Dopo L’esercito del male, uscito nel 2015 e che vantava la partecipazione di Pino Scotto ex-leader dei Vanadium, Joe Perrino e i suoi Grog tornano a scuotere la scena del rock underground italiana con il loro secondo album dal titolo Bomba W W la guerra. I Grog si presentano nella loro formazione originale con Joe Perrino alla voce, John Solinas alla chitarra e Jim Solinas alla tastiera e le new entry della sezione ritmica Marcello Capoccia al basso e Gabriele Lobina alla batteria. Questo nuovo lavoro dei Grog vanta alcune importanti partecipazioni come quelle di G.L. Perotti (Extrema/Rebel Devil), Ergobeat e Gianni Maroccolo (Litfiba, CCCP, CSI, Marlene Kuntz). Abbiamo incontrato Joe Perrino’s Grog per farci raccontare di questo nuovo lavoro.

Come nascono i Joe Perrino’s Grog?
I Grog nascono e si evolvono da un vecchio progetto di Joe Perrino, Elefante bianco, e rappresentano quella voglia di gridare la rabbia in faccia alla società, in un periodo buio, fatto di egoismo e di grande confusione, dove la tecnologia la fa da padrone, mentre la gente perde il contatto con la realtà.

Cosa rappresentano il titolo e la copertina dell’album?
Il titolo è provocatorio. Esprime la rabbia di vivere in mondo ormai fatto di violenza, un mondo di guerra. La copertina nasce dall’intenzione di distaccarsi dal solito stereotipo che realizzano tutti i gruppi rock. Grazie alla collaborazione tra Antonio Solinas, editor di Panini Comics, e Paolo Gallina, premiato come miglior fumettista emergente al Treviso Comic Book Festival, è stata creata una copertina a fumetti dal tratto americano, che rappresenta dei supereroi del rock, che ricordano un po’ le atmosfere di Mad Max, ma che in realtà sono paladini della libertà e della pace che, al posto delle armi, imbracciano gli strumenti per sparare rock contro ogni violenza gratuita. Le nostre armi sono gli strumenti, la musica, le parole, che aprono e squarciano, speriamo, le menti degli ascoltatori. Il tutto senza prendersi mai troppo sul serio.

 

 

Bomba è composto da sei tracce. Di cosa parlano?
Questo album vuole gridare il disappunto, la rabbia e il senso di frustrazione della gente per bene che rimane schiacciata da una società e una situazione politica internazionale al collasso.
L’album parte subito forte con Bomba, traccia dai ritmi tirati e dal testo che tratta una tematica importante e pericolosa come la questione palestinese ed i popoli senza nazione. Il brano è caratterizzato da ritmi pulsanti che spingono un testo molto duro. Nel ritornello si può apprezzare la partecipazione di G.L. Perotti.
La più grande delusione, è la seconda traccia dell’album. Il brano inizia con un ritornello dai toni pop, per poi virare decisamente su un hard rock pesante. Questo brano si scaglia fermamente contro l’uniformazione del pensiero e la banalizzazione degli ideali.
La giostra di Momotti, è un mid tempo pesantissimo, che rappresenta già dal titolo il conflitto tra la spensieratezza dell’infanzia (incarnate simbolicamente nella giostra) e le paure che si incontrano crescendo (personificate in Momotti, l’uomo nero). Le atmosfere claustrofobiche e i ritmi pesanti ci catapultano dentro quella che è la sindrome di Peter Pan.
La mia piccola Hiroshima, si apre con una melodia strumentale giapponese. Rappresenta quella voglia di cercare qualcosa di nuovo quando un rapporto inizia a consumarsi e l’amore sparisce l’asciando spazio all’odio. Questo brano è caratterizzato dal finale a sorpresa dove Ergobeat (Gabriele Eretta) interviene con un suo cammeo in puro stile hip hop newyorkese anni 80/90.
Oltre il dolore dell’incomprensione, rappresenta la difficoltà o l’incapacità che spesso si ha di esprimere i propri sentimenti nel rapporto fra uomo e donna.
Madre, è un brano introspettivo che parla del dolore causato dalla perdita della madre, dolore che supera qualsiasi eventuale conflitto. Il basso di Gianni Maroccolo regala una straordinaria intensità al brano.

Il nuovo lavoro di Joe Perrino’s Grog è edito e distribuito da Minotauro Records ed è disponibile dallo scorso 15 dicembre.