I momenti di crisi sono un terreno fertile per la nascita e la diffusione di notizie false e tendenziose. Articoli clickbait, fake news, video di virologi improvvisati circolano in rete senza sosta, sovraccaricando il web di informazioni fallaci. Dai principali social e piattaforme, le notizie hanno iniziato a raggiungere anche canali televisivi aumentando la potenza delle cosiddette fake news, dandogli più credibilità e anche più valore.

Perché le fake news hanno un così largo successo?

La nostra epoca è sicuramente caratterizzata da un grado di istruzione ampiamente diffuso, perciò spesso, la viralità di queste notizie, appare un paradosso. Non sono solo le persone che non hanno studiato a cadere in queste “bufale”, ma anche professionisti, medici, giornalisti… Perché? La risposta sta nel contesto e nelle difficoltà dell’argomento che si va ad affrontare. Il nuovo Coronavirus è un mistero dal punto di vista scientifico: ricercatori di tutto il mondo sono impegnati a trovare delle risposte e, soprattutto, una cura.

La comunità scientifica è in fermento e questo si riflette anche nei “non addetti ai lavori”. Il non avere notizie certe aumenta il bisogno di capire cosa sta succedendo, soprattutto ora che la nostra vita sta subendo dei cambiamenti. L’incertezza è il miglior concime per far attecchire dubbi sulle autorità e sulle fonti istituzionali. L’illusione di avere per sé un sapere nascosto ci dà conforto, ci aiuta l’idea di essere gli unici ad aver capito come stanno davvero le cose. Questo è anche favorito dall’eccesso di informazioni da cui siamo colpiti quotidianamente: veniamo bombardati da dati decontestualizzati, numeri, pareri discordanti, tanto da soffocare le voci che provengono da fonti attendibili, come l’OMS e i siti gestiti dai ministeri.

Quindi come districarsi in questo mare di notizie?

Foto S. Hermann & F. Richter | Pixabay

Combattere la disinformazione: i siti di fact-checking

Il fact-checking è un’attività giornalistica mirata allo smascheramento delle fake news. Per quanto cadano in questo tranello anche testate affermate, ne esistono altrettante che si impegnano nel contrastare e smentire i contenuti che vengono diffusi senza nessuna prova.

Dal momento in cui il Covid-19 è arrivato in Italia, il servizio di fact-checking di Open è stato indispensabile nella lotta contro la disinformazione. La testata giornalistica fornisce ai suoi lettori gli strumenti necessari per riconoscere le bufale, smentendo in modo preciso le fake news che circolano sui social network.

Lavoce è una delle fonti più attendibili nel campo dell’economia e della finanza. Nel loro sito è possibile controllare il dossier “Emergenza Covid” dove sono raccolti tutti gli articoli sull’argomento divisi per macrocategorie: qui è possibile approfondire tutto ciò che riguarda il nuovo Coronavirus senza incappare in informazioni false o fuorvianti.

Facta, con il suo motto “scegli a chi non credere”, è un’ottima fonte a cui rivolgersi quando si vuole sapere se una notizia letta risponda alla verità o meno.

Le principali fake news diffuse con il nuovo Coronavirus

Il nuovo virus è stato accompagnato nella sua diffusione da notizie di ogni genere, fino a sfociare nel complottismo. Le bufale che hanno iniziato a circolare in questi giorni si dividono principalmente in due tipi.

Il primo riguarda il campo scientifico, mettendo in pericolo le persone, che si affidano a delle idee campate per aria senza tenere conto dei pericoli che comportano. Un esempio è perfetto è la notizia che consiglia i gargarismi con la candeggina, smentita anche dal Ministero della Salute. Il secondo tipo, invece, agisce sul campo politico, alimentando odio e malcontento, allo scopo di creare confusione o per portare avanti della becera propaganda.

A partire da medicinali miracolosi che ci vengono tenuti nascosti, fino ai leoni liberati in Russia da Putin, la fantasia delle fake news sembra proprio non avere limiti. Tra le più famose troviamo quelle che riguardano la Vitamina C ed integratori: siè diffusa velocemente, tramite i social, la notizia che vorrebbe far credere che l’assunzione di vitamine e integratori possano prevenire la malattia. Per quanto in caso di carenze questi possano essere indispensabili per il corretto funzionamento del nostro organismo, nessuna di queste sostanze è un antivirale, per cui non può proteggerci dal virus. I complottisti invece preferiscono collegare il Covid-19 al 5G: alcune catene di WhatsApp affermano che le restrizioni applicate siano solo una scusa per installare in segreto i ripetitori del 5G, i quali sembrerebbero nocivi per noi e per gli animali. È scontato dire che tutte queste affermazioni non hanno nessuna valenza: non esiste nessun collegamento tra Coronavirus e sul 5G, tanto meno sulla sua nocività.

La loro forza è la nostra paura. Provare questo sentimento in questo contesto è più che normale, ma l’informazione, quella corretta, può aiutarci a reagire con razionalità a ciò che sta accadendo intorno a noi: affidarci ad un giornalismo serio può davvero fornirci i giusti strumenti per combattere l’ignoranza con il sapere.