa. Ma non sconfortiamoci, gli italiani non sono da meno: dalla milanese MYFoody, attraverso la quale è possibile acquistare prodotti alimentari prossimi alla scadenza o con difetti estetici – ma comunque buonissimi – a prezzi scontati nei negozi o supermercati più vicini, alla startup torinese Last Minute Sotto Casa passando per il progetto Recup che argina gli spechi nei mercati rionali del capoluogo lombardo sino alle veneta Ratatouille e a FoodForGood, che recupera i beni alimentari avanzati da banchetti di catering ed eventi.

Una maggiore consapevolezza sta infatti diffondendosi tra i consumatori: quella che una delle chiavi per rendere il nostro passaggio sulla Terra più sostenibile risiede proprio nella progressiva riduzione degli sprechi. Un’indagine della FAO rivela che, solo nei Paesi industrializzati, gli sprechi raggiungono la spaventosa cifra di 222 milioni di tonnellate di cibo gettato nella spazzatura, alla cui origine stanno soprattutto le cattive abitudini dei consumatori. E se in Europa è il Regno Unito ad aggiudicarsi il primo posto nella classifica degli spreconi, l’Italia si trova poco lontana coi suoi quasi 9 milioni di tonnellate di cibo buttati via ogni anno.

Un problema sempre più discusso e riguardo al quale il bel paese ha fatto un piccolo passo avanti con l’approvazione della legge, lo scorso 5 agosto, sul recupero delle eccedenze alimentari e sulla loro donazione per solidarietà sociale: si tratta di un provvedimento mirato a una semplificazione burocratica per ristoranti e supermercati che desiderino donare gli alimenti non consumati. In precedenza infatti le cose erano rese più complesse dall’obbligo di una dichiarazione preventiva da presentare cinque giorni prima della donazione: ora sarà invece possibile effettuare una più pratica dichiarazione riepilogativa a fine mese. Il decreto legislativo prevede inoltre incentivi per chi dona, maggiore chiarezza sulle date di scadenza e campagne di sensibilizzazione destinate a consumatori e imprese: insomma l’Italia, per quanto riguarda lo spreco alimentare, può finalmente tirare un sospiro di sollievo.

E noi? Cosa possiamo fare, quotidianamente, per ridurre il cibo che finisce nella spazzatura?

Un primo consiglio è quello di dare un’occhiata a frigorifero e dispensa prima di uscire a fare compere e redigere una lista della spesa considerando le reali esigenze del nucleo familiare. Sarebbe bene anche non farsi accecare dalle offerte speciali: se la quantità di prodotti che acquistiamo supera la nostra possibilità di consumarli, non otteniamo alcun risparmio. Un’ottima abitudine consiste nel soffermarsi sulle date di scadenza acquistando un alimento solo se abbiamo la possibilità di consumarlo a breve termine.

Numerose guide utili si trovano sul web: dal sito guidaconsumatore.com a quello di altroconsumo.it; basta digitare sul motore di ricerca le parole “come limitare lo spreco alimentare” e la rete si rivelerà ricca di consigli a cui, visti i tempi che corrono, è il caso di dedicare qualche minuto della nostra attenzione: ne avremo in cambio un notevole risparmio, un pianeta migliore e qualche senso di colpa in meno.