Immaginate di dovervi redimere da una colpa, o di dover superare una dipendenza, e di trovarvi immersi in una sorta di realtà parallela – un luogo di penitenza – dove ben presto prevale la vera natura umana. Tutti i buoni sentimenti sembrano scomparire in questo limbo oscuro. È il fulcro del film Il buco, in questi giorni disponibile sulla piattaforma di Netflix. Il lungometraggio dello spagnolo Galder Gaztelu-Urrutia racconta l’abisso di un luogo alternativo dove espiare i propri peccati o dove vincere le proprie debolezze: una “fossa” che qualcuno, dall’alto, dirige senza sapere granché di cosa effettivamente vi accada.

La fossa è il nostro mondo, liberato dagli orpelli e dai freni inibitori che normalmente ci circondano. La lealtà verso il prossimo, il rispetto, la solidarietà, l’empatia: tutto passa in secondo piano. Si svela la natura umana più recondita, vengono alla luce i sentimenti meno puri. La metafora del cibo scelta è riuscitissima. Il cibo rappresenta la ricchezza, le opportunità, gli strumenti che non sono concessi a tutti in egual misura. Una parte del mondo si deve sacrificare per permettere all’altra metà di goderne appieno. Ci sono i ricchi e ci sono i poveri. E chi è stato da una delle parti e poi si ritrova dall’altra pare dimenticare qualsiasi lezione ci fosse da imparare, perché l’egoismo dell’uomo, allo stato primordiale del suo essere, è la forza più dirompente che esista. È la società odierna, quella che viene raccontata. Evidente è la critica al sistema capitalista: c’è chi produce e chi è non è necessario al processo. Chi produce e chi consuma. Una speranza è offerta da chi, nonostante la situazione tenda a placare ogni ragionamento evoluto, non accetta l’immobilismo di ciò che sembra immutabile, e decide di abbandonare il proprio sicuro metro quadro – condizione intermedia – per arrivare sino al punto zero. Una discesa verso gli inferi, partendo dal Paradiso. È proprio dagli inferi che può partire il messaggio rivoluzionario necessario. Ma non è con i discorsi sensati che ci si riuscirà. La resistenza alle brutture del mondo sotterraneo (ma neanche tanto diverso da quello terrestre) richiederà mezzi ben meno filosofici. Per quale motivo? «Perché la merda è più efficace della solidarietà spontanea.»

Un film assolutamente da vedere, dove ognuno di noi, a seconda della propria visione e della propria percezione della società, potrà trovare spunti di riflessione, validi dentro e fuori dalla propria “fossa”.