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Le zucche di Sant’Andria, un antico rito che si celebra il 30 novembre a Bono e Martis

La storia e il significato della processione delle zucche intagliate di Sant'Andria, un'antica usanza contadina che si tramanda di generazione in generazione

di Raffaella Piras
30 Novembre 2023
in Folklore & Tradizioni
🕓 3 MINUTI DI LETTURA
114 1
La processione delle zucche di Sant'Andria
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Grandi, arancioni, spesso utilizzate come oggetto decorativo ma soprattutto protagoniste delle nostre tavole autunnali. Sono le zucche, ortaggi utili e anche nutrienti, ricche di carotene e proteine, con proprietà diuretiche, calmanti, antiossidanti e antinfiammatorie, che in Italia da secoli vengono usate come ingrediente principale per ricette gustose quali risotti, zuppe e torte salate.

Anche se nell’immaginario collettivo la zucca viene considerata il simbolo della festa di Halloween, celebrata nella notte del 31 ottobre dapprima prevalentemente nei Paesi anglosassoni e ora in tutto il mondo, nella cultura occidentale porta con sé molteplici significati, non sempre positivi. In passato, infatti, era considerata poco nutriente e abbastanza insipida; per i Romani era simbolo di stupidità e follia, probabilmente perché cresceva nei territori da loro colonizzati; piuttosto nota, poi, è l’espressione “avere sale in zucca”, che deriva dal fatto che nei tempi antichi le zucche venivano utilizzate come contenitori per il sale. D’altro canto, le zucche vengono anche associate alla resurrezione dei morti e alla rinascita delle anime, da qui il loro legame sia con la ricorrenza di Ognissanti che con i rituali di fine autunno celebrati, soprattutto nel nord Sardegna, il 30 novembre, giorno in cui si festeggia “Sant’Andria” (Sant’Andrea).

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Di origine pagana e contadina, questa antica festa è legata al culto di Bacco, dio del vino, tradizione che poi, con il cristianesimo, viene celebrata proprio in occasione del giorno dedicato a Sant’Andrea. A Galtellì, in provincia di Nuoro, Sant’Andria è detto, infatti, “su santu e su vinu”;a Ozieri, a circa 50 chilometri da Sassari, nell’ultimo fine settimana di novembre o nel primo di dicembre, si celebra “Su Trinta ‘e Sant’Andria”, la festa del vino nuovo che coincide con la spillatura delle botti. Per l’occasione, i cittadini ozieresi aprono le proprie cantine ai compaesani e ai tantissimi visitatori che ogni anno vengono richiamati da questa manifestazione in cui sono previste degustazioni di vini nuovi delle colline locali e dei prodotti agroalimentari del territorio, musica dal vivo, spettacoli itineranti, mostre, musei aperti, vetrine a tema e vendite promozionali.

Ma la festa di Sant’Andria è particolarmente sentita, sempre in provincia di Sassari, soprattutto nei comuni di Bono e Martis, dove si celebra la tradizionale processione delle zucche.

Nel paese di Martis, situato al centro dell’Anglona, la sera del 30 novembre è da sempre un po’ magica. In passato, gli uomini uscivano di casa mascherati e armati di graticole, coltelli e scuri, che percuotevano tra loro in modo da fare rumore e spaventare così i fanciulli.

Oggi a Martis non sono più solo gli adulti ad uscire per strada a festeggiare Sant’Andria, i bambini e i ragazzi, infatti, dopo aver svuotato e intagliato le zucche in modo da creare facce paurose e illuminate, all’interno, da una candela, vanno a bussare nelle case, annunciando la loro presenza attraverso il suono di coperchi di pentole e mestoli e cantando una vecchia filastrocca – un’invocazione al Santo per chiedergli di premiare le ragazze che avevano filato di più e punire le più pigre col taglio delle mani -, che recita: Sant’Andria muzza li mani! Cantas azzolas as filadu? Battoro e tres …….. Muzzaredinde manos e pes! Sant’Andria muzza li mani! Cantas azzolas as filadu? Battoro e chimbe …….. Sas manos tuas muzzaredinde! Sant’Andria muzza li mani! Cantas azzolas as filadu? Battoro e otto …….. Sas manos tuas non ti las tocco!

In cambio della loro esibizione, i bimbi ricevono dolci, mandarini, fichi secchi, bibite e, soprattutto, soldi, mentre ai più grandi viene offerto del vino.

