Il 17 maggio verrà inaugurato a Oristano il Centro Internazionale per la Ricerca sulle Civiltà Egee (C.I.R.C.E) dell’Università di Sassari.

Il Centro nasce dalla collaborazione fra l’Università degli Studi di Sassari, il Consorzio UNO (Scuola di Specializzazione in Archeologia dell’Università di Sassari) e il Comune di Oristano e ha la sua sede nel Museo Antiquarium Arborense di Oristano. La direzione scientifica del Centro è affidata a Massimo Perna, docente dell’Ateneo di Sassari presso la Scuola di Specializzazione a Oristano e dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. L’interesse dell’Università di Sassari alla creazione di un centro di ricerca sulle civiltà egee in Sardegna si deve non solo all’esistenza di noti manufatti di importazione cipriota e ai famosi lingotti ox-hide di uguale provenienza, ma soprattutto alle più recenti acquisizioni, che vedono la Sardegna sempre più protagonista negli scambi, nei commerci e, in alcuni casi, nelle vicende relative a Cipro, a Creta e al Mediterraneo Orientale fra XV e XI secolo a.C.: i ritrovamenti di ceramiche nuragiche a Kommos (Creta) e, più recentemente, le scoperte di Pyla-Kokkinokremos (Cipro) e di Antas Fluminimaggiore, dove è stato rivenuto uno spillone in bronzo di fattura locale con iscrizione in scrittura cipriota “classica”.

Nel giorno dell’inaugurazione, Athanasia Kanta terrà una conferenza sulle ultime ricerche a Pyla-Kokkinokremos e sui rapporti fra questo sito cipriota e la Sardegna alla fine dell’età del Bronzo.

Per il Sindaco di Oristano Andrea Lutzu e l’Assessore alla Cultura Massimiliano Sanna si tratta di un risultato importantissimo per la città che diventa un punto di riferimento a livello internazionale per chiunque intenda svolgere studi e ricerche in questo settore.

Alla conferenza stampa di presentazione erano presenti anche Massimo Perna (Direttore del Centro di Civiltà Egee, docente di Civiltà Egee dell’Ateneo di Sassari presso la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici a Oristano e dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli), Raimondo Zucca (Direttore dell’ANTIQVARIVM ARBORENSE e della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università di Sassari, in Oristano e docente di Storia e archeologia del Mediterraneo antico presso l’Università degli studi di Sassari) e il Direttore generale del Consorzio UNO Francesco Asquer.

Il Centro. Dedicato a Pierre Carlier, insigne storico del mondo greco prematuramente scomparso e profondo conoscitore della società micenea, il Centro ospita il “Fondo archivistico-librario Jean-Pierre Olivier – Frieda Vandenabeele”, costituito dagli archivi e dalle biblioteche personali che i due studiosi hanno generosamente donato al Centro.

L’Archivio Olivier contiene la corrispondenza privata dello studioso con i massimi specialisti di egeistica e delle scritture cretesi e cipriote dagli anni ’60 ad oggi, l’insieme dei documenti preliminari che hanno portato alla realizzazione dei corpora delle scritture egee e una grande quantità di fotografie, disegni e calchi. La biblioteca di Olivier è costituita da una vasta collezione di volumi, riviste ed estratti relativi alle scritture egee; quella di Vandenabeele è fra le più ricche collezioni librarie di archeologia cipriota oggi esistenti in Europa. In entrambe le biblioteche sono presenti le principali pubblicazioni e riviste di archeologia minoica e micenea.

Scopo del Centro è promuovere lo studio delle civiltà egee in un momento in cui molte istituzioni in Italia e all’estero stanno rinunciando a mantenere insegnamenti e a finanziare progetti di ricerca su queste antichissime civiltà, nonché a promuovere la conoscenza, anche fuori dall’Italia, della civiltà nuragica, che ha prodotto realtà architettoniche del massimo interesse in ambito preistorico.

Il Centro si propone di accogliere studenti, dottorandi e ricercatori italiani e stranieri, che vogliano trascorrere a Oristano un periodo di studi approfittando del patrimonio librario ivi conservato e dell’Archivio Olivier, che, come detto, costituisce una fonte della massima importanza per la storia degli studi sulle scritture egee. A questo scopo, dal 2020 saranno messe a disposizione alcune borse di studio per giovani studiosi desiderosi di svolgere le loro ricerche presso il Centro.

Il Centro con cadenza annuale organizzerà anche un programma di seminari, che studiosi italiani e stranieri terranno a beneficio di studenti, dottorandi, ricercatori e borsisti, su temi legati all’archeologia e alle scritture egee. Infine, seguendo uno degli insegnamenti fondamentali di Pierre Carlier – la disponibilità al confronto e alla collaborazione – il Centro sosterrà progetti di studiosi italiani e stranieri che vogliano con le loro ricerche contribuire al suo sviluppo.

I progetti. Il Centro – attivo dal 1° marzo 2019 – ha da poco avviato una collaborazione con la Dott.ssa A. Christophilopoulou del Fitzwilliam Museum di Cambridge, relativa al progetto ‘Being an Islander’: Art and Identity of the large Mediterranean Islands. Il Centro, inoltre, sostiene il progetto del corpus delle scritture Cipro-Minoiche, del quale è prevista la pubblicazione nella collana Incunabula Graeca del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Dall’inizio del 2020 il Centro darà inizio al progetto per la realizzazione del corpus delle cosiddette “scritture nuragiche”, allo scopo di raccogliere e studiare tutti gli oggetti che da un secolo sono stati segnalati e/o pubblicati come possibili iscrizioni. Il fine di quest’ultimo progetto è quello di confermare o eventualmente di smentire l’esistenza di una scrittura preistorica in Sardegna, aspetto che sorprendentemente ancora oggi non è stato inquadrato dal punto di vista scientifico.

Cipro e la Sardegna. Fu Giovanni Lilliu nel 1973 a concentrare l’attenzione su un tripode in bronzo di modello cipriota, rinvenuto in modo rocambolesco dagli speleologi penetrati nella notte tra il 20 ed il 21 luglio 1968 nelle viscere inviolate della grotta Pirosu presso il medau Su Benatzu nell’agro rupestre di Santadi.

A partire dalla fine degli anni ’70, una giovanissima ricercatrice della Soprintendenza di Sassari e Nuoro, Fulvia Lo Schiavo, iniziò le sue ricerche sui bronzi della Sardegna nuragica che la dovevano condurre a rivelare una intensissimo legame tra l’isola del rame (Cipro) e l’isola dalle vene d’argento, così come è chiamata la Sardegna da un annotatore del dialogo platonico Timeo.

Lo scavo subacqueo di George Bass dei relitti dell’Età del Bronzo Tardo presso Capo Gelidonia nel 1960 e Uluburun nel 1982, cui si è aggiunto recentissimamente un altro naviglio naufragato sulle coste meridionali della Turchia, hanno dimostrato, insieme alle analisi isotopiche, che i lingotti a pelle di bue trovati per la prima volta al mondo da Giovanni Spano a Serra Ilixi di Nuragus erano frutto dello scambio internazionale del rame di Cipro che interessò l’Anatolia, la Grecia, i Balcani, Creta, la Sicilia, la Sardegna, la Corsica, la Provenza e la Catalogna. Sono passati gli anni e la Sardegna si è rivelata uno straordinario bacino metallurgico tra il XII ed il IX sec. a. C., che ha acquisito tecnologie, strumentario e modelli artistici da Cipro, tra cui la serie più numerosa del Mediterraneo centrale di tripodi sia di produzione cipriota, sia di produzione sarda su modello cipriota, come l’esempio di Santa Maria di Paulis (Uri – SS) e gli altri dell’oristanese compreso un tripode decorato da quattro ox-ide ingots miniaturistici.

L’isola, tuttavia, non è stata semplice recettore di beni e tecniche recati da navi cipriote, dopo la stagione dei navigli micenei tra il XV e il XIII sec. a. C., in quanto le scoperte recenti hanno dimostrato con assoluta certezza la presenza dei Sardi nel Mediterraneo orientale, nel porto internazionale minoico di Kommos su una spiaggia dorata di Creta meridionale e soprattutto a Pyla-Kokkinokremos un’altura di sette ettari, a 800 mt a nord della costa di Larnaka.

A Kokkinokremos sono iniziati a comparire in una cittadella, vera “capsula del tempo”, tra il 1230 ed il 1170, oggetti sardi: prima i frammenti di una grande olla a collo con manici a “gomito rovescio” in argilla sarda, restaurata in antico con una placca di piombo dell’iglesiente; poi un frammento di altra olla in argilla locale, finalmente due esemplari dello stesso tipo di olla, ancora una volta di produzione sarda. A Pyla si sono rinvenuti oggetti in piombo e in bronzo con tracce di piombo che derivano dalle miniere sarde di piombo argentifero.

L’antico padre moderno dell’archeologia cipriota, Vassos Karageorghis, non ha avuto dubbi nel considerare questi elementi come la dimostrazione di una presenza nuragica a Kokkinokremos, che dovette subire la distruzione integrale intorno al 1170 a.C.

Il rapporto tra la Sardegna e Cipro non si arresta con il XII secolo, prosegue nei secoli successivi, veicolando altri prodotti soprattutto in bronzo, ma nel X o nel IX secolo un cipriota dall’antroponimo abbreviato SA-TI incide in scrittura cipriota classica o cipro-minoica il proprio nome su uno spillone in bronzo a testa fissa, caratteristicamente nuragico, deposto in una tomba individuale a pozzetto di Antas (Fluminimaggiore-SU) presso il tempio di Sid – Sardus Pater.

Infine, arriverà la stagione dei Fenici che recheranno in Sardegna il culto di Pumay divinità cipriota, e i torcieri a corolle rovesciate in bronzo diffusi da S’Urachi (San Vero Milis-OR), Othoca (Santa Giusta –OR), Tadasuni, Santa Vittoria di Serri a Bithia, Domus De Maria.

Il programma:
Aula Consiliare del Comune di Oristano
ore 10,00: Saluti istituzionali
ore 10,30: Introduzione del Prof. Massimo Perna – Università di Sassari
ore 11,00: Conferenza della Prof.ssa Athanasia Kanta con la collaborazione di Emmanouil Vrachnakis su Pyla-Kokkinokremos (Cipro) e la Sardegna alla fine dell’Età del Bronzo.
Antiquarium Arborense
ore 12,00: Inaugurazione del Centro C.l.R.C.E. e intervento del Prof. Jean-Pierre Olivier