A novembre è ripartita la stagione della pesca dei ricci, frutti di mare prelibati e amatissimi dai sardi, abituati a consumarli spesso nei chioschetti del lungomare. Le associazioni animaliste non si erano fatte attendere e avevano portato avanti delle proteste prima che la stagione iniziasse, sperando di tutelare questi animali dal rischio estinzione. Anche QuiEtica era intervenuta lanciando l’hashtag #iRicciMiPiaccionoInMare, volto all’astensione dal consumo dei ricci durante la stagione di raccolta. L’associazione sarda ha come mission quella di diffondere la cultura etica nel mondo lavorativo, fra imprenditori, artigiani e liberi professionisti e valorizzare la cultura del popolo sardo creando una rete di collaborazione fra i soci. Sicuramente tra i comportamenti etici promossi figura anche il rispetto della fauna marina, anche a discapito della tradizione enogastronomica locale.

Dopo le proteste, i gruppi FB come “Nessun riccio nel piatto” (non sottovalutiamo il potere dei social) e le prese di posizione di alcuni ristoranti, che qualcosa si smuovesse a livello legislativo appariva imminente. La risposta della Regione è arrivata puntuale. L’Assessora dell’Agricoltura Gabriella Murgia ha firmato un nuovo decreto che limita la platea degli autorizzati alla pesca dei ricci.

Innanzitutto, la stagione della pesca dei ricci è iniziata ufficialmente il 1° novembre e terminerà il 15 aprile 2020. Ma a chi sarà consentito raccogliere questi frutti di mare amatissimi? Gran parte della differenza la fanno le autorizzazioni. I pescatori marittimi professionali, iscritti nel registro dei pescatori marittimi, potranno pescare i ricci solo dall’imbarcazione mediante asta e “cannuga” (lo specchio per ricci), mentre i pescatori professionali subacquei, in possesso di autorizzazione per la pesca subacquea professionale, potranno farlo in apnea o con l’uso di apparecchi ausiliari per la respirazione, esclusivamente a mano (o con uno strumento corto che permetta di staccare il riccio dal fondale). Prima dell’ultimo provvedimento preso in materia, anche chi esercitava la pesca per scopi ricreativi poteva pescare i ricci in apnea o immersione, a patto che lo facesse solo manualmente e non usasse apparecchi ausiliari per la respirazione. Adesso il nuovo decreto firmato dall’assessora Murgia preclude completamente la pesca dei ricci ai pescatori sportivi.

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Altre limitazioni riguardano il numero dei ricci “pescabili” e le dimensioni: un pescatore professionale subacqueo, per esempio, potrà raccogliere fino a 2 ceste (circa 1000 esemplari). La taglia minima di cattura è di 50 millimetri esclusi gli aculei.

Quali sarebbero i possibili compromessi per tutelare la specie senza rinunciare a un piatto così amato come la pasta con i ricci? Sicuramente uno studio della situazione attuale con la sperimentazione di un piano di ripopolamento potrebbero essere molto utili per trovare una soluzione che metta d’accordo tutti, in primis il nostro mare.