Col motto che “Sant’Andria non è Halloween”, anche il paese di Bono, uno dei centri maggiori del Goceano, grazie all’impegno della Pro Loco mantiene più viva che mai la tradizione di Sant’Andria, facendo in modo che si tramandi di padre in figlio. Qui già dalla mattina i bambini si procurano una zucca che viene svuotata e intagliata in modo da farle assumere delle sembianze umane spaventose, illuminata poi da una candela posta al suo interno. Quando si fa sera, con la zucca appesa al collo, i bambini al suono di una campanella e con un bastone in mano, al grido “Sant’Andria, Sant’Andria”, vanno in processione lungo le vie del paese, bussando alle porte delle case e ricevendo dolci, frutta secca e qualche soldino. Al rientro, i doni vengono spartiti e le zucche gettate a terra e distrutte.

I giovani vengono poi invitati dalla Pro Loco a concludere i festeggiamenti in piazza, dove vengono offerti a tutti le caldarroste provenienti dalla montagna di Bono, bibite ai più piccoli e vino locale agli adulti. Ad impreziosire l’evento non mancano, infine, stands con oggetti artigianali e altri prodotti enogastronomici tipici allestiti dagli abitanti del posto.

Tags: BonoGoceanoinstanewsMartisSant'Andriazucche
Raffaella Piras

Raffaella Piras

“Presentalo brevemente così che possano leggerlo, chiaramente così che possano apprezzarlo, in maniera pittoresca che lo ricordino e soprattutto accuratamente, così che possano essere guidati dalla sua luce”. (Joseph Pulitzer)

