Angelo Tarantini. Il guerriero buono

Siamo stati nei locali del Fight Training Center di Angelo Tarantini, in via Venezia a Sassari. Parlare con Angelo, che del Fight Club è fondatore e presidente, ci ha aperto un mondo tutto nuovo. Se sport come la Kick Boxing o la Muay Thai vi portano con la mente ai film d’azione in cui si fa largo impiego di tecniche di combattimento orientali, sappiate che le vere arti marziali sono un’altra cosa. C’è dietro molta passione ma anche molto studio, una grande dose di disciplina e, soprattutto, rispetto per l’avversario. È lui stesso a raccontarcelo e a viverlo ogni giorno sulla sua pelle, anche a livello internazionale. «Non mi hanno mai affascinato tantissimo i film di arti marziali», ci dice. «Guardavo da piccolo quelli con Van Damme ma a un film d’azione preferisco assistere a un bel match, con veri sportivi. La realtà è cento volte meglio.» Però su un punto Angelo è categorico: «Mai fare a botte, per quanto possibile. Qualsiasi tipo di problema si risolve sempre, prioritariamente, senza ricorrere alla violenza. Noi insegniamo a essere guerrieri calmi. Il guerriero è sicuro di sé e rifugge la violenza; diversamente è solo un bullo che, come tale, se la prende con chi è più debole.»

E l’ambiente nel quale si cresce influenza naturalmente le scelte di vita. Così è stato anche per Angelo. «Vengo da una famiglia di marzialisti, dove tutti facevano Judo nel quale, essendo un bambino molto vivace, sono stato coinvolto anche io. Considera che sono nato nel 1975 e i primi anni Ottanta non offrivano tutta la scelta di oggi in fatto di sport per i più piccoli. L’ambiente del calcio non mi ha mai attirato, perciò ho iniziato facendo Judo per poi passare a Kick Boxing e Muay Thai. Ho proseguito con cinque anni di insegnamento nelle varie palestre e poi, nel 2001, ho aperto il Fight Club. Fu un salto nel buio perché non esisteva, a Sassari, una palestra