Dopo i tre sold out del debutto a dicembre, “Il Giorno del Giudizio – Su Toccu Pasau” torna in scena al TEN – Teatro Eliseo di Nuoro. Lo spettacolo, scritto e diretto da Marco Spiga, sarà rappresentato sabato 7 febbraio alle 20:30, domenica 8 alle 19:30 e in matinée lunedì 9 e martedì 10 febbraio alle 10:30. L’opera fa parte del progetto teatrale dedicato a Salvatore Satta nell’ambito dell’“Autunno Sattiano – Satta 50”, e rappresenta la seconda tappa di un percorso artistico che ha già raccolto un ampio consenso di pubblico e critica.
A differenza della prima parte, non si tratta di una ripresa, ma di una nuova creazione autonoma, che sviluppa un diverso capitolo drammaturgico del romanzo sattiano. Il primo episodio, con venti repliche e oltre ottomila spettatori, aveva aperto un dialogo profondo fra teatro e comunità, mostrando come Nuoro continui a riconoscere nel capolavoro di Satta una delle proprie radici più autentiche.
Marco Spiga, in questa nuova tappa, porta lo spettatore nelle zone più cupe e interiori del romanzo, dove la città non è solo un luogo fisico ma un corpo collettivo che respira, ricorda e si dissolve. L’autore non racconta una trama, ma un sentimento: la fine di un mondo, osservata dai campanili della cattedrale, nello stesso sguardo sospeso con cui Satta contemplava il passare del tempo. L’apertura, scandita dal rintocco delle campane di Santa Maria, introduce lo spettatore in una dimensione quasi rituale, come se il teatro diventasse una soglia tra il presente e la memoria.
Nel suo percorso di dissolvenza, Nuoro rivive attraverso le figure del romanzo, che emergono una dopo l’altra come presenze luminose: Boelle e Fileddu incarnano il dolore della perdita e la consapevolezza collettiva, mentre le donne – da Gonaria alla serva dei Corrales – rappresentano la memoria sotterranea della città, un archivio emotivo che tiene insieme le generazioni. Il mondo ecclesiastico, con Prete Pirri, Prete Porcu e Ciriaco, introduce una prospettiva ironica e terrena, dove il giudizio non condanna ma rivela, misurando la fragilità umana.
In scena, la città stessa diventa la protagonista, fatta di molteplici identità, contraddizioni e ferite. L’impianto visivo costruito dal regista si muove per immagini, dettagli e respiri, restituendo la dimensione corale di una comunità che si riconosce nei frammenti della propria storia.

Un elemento centrale dell’opera è l’uso del sardo come lingua drammaturgica, non semplice traduzione, ma suono primordiale che riporta i personaggi alla loro origine. Il lavoro linguistico, condotto da Marco Siotto, Armando Lodi, Gianni Cossu e dal gruppo di traduzione comunitaria TENacademy (con studenti del Liceo Classico Asproni, dello Scientifico Fermi e dell’ITC Chironi Satta), conferisce allo spettacolo una voce antica e profonda, capace di trasformare la scena in un rito collettivo di ascolto e riconoscimento.
Il progetto coinvolge un ampio cast intergenerazionale di attori professionisti e non professionisti: Valentina Loche, Graziella Spanu, Giuseppe Garippa, Marco Mazza, Armando Lodi, Gianni Cossu, Alessandro Congeddu, Flavio Cabizzosu, Marco Moledda, Marco Siotto, Zenia Mingioni, Anna Grazia Farina, Francesca Gungui, Antonella Lunesu, Giacomina Pintori, Stefania Mula, Mattea Cherubini, Gabriele Pudda, Gianfranco Lau, Saimon Issa, Salvatore Farina, Enerio Tegas e Marco Mario Muledda.
La parte tecnica è affidata a Giacomo “Jacheddu” Sanna per il suono, Gianluca Usala per il disegno luci ed Enrico Serra per il macchinismo. I costumi sono firmati da Saimon Issa con la collaborazione di Desacré e Bestes de Rùsticu.
Per informazioni e prenotazioni e possibile contattare il numero 340.6036671 o scrivere a [email protected]. I biglietti sono disponibili anche su Vivaticket.





