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📷 Su Tempiesu: ©️Nurnet | Nicola Castangia e Nuraviganne
📷 Santa Maria Maggiore: ©️ales&ales
📷 Veduta di Orune: ©️trolvag
  • 🕯️ Nel cuore del quartiere Castello di Cagliari si cela un passaggio che da secoli sussurra segreti. Via Alberto Lamarmora, antica ruga Mercatorum dei mercanti pisani, dimora di nobili e argentieri, nasconde tra i suoi vicoli stretti il Portico delle Anime.  🌙 Un tunnel angusto illuminato solo da una lampada fioca, dove l’effige della Madonna delle Grazie veglia su un mistero inquietante. Gli abitanti raccontano di aver udito lamenti di anime in pena davanti al quadro sacro. Ombre che si muovono, voci indistinte che emergono dal buio.  ⚔️ Si narra che durante un Giovedì Santo, Sant’Efisio apparve minaccioso nel portico a un sabotatore intenzionato ad avvelenare le acquasantiere delle chiese cagliaritane. Il santo lo fermò sul nascere. Da allora, ogni anno, il suo simulacro sosta davanti alla Vergine in processione. Una tradizione che unisce fede e leggenda, viva ancora oggi.  🏛️ Tra palazzi segnati dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e archi gotico-catalani, il Portico conserva un fascino che sfida il tempo. Cagliari di giorno è luce, ma di notte Castello rivela il suo volto enigmatico.  👉 La storia completa di Raffaella Piras, con tutti i dettagli delle leggende e della storia del luogo, ti aspetta su SHmag.it 📰
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  • ✨ Cenerentola in Sardegna 🔥
Tra falò d’inverno e fiabe sussurrate accanto al fuoco, la magia della ragazza dal cuore puro rivive anche nell’Isola.  🏰 Molto prima del castello Disney, esisteva Rodopi: una fanciulla dell’Antico Egitto, destinata a diventare la prima “Cenerentola” della storia.
Dalle corti europee arriva in Sardegna, dove la fiaba trova nuove voci e nuovi nomi. E lì, tra montagne e mare, cambia per sempre volto.  🐦‍⬛🌾 Nel cuore del Campidano vive Maria Chisjnera, la più piccola di tre sorelle. Dalla gentilezza verso un uccello magico nascono noci, mandorle e prodigi. ✨
In ogni frutto, un incantesimo: abiti splendenti 👗, fate e servitori. E come nella fiaba, sarà una scarpetta 👠 a rivelare la verità.  👑 Il giovane che la sceglie non è un principe qualunque, ma l’uccello mediano, liberato dal suo incantesimo grazie a un gesto di bontà 💖.  Ogni versione di Cenerentola racconta la stessa verità: la gentilezza salva, e persino la sventura può diventare luce. 🌟  Dal mito egizio ai nuraghi, la fiaba di Cenerentola continua a vivere nei racconti di Sardegna.  🔗 Scopri la storia completa nell’articolo di Raffaella Piras su shmag.it
  • 🎶 Capodanno 2026 a Sassari con Max Pezzali: viabilità, parcheggi e navette 🚌 
🎆 Tutto è pronto a Sassari per il grande concerto di Max Pezzali, in programma la notte del 31 dicembre in piazzale Segni. Il Comune ha predisposto un articolato piano di sicurezza e mobilità per garantire una serata ordinata e sicura, nel segno della partecipazione e del divertimento. 
🚧 Zona rossa in piazzale Segni
Dalle 18:00 l’area intorno a piazzale Segni sarà interdetta al traffico veicolare, anche per i residenti. La zona rossa comprenderà le vie Di Vittorio, Giagu, Carlo Felice, Raffa Garzia, Wagner, Coradduzza, Gramsci e Togliatti. Tutti gli accessi saranno transennati e presidiati dalla Polizia locale. All’interno del perimetro sono previste un’area di sosta per persone con disabilità in via Nenni; aree ristoro dedicate al pubblico. 
🅿️ Otto parcheggi di attestamento e bus-navetta
Per agevolare gli spostamenti, il Comune e l’ATP attiveranno otto parcheggi di attestamento collegati al luogo dell’evento da bus-navetta gratuiti dalle 18:00 alle 21:00. Le aree individuate si trovano in:
·  via Caniga – via Predda Niedda (Tanit),
·  Piandanna (Agenzia delle entrate),
·  via Budapest (fianco Conad),
·  via Camboni (Li Punti),
·  piazza Ortobene (Sant’Orsola Nord),
·  via Pirandello,
·  via Turati,
·  via Washington.
Le linee ATP dedicate saranno riconoscibili dalla scritta “Concerto Max Pezzali” su bus e fermate, con passaggi ogni 5-15 minuti.
Rientro dall’1:00 alle 3:00 del 1° gennaio con bus-navetta ATP da via Vardabasso verso i parcheggi di attestamento (la destinazione sarà indicata sul parabrezza). 
🚌 Pullman e area camper
La corsia discendente di via Milano sarà riservata ai pullman turistici provenienti da tutta l’isola, mentre tra via Milano e via La Malfa è stata allestita un’area sosta per camper.  Nel primo commento mappe percorsi delle navette 👇🏼
  • ✨ Sassari si prepara ad accogliere il 2026 con un grande evento di piazza. La notte di San Silvestro vedrà protagonista Max Pezzali, icona della musica pop italiana, che salirà sul palco di Piazzale Segni intorno alle 22:00 per accompagnare la città nel conto alla rovescia verso il nuovo anno.  Il concerto sarà il fulcro del programma “Sassari Destinazione Natale”, il progetto che punta a valorizzare la città come polo culturale e turistico anche in inverno. L’appuntamento di Capodanno si affianca così a eventi simbolo come la Cavalcata Sarda e la Discesa dei Candelieri, confermando l’impegno dell’Amministrazione nel rilancio dell’immagine urbana in chiave artistica e partecipativa.  🎶 Sul palco, Max Pezzali ripercorrerà più di trent’anni di carriera con i brani che hanno accompagnato intere generazioni – dagli anni degli 883 ai successi da solista – trasformando la piazza in un grande coro collettivo. Dopo la mezzanotte, spazio a Sergione Dj e Gabry Dj per far ballare il pubblico fino a tarda notte.  Una notte di musica, festa e partecipazione che proietterà Sassari nel nuovo anno con energia e una visione chiara: crescere attraverso la cultura e la condivisione. 🌟  #Sassari #Capodanno2026 #MaxPezzali
  • 🎄 “Marley era morto”. Così inizia il “Canto di Natale” di Charles Dickens, pubblicato nel 1843 e sold out in pochi giorni. Da quel capolavoro nascono oltre un secolo di adattamenti cinematografici: dal muto del 1901 con Scrooge di Walter R. Booth, al musical del 1970 con Albert Finney, fino a “S.O.S. Fantasmi” con Bill Murray e la CGI di Robert Zemeckis con Jim Carrey. ❄️  🎞️🍿 Classici hollywoodiani, Muppet irresistibili e l’horror con Johnny Depp in arrivo nel 2026. Quale Scrooge è il tuo preferito? Scopri la guida completa di Lorella Costa 👇🏻
  • 🪨 Scolpita nella roccia di Capo Sant’Elia, la Grotta di San Bartolomeo racconta una pagina poco nota della preistoria cagliaritana.  Tra frane, scavi ottocenteschi e indizi sparsi nel terreno, qui sono emersi frammenti di vasi, punte di lancia, resti animali e tracce di antiche capanne: tasselli di una storia che va dal Neolitico all’età nuragica, passando per la misteriosa cultura di Monte Claro.  🌊 Accanto alla grotta, la Domus de Janas ancora visibile custodisce il silenzio di un passato in parte perduto, mentre gli archeologi cercano di ricostruire l’abitato che un tempo dialogava con il mare di Marina Piccola e il colle di Sant’Elia. 
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