Nel cuore della Sardegna sud-occidentale sorge Iglesias, sede di una delle confraternite più antiche e laboriose di tutta l’isola, l’Arciconfraternita della Vergine della Pietà del Santo Monte, che offre da secoli uno spaccato descrittivo e spirituale che accende l’interesse non solo dei fedeli della zona, ma anche di appassionati e curiosi attratti dall’immenso valore culturale.

La Confraternita nasce intorno al 1500 ma il 16 novembre 1616 viene aggregata all’Arciconfraternita del Gonfalone a Roma, sigillando l’elevatura al rango attuale di Arciconfraternita. Fino al 1650 circa, i confratelli sovvenzionavano l’ospedale di San Michele; successivamente, e fino al 1850, essi si dedicarono invece all’assistenza fisica e spirituale dei condannati a morte. Oggi questa assistenza è rivolta ai bisognosi della città mentre tra le opere di misericordia spirituale, sin dal 1600, l’organigramma si occupa del coordinamento dei Riti della Settimana Santa.

Alle solenni cariche di Conservatore, Vice Conservatore, Sacrista maggiore, Segretario e Tesoriere (che hanno una validità biennale, vengono elette con segretezza e sono regolate da antichissime costituzioni), si aggiungono le figure degli Obrieri della pietà, vigilanti scrupolosi delle attività di assistenza ai bisognosi. I confratelli vengono definiti anche Germani (tradotto dallo spagnolo hermano, ossia fratello) e indossano un maestoso abito a gonna di finissima tela bianca inamidata, ornato di fiocchi e guanti neri e con un ampio cappuccio che lascia scoperti solo gli occhi allo scopo di celare l’identità del confratello, come simbolo di umiltà e modestia.

Foto AdobeStock | Atzori Riccardo

La consegna dell’abito avviene attraverso l’antichissima cerimonia della Professione, che generalmente ha luogo il venerdì prima della Domenica delle Palme. Durante il rito, il neoconfratello legge la formula di professione affidandosi all’Addolorata e viene offerto un cero.

Tutti i riti che riguardano la Confraternita avvengono nella Chiesa di San Michele, sede naturale e proprietà dell’associazione fin dalle sue origini. Si tratta di una costruzione molto semplice, la cui zona centrale è divisa da un arco sostenuto da due pilastri di trachite e sormontato da falde lignee. Dietro l’altare domina la scena uno splendido simulacro di legno risalente al Settecento raffigurante il Cristo che viene condotto in processione il Venerdì Santo.

Sul lato destro sorge la Cappella dei Misteri che è il simbolo della Settimana Santa perché essenza della Passione di Cristo. Nella parete in fondo all’aula presbiteriale vi è invece la statua di legno del Santo a cui è intitolata la Chiesa, San Michele, sotto alla quale si può ammirare il piccolo crocifisso che accompagnava i condannati a morte, risalente al XVII secolo. Nonostante la semplicità della piccola chiesa, che vuole enfatizzare proprio la modestia tipica dell’Arciconfraternita, vi sono interessanti elementi scultorei di pregio, come la splendida acquasantiera databile addirittura al XII secolo.

Is baballottis. Foto Tomaso Melis

Come abbiamo già anticipato, tra le opere spirituali dell’Arciconfraternita la più importante riguarda senz’altro l’organizzazione dei Riti della Settimana Santa, di remote origini, che inizia il Martedì Santo con la prima processione, chiamata “dei misteri”, che sintetizza i punti salienti della passione di Cristo attraverso sette simulacri: il primo rappresenta Cristo che prega nell’orto degli Ulivi, rappresentato da un grosso ramo d’ulivo a cui vengono aggiunti fiori ed essenze che riproducono la scena del tempo; segue la cattura da parte delle guardie, la flagellazione, l’Ecce Homo, il Calvario, la Crocifissione e la processione dell’Addolorata, scortata solennemente dai confratelli perfettamente abbigliati.

Il Mercoledì Santo nella Chiesa di San Michele viene celebrata la Messa a cui partecipano i confratelli e durante la quale avviene la benedizione e la distribuzione dei fiori e dei rami di ulivo che sono stati raccolti dal primo quadro della Processione dei Misteri.

Il Giovedì Santo avviene una suggestiva processione durante la quale il frastuono di mattracconi e tamburi è sostituito improvvisamente da un silenzio surreale. Varie associazioni religiose scortano la Vergine Addolorata col cuore trafitto da spade che cerca suo figlio nelle Chiese del centro storico.

Il Venerdì Santo è senza dubbio il giorno più intenso per la città e l’Arciconfraternita: fin dal mattino il quartiere alto “Sa Costera” diventa scenario della processione del Monte, che simboleggia la salita di Gesù al Calvario. In questa occasione, anche i bambini stringono tra le mani delle piccole croci di legno e seguono la processione scortando la Vergine. Durante la processione del Descenso, che avviene la sera, si consuma il dramma del seppellimento di Gesù, trasportato in processione e con incredibile sfarzo in Sa lettéra dopo essere stato deposto dalla croce.

Processione del Venerdì Santo. Foto Franco Stefano Ruiu

Il Sabato Santo chiude l’intensa settimana dell’Arciconfraternita: la chiesa rimane aperta tutto il giorno per l’adorazione del Cristo morto e i fedeli vengono esortati a risorgere con il Cristo.

Il giorno di Pasqua avvengono contemporaneamente due processioni, quella del Cristo Risorto e della Madonna Gioiosa, che abbandona il lutto e il dolore per vestire gli abiti della festa e apre le braccia felice in attesa di abbracciare il proprio figlio. In piazza avviene S’Incontru, l’incontro delle due statue che poi procedono insieme tra musica festosa e gioia dei fedeli. Il martedì sera successivo, avviene l’ultima processione che prevede S’Inserru, ossia la chiusura quando, cioè, i simulacri della Madonna e del Cristo si separano e salutano la folla come buon auspicio.

Raccontare della Settimana Santa organizzata a Iglesias da questa antica Arciconfraternita rende senz’altro l’idea sull’imponenza dell’evento, ma per essere vissuta fino in fondo occorre andarci di persona e prepararsi a fare il pieno di emozioni.