Dolmen, menhir, cromlech. Sono solo alcuni dei monumenti preistorici costruiti dall’uomo generalmente nel periodo Neolitico e che rientrano nell’ampio gruppo dei monumenti megalitici. I megaliti sono costruzioni imponenti, realizzate con pietre sbozzate e non legate da alcun “collante”, come la calce o il cemento. I megaliti sono presenti in tutto il mondo, dall’Europa all’America latina fino all’Oriente, in Cina, Giappone e Corea. Si ipotizza che la loro funzione fosse religiosa, funeraria o commemorativa. Il più famoso megalito al mondo è sicuramente il sito di Stonehenge in Inghilterra, il più celebre cromlech costituito da grandi strutture in pietra poste in posizione circolare.

Il viaggio in cui vogliamo portarvi è quello che collega due mondi molto distanti, la Sardegna e l’Oriente, e non riguarda solo i megaliti, ma anche altre strutture protostoriche, i tumuli o altre sepolture come le Domus de Janas. In particolare vogliamo concentrarci sulla Corea e sul Giappone. Se l’ipotesi di una “cultura megalitica universale” è stata scartata dagli studiosi grazie ad approfondimenti, analisi e datazioni è innegabile come, in tutto il mondo, strutture come i dolmen e i menhir si assomiglino. L’isola sarda è ricca di monumenti megalitici, come le Tombe dei Giganti e persino i nuraghi, considerati però dalla maggior parte della comunità scientifica come evoluzioni più complesse delle costruzioni megalitiche originarie. Nel 2009 sono stati documentati in Sardegna 215 dolmen. I dolmen sono strutture costituite da due o più pietre verticali che sorreggono un lastrone orizzontale. Alcuni studiosi pensano che alcuni dolmen fossero in origine ricoperti, protetti e sostenuti da un tumulo. I tumuli sono monticelli di terra o pietre disposti sopra le tombe per formare una sorta di piccola collina. In Giappone, queste strutture preistoriche si chiamano Kofun e hanno ispirato un periodo storico successivo chiamato appunto “periodo Kofun”, il quale andò dal 250 al 538 d.C. e a cui risale il più grande – anche se decisamente più recente – megalito giapponese: il Kofun Ishibutai. Altro tumulo giapponese molto famoso è il tumulo di Tatetsuki, a Kurashiki (prefettura di Okayama), che si trova sulla cima di una bassa collina orientata verso la piana alluvionale di Yabe.

Kofun Ishibutai, prefettura di Nara, Giappone. Foto AdobeStock | soraneko

Se ci spostiamo dal Giappone alla Corea, troveremo delle strutture megalitiche che assomigliano incredibilmente a quelle sarde. Un esempio celebre, sono i siti dolmenici di Gochang, Hwasun e Ganghwa, risalenti al I millennio a.C. Nel 2000 i siti vennero inclusi nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. Si dice che la Corea contenga oltre il 40% di tutti i dolmen sparsi per il mondo, la maggior parte dei quali si trova proprio in questi 3 siti, all’interno dei confini della Corea del Sud. A Gochang si trovano dolmen grandi e variegati, noti come “dolmen Jungnim-ri”, caratterizzati dall’avere un orientamento da est a ovest e dall’essere posti tutti ai piedi di piccole colline. In questa area sono stati inventariati 442 dolmen, probabilmente databili al VII secolo a.C.

I dolmen del sito di Hwasun seguono il corso del fiume Jiseokgang, mentre quelli che si trovano sull’isola di Ganghwa sono probabilmente i più antichi, nonché quelli posti più in alto, in quanto si trovano sulle pendici dei monti.

I dolmen coreani sono simili ai dolmen presenti in Sardegna, come quello di Sa Coveccada a Mores, una sorta di gigante di trachite, visibile da lontano e dalla struttura “a casetta” perfettamente intatta.

Dolmen a Gochang, Corea del Sud. Foto AdobeStock | Keitma

Si stima che in Corea ci siano oltre 30mila siti dolmenici. I dolmen, infatti, sono la struttura megalitica più diffusa in tutta la regione dell’Estremo Oriente. La maggior parte dei megaliti coreani sono datati all’Età del Bronzo e, sostanzialmente, si dividono in tre tipologie: dolmen a forma di tavolo; dolmen con una base e dolmen senza alcuna pietra di sostegno. Delle strutture “a tavolo” molto particolari e affascinanti si trovano anche nel sopraccitato Giappone, nel sito di Kuboizumi Maruyama, un complesso che ospita ben 118 dolmen. Qui, le strutture megalitiche – se viste dall’alto – ricordano delle mastodontiche tartarughe.

Anche le Domus de Janas hanno i loro cugini orientali. Le Domus de Janas sono strutture sepolcrali che sono state capaci di ispirare innumerevoli leggende. Si tratta di splendidi esempi di sepoltura sotterranea della civiltà prenuragica, costituite da piccole celle scavate nella roccia. Una delle più famose necropoli di questo tipo si trova nel sito archeologico di Anghelu Ruju, nei pressi di Alghero. Davvero impressionante, in questo caso, la somiglianza tra le Domus de Janas con il sito funerario giapponese di Ishinuki-Nagino, a Tamana, nella prefettura di Kumamoto, dove le celle sono scavate nella roccia sul fianco della montagna con forme squadrate.

Di periodi diversi, con funzioni diverse, dall’altro capo del mondo: la cultura megalitica si è evoluta dall’alba dell’uomo, prendendo varie forme nel corso della storia e nelle varie regioni del mondo. Tutto il mondo è paese almeno per quanto riguarda la preistoria umana? Da certi punti di vista la risposta è assolutamente no. Non c’è alcuna prova del fatto che paesi tanto lontani possano essersi in qualche modo influenzati tra loro. Però, le somiglianze alimentano le domande e infittiscono le trame dei misteri del mondo. Perché in tutto il globo sono stati ritrovati i megaliti? Perché le sepolture avevano forme ricorrenti? Sono domande a cui ancora, in parte, non è stata data una risposta. La bellezza della nostra storia, d’altronde, sta anche negli anelli mancanti.