Sogno moderno e identità, donne velate ma nude. È la tradizione che rivive nella contemporaneità, la rivendicazione della libertà di indossare un capo e renderlo unico attribuendogli il proprio significato personale. Tutto questo è Inveloveritas, un’idea che si è concretizzata nel 2015, dando vita a un laboratorio artistico che realizza sciarpe, maglie e complementi d’arredo che traggono origine da una tradizione riadattata al gusto moderno. I protagonisti assoluti del progetto sono Maria Francesca Maniga, 37enne di Sassari, e Giuseppe Scalas, 38enne di Cagliari, appassionati di moda, costumi sardi, disegno e pittura sui tessuti. Dalla collezione iniziale di magliette decorate a mano, il lavoro di Maria Francesca e Giuseppe si è ampliato perfino oltre i confini dell’arte, tanto che le loro creazioni sono diventate protagoniste di campagne sociali e commerciali come quella di Women united against violence, in collaborazione con il Centro antiviolenza di Nuoro.

Nel logo di Inveloveritas la donna è una figura centrale e la nudità è contrapposta alla vestizione del velo, che racchiude e simboleggia la verità che risiede in ognuno di noi. Un’immagine tradizionale in apparenza, eppure così sfrontatamente moderna da travalicare i confini della storia del costume sardo, sulla scia di un credo dove nulla si distrugge ma tutto si trasforma. Il miglior modo per impedire al passato di morire è quello di rianimarlo adattando i suoi tratti distintivi al gusto moderno che incombe. Ed è così che i capi di abbigliamento, i cuscini decorati e perfino le grucce in legno raccontano, a modo loro, ciò che è stato, scolpendo su stoffa e su legno i motivi della tradizione tessile della Sardegna. Con questo intento è nata la linea My body is woven (from the threads of my land), ossia “il mio corpo è intrecciato dai fili della mia terra”. La collezione è basata sui pattern della memoria tessile sarda, ricca di geometrie adatte a decorare arredi e costumi di oggi. Per svelare le “trame” di Inveloveritas abbiamo parlato con Maria Francesca.

Foto mondosardegna.it

Ciao Maria Francesca. Raccontaci come è nato Inveloveritas.
Giuseppe e io siamo appassionati di costumi sardi, ma inizialmente li conoscevamo in modo non approfondito, perché li vedevamo nelle sagre o nelle feste. Questa passione comune si è concretizzata in un’immagine un po’ paradossale, quella di una donna nuda velata. Ci è sembrata subito una figura molto sensuale e moderna e abbiamo proposto una mini collezione di maglie dipinte a mano per mettere in evidenza la diversità di ogni donna e regalare a ogni cliente la possibilità di avere la sua maglia personalizzata.

Da questa prima collezione l’idea si è sviluppata in una vera e propria attività…
Due anni fa abbiamo aperto il nostro primo laboratorio e di recente ci siamo trasferiti in Piazza Dettori a Cagliari. La decisione di aprire un laboratorio tutto nostro ci ha permesso di dedicare il giusto spazio alla nostra attività, specialmente alla pittura manuale.

Qual è il significato del velo in Inveloveritas?
Al centro dell’idea del logo c’è la contrapposizione tra il corpo nudo e il corpo velato. Il velo scelto per il disegno è il copricapo di Orgosolo, che, oltre ad essere celebre e facilmente riconoscibile, presenta una struttura molto chiusa, quasi serrata intorno al collo della donna. Questa chiusura crea un contrasto ancora più forte con il seno scoperto. Con questa immagine vogliamo dire tante cose… Una di queste è che ogni persona ha il diritto di dare un proprio significato agli accessori che indossa che può essere sì etnico e culturale, ma anche, più semplicemente, affettivo o estetico.

Su quali accessori realizzate il logo e quali materiali e tecniche utilizzate?
La tecnica di base è la serigrafia. Ad essa si è affiancato negli ultimi anni il ricamo digitale. Utilizziamo anche il taglio laser e la cucitura a mano. Con queste tecniche realizziamo – oltre alle magliette – tantissimi accessori come foulard e sciarpe, ma anche mobili. In collaborazione con l’azienda milanese Extroverso abbiamo creato dei complementi d’arredo ispirati ai pattern della tessitura.

Quanto incide nel vostro lavoro l’idea di tramandare la tradizione?
Vogliamo tramandare la tradizione, ma una tradizione tradita, capace di adattarsi, di trasformarsi. Quando lo scialle arrivò in Sardegna era un accessorio nuovo e sostituì presto i copricapi dei costumi di alcune zone dell’isola. Ad oggi, invece, lo scialle viene visto come un qualcosa di antico e tradizionale. Questo è solo un esempio di come la tradizione si crei in realtà giorno per giorno, con nuove cose che vengono messe in uso.

Qual è la vostra carta vincente?
Non abbiamo la presunzione di dire che la nostra carta vincente sia questa, ma tra gli intenti del nostro progetto c’è quello di far cadere gli stereotipi sulla Sardegna. Siamo sardi di oggi, anche se sempre innamorati di ciò che è stato. Ognuno deve essere libero di dare la propria interpretazione di se stesso, senza essere giudicato per le storie scritte da altri.