Helmar vola nel cielo di Sardegna, nel suo primo anno nel nostro territorio ha attraversato l’Ogliastra per poi fare ritorno nel luogo di rilascio. Helmar (in onore di Schenk stimato studioso della fauna sarda) è una giovane Aquila del Bonelli e insieme a Posada, Tepilora e Abbalukente fa parte del primo gruppo di rilascio del Progetto Europeo Aquila a-LIFE finalizzato all’incremento dell’areale di questa aquila nel Mediterraneo Occidentale e il recupero della specie oggi classificata, in Italia, in pericolo critico di estinzione.

L’Aquila fasciata, Abilastru in Sardo, si riconosce per l’evidente banda scura al termine della coda squadrata, è una specie termofila che frequenta gli ambienti mediterranei rocciosi ma non elevati, con praterie, pascoli o aree agricole. È sedentaria e abile cacciatrice in grado di catturare in volo corvidi e colombi o a terra piccole prede quali ratti e conigli selvatici, lucertole e serpenti. La sua presenza si è diradata in Sardegna a causa della lotta ai nocivi, legale sino al ‘73, che unita al bracconaggio, al saccheggio dei nidi da parte di collezionisti, all’antropizzazione e alla conseguente riduzione delle prede hanno portato a supporre la sua estinzione tra gli anni 80 e 90.

Il progetto, coordinato da GREFA, ONG spagnola che si occupa di conservazione della natura, con la collaborazione dell’ISPRA, Area per l’avifauna migratrice e il supporto della Regione Sardegna con l’Agenzia Forestas, è una grande opportunità per la conservazione della specie e il ripristino della continuità territoriale nel Mediterraneo. Prevede il rilascio di 25 esemplari nell’arco di cinque anni.

La prima fase, iniziata nel 2018, è stata interessata dall’individuazione dei siti di rilascio, infatti quest’aquila tende a nidificare nelle vicinanze di questi siti. La località scelta per maggior aderenza alle caratteristiche di habitat, presenza di prede e protezione è stata il Parco Naturale Regionale Oasi di Tepilora dove è stata allestita la prima voliera di ambientamento.

I primi cinque pulli sono arrivati nel giugno 2018, provenienti da Spagna e Francia, il progetto prevede infatti il rilascio tramite l’hacking, crescita in voliera e involo senza contatto diretto con l’uomo. Gli aquilotti dovranno sperimentare da soli le tecniche di caccia e a perlustrare il territorio, il primo anno di vita è proprio quello che registra il maggior tasso di mortalità.

Aquila a-LIFE prevede anche un’azione di tutela dalle maggiori cause di morte quali l’elettrocuzione, la caccia, i bocconi avvelenati e la West Nile, virus endemico capace di blocco nervoso e conseguente decesso. A questo scopo è stata attivata una rete di sensibilizzazione sia verso allevatori e cacciatori sia verso aziende responsabili dei cavi aerei.

Questa estate altre 5 aquile sono state rilasciate e tra pochi anni saranno pronte per l’accoppiamento.