Le strategie riproduttive messe in atto dalle varie specie vegetali sono molteplici, alcune esclusive e particolari come quella dell’Helicodiceros muscivorus, gigaro endemico di Sardegna, Corsica e Baleari, chiamato volgarmente “mangiamosche proprio in merito alla sua metodologia riproduttiva.

Specie erbacea perenne molto imponente, sino al metro di altezza, ha foglie tutte basali con un picciolo dilatato inferiormente a formare una guaina che avvolge per lungo tratto lo scapo. La lamina è divisa in tre segmenti di cui quello centrale è intero e ampio e i due laterali sono divisi ramificati e convoluti. Il nome scientifico prende appunto origine dall’andamento a spirale, helix (spirale) dis (due) keros (corno), delle foglie “bicornute”.

Indifferente al substrato, il gigaro mangiamosche, vive di preferenza nelle garighe mediterranee e in suoli piuttosto freschi su pendii rocciosi o scogliere vicino al mare, anche se in Corsica e Baleari lo si può osservare fino a 700 metri di altitudine. Nella maggior parte dei casi, si rinviene in prossimità delle colonie di gabbiani e degli insetti associati a tali colonie, che sono fondamentali per l’impollinazione.

L’infiorescenza è uno spadice, tipico delle araceae, dove i fiori unisessuali sono disposti su un grosso asse a forma di clava. I fiori sono disposti secondo un ordine ben preciso: i femminili fertili nella parte basale, i maschili fertili nella parte intermedia e i femminili sterili nella parte apicale. Sono tutti fiori essenziali ridotti a solo ovario o a sole antere.

Lo spadice è avvolto da una grande foglia modificata di 15-25 centimetri, che prende il nome di spata, con forma simile a un orecchio di maiale o all’orifizio di un cavallo morto (dall’inglese dead horse arum), esternamente dal verde al bruno e internamente rosso bruno amaranto cosparsa di numerosi e lunghi peli neri rivolti verso l’interno dell’orifizio per favorire l’accesso allo spadice, anch’esso dotato di peli.

Grazie a un’azione termogenica, l’infiorescenza è in grado di produrre un odore simile a quello di una carogna in putrefazione e ad attirare in tal modo gli insetti necessari al processo di impollinazione. Questi, posandosi sulla spata, vengono convogliati verso lo spadice da una trappola formata da quei peli che gli impediranno l’uscita. Le mosche saranno così prigioniere per un intero giorno.

L’impollinazione avviene nell’arco di due giorni: nel primo solo i fiori femminili sono maturi ed è proprio lì che le mosche vengono attratte credendo di poter deporre le loro uova e invece si ritrovano ad agitarsi in cerca di un’uscita e a depositare il polline prelevato in precedenza da altri fiori. La fecondazione, appena avvenuta, dà inizio nel secondo giorno alla maturazione dei fiori maschili che, producendo il polline, favoriscono a loro volta l’atrofia dei peli trappola che lasceranno libere le mosche di andar via, non prima però di averle sporcate di quel polline appena prodotto che servirà per la fecondazione di un altro fiore.

In Sardegna è localizzato principalmente nelle isole circumsarde. Non rientra nelle specie a rischio di estinzione ma, viste le previsioni di un aumento di pressione turistica in tali siti e la sua limitata capacità di diffusione dei semi affidata in principal modo alle lucertole, è considerata come prossima alla minaccia.

DivisioneAngiospermae
OrdineAlismatales
FamigliaAraceae
GenereHelicodiceros
SpecieHelicodiceros muscivorus
SinonimiArum muscivorus, Dracunculus muscivorus
Nome italianoGigaro mangiamosche, Erba serpentaria, Erba drago
Nome sardoAcciappamusca, Ciappamusca, Pappamusca
Tipo corologicoEndemismo sardo-corso-arcipelago baleare
Forma biologicaGeofita rizomatosa perennante