Definire l’arte è operazione assai complessa e il tentativo di comprenderla conduce spesso alla smania di accostarla a categorie già esistenti o ritenute affini; capita così che si avverta, da parte dell’artista e di chi talvolta lo promuove (stampa e media in primis) l’esigenza di collocarsi in un universo artistico già codificato, rinunciando almeno in parte alla possibilità di comunicare fino in fondo il senso del proprio lavoro.

Non è questo il caso di Underclouds, un collettivo artistico nato nel 2015 e operativo a pieno regime dalla fine del 2016. Unendo un mondo composito di competenze – che vanno dalla grafica allo stage design, passando attraverso abilità da tecnico audio-luci e organizzatore di eventi – Underclouds ha espresso la sua creatività attraverso forme diverse: guerrilla art, stencil art, video mapping, organizzazione di eventi; ma l’elenco è destinato a crescere perché se c’è qualcosa su cui il collettivo non ha dubbi, è che alla creatività non si possano porre delle briglie: l’arte come voglia di creare, di sperimentare, di dare sostanza a un’idea, alla novità, è l’elemento che connota il DNA di Underclouds.

I primi passi di questo giovane esperimento sono all’insegna della guerrilla art, nello specifico la stencil art; si tratta di un genere artistico che si traduce in creazioni in spazi pubblici di raffigurazioni che vogliono impreziosire, con qualcosa di non convenzionale, spazi e luoghi che sembrano segnati dagli stessi ritmi, dalle stesse immagini, dal vissuto quotidiano. Underclouds ha usato e intende usare quest’arte in tale accezione, non con l’intento di denunciare qualcosa attraverso immagini e raffigurazioni fuori contesto, ma arricchendo l’esistente (il muro di una via o di una piazza, ad esempio) attraverso opere che parlino la lingua dei giovani e si muovano all’interno della loro cultura. La dimensione poliedrica di questo collettivo artistico lo condurrà, il 5 maggio, alla realizzazione del suo primo evento di video mapping/visual art, una ventata d’aria fresca in un contesto isolano che fa spesso fatica a trovare spazi importanti per le novità. Il video mapping consiste nel proiettare animazioni su superfici piatte o altre strutture complesse (incluse le facciate di edifici) realizzando delle scenografie e, in taluni casi, spettacoli digitali in 3D. Durante il suo evento “First Show Case”, Underclouds proietterà una scenografia di luci, forme e colori sulle note delle musiche prodotte da Spacedrome, un collettivo artistico noto agli appassionati di musica elettronica che ha contribuito in maniera sostanziale all’evento. Alle musiche autoprodotte da Spacedrome si aggiungono anche quelle di dj Renton, uno degli animatori della serata targata Underclouds. La location dell’evento è Berchidda, un piccolo centro preferito alla città: «Troppo spesso lamentiamo l’assenza di eventi nei nostri paesi, salvo poi non fare nulla per cambiare lo status quo. Per il nostro primo Showcase abbiamo scelto una piccola realtà, che conosciamo bene e alla quale siamo legati, convinti del fatto che eventi di questo tipo possano e debbano trovare terreno fertile anche in contesti non urbani».

Il futuro di questo collettivo è una pagina tutta da scrivere. Ora che sono stati mossi i primi passi l’idea è quella di proseguire con nuovi stencil, nuovi eventi, nuove creazioni. In particolare, la realizzazione di manifestazioni di video-mapping è un modo per coltivare la propria arte, per dare impulso a una (nuova) forma di animazione locale e trasformare una passione in una professione vera e propria, magari lavorando su commissione per associazioni ed istituzioni a vario titolo. Per ora, il presente racconta di una realtà emergente destinata a far parlare di sé, poliedrica, fresca e spregiudicata. La speranza è che un collettivo come Underclouds e tanti altri che si rifanno al loro mondo, possano trovare lo spazio e le risorse per raccontare – attraverso la loro arte – un lato della Sardegna incastonato nel presente e nella cultura underground.