Il nome Elva Lutzarichiama, al nostro orecchio di italofoni, suggestioni provenienti dall’Est europeo: sottile e spassoso inganno deliberatamente ordito dal duo che si fregia di questo nome. In realtà elva lutza in sardo significa erba magica, l’erba fatata delle leggende isolane. Ciò che in prima battuta appare come un’innocente burla rivela invece una vera e propria dichiarazione di intenti: il progetto musicale fondato dai sassaresi Nico Casu (trombettista e cantante già collaboratore, fra gli altri, di Daniele Sepe) e Gianluca Dessì (chitarrista operante da anni nell’ambito della musica etno-folk) viene infatti concepito come viaggio nella musica popolare europea: dalla Sardegna sino ai Balcani, dalla Catalogna sino e oltre le isole britanniche. L’approccio non è certo di tipo conservativo-filologico: in ogni interpretazione detengono un ruolo chiave l’improvvisazione, la rielaborazione, la contaminazione, una visione che fa sì che i brani, tanto autoriali quanto provenienti dal patrimonio musicale di tradizione orale, possano così, in un’epoca di precipitosa globalizzazione, continuare a parlarci e a vivere nuove vite al di fuori degli archivi degli etnomusicologi.

Insignito del Premio Parodi nel 2011, il duo incide un primo disco nel 2012 (Elva Lutza, S’Ardmusic), seguito nel 2014 dal secondo, Amada (Premio Mario Cervo come miglior disco sardo dell’anno), frutto della collaborazione con il cantante occitano Renat Sette.

Risale allo scorso 26 ottobre l’uscita ufficiale del nuovo album, Cancionero (Tronos Digital), in collaborazione con Ester Formosa, cantante e attrice catalana che vanta prestigiose collaborazioni e una copiosa discografia in cui spiccano intense interpretazioni di testi letterari e canzoni d’autore.

Anticipato dal video A su tramontu, brano originale composto da Nico Casu e impreziosito dall’organetto del pistoiese Riccardo Tesi, l’album si apre con una traccia che ci porta dall’altra parte dell’oceano, nel Messico di fine Ottocento, con l’inconfondibile Cielito lindo (composta da Q. Mendoza y Cortés ma le cui radici affondano nella tradizione della copla andalusa), vero e proprio simbolo identitario per i messicani espatriati e forse uno dei brani più noti ed eseguiti dagli artisti di tutto il mondo. Essa conosce, grazie alle doti vocali della Formosa e alla brillantezza del
tocco di Dessì, dinamiche misurate e inediti chiaroscuri che ne valorizzano la malinconica e danzabile essenzialità melodica, potenziata da garbati incisi di tromba.

La nostalgia di ogni esule spira da una più che convincente versione de Esta muntanya d’Enfrente, canzone popolare sefardita, ambito a cui appartiene anche Bre sarika, alla quale i nostri offrono una soluzione piacevolmente ritmata, mentre ulteriori brani di nuova produzione, firmati da Casu, sono Cucurutxu e In su mare.

Particolarmente drammatica e vibrante è la versione di Corrandes d’Exili, testo poetico del catalano Pere Quart dedicato agli esuli repubblicani fuggiti dopo la sconfitta nella guerra civile spagnola. Fedele all’adattamento musicale di Llach, Elva Lutza e Formosa ne dilatano e amplificano le potenzialità espressive con un arrangiamento sapientemente fitto di ricami armonici.

Spicca inoltre, fra le altre, la rivisitazione di Menica Menica di Bruno Lauzi il cui andamento giocoso è affidato al felice duettare di voce e tromba e nella quale quest’ultima, inaspettatamente, si lancia in spensierate reminiscenze coltraniane grazie a una gustosa quanto inaspettata citazione da My favorite things. Altre incursioni nel mondo della canzone d’autore sono rappresentate da Gira el Món i Gira, traduzione in catalano di Girotondo (da Una storia disonesta, 1977) e Pregária (il cui titolo originale è Preghiera, interpretata nel 1976 da Mia Martini), entrambe firmate dal cantautore italiano Stefano Rosso.

A degna conclusione di questo canzoniere la cui cifra è, in ossequio al proprio titolo, l’eterogenità dei contenuti, si trova La violetera di Padilla, con un arrangiamento-gioiello capace di sigillare il lungo viaggio di Ester Formosa e degli Elva Lutza attraverso un repertorio di canzoni che, da differenti epoche e latitudini, continuano a raccontarci storie d’amore e d’esilio. Le sue ultime note, sospese, sembrano sfuggire al brano a cui appartengono e proiettarsi altrove, verso un nuovo capitolo musicale che, dopo questo Cancionero, attendiamo con impazienza.

Tenete d’occhio il sito web elvalutza.it per conoscere tutte le date dei concerti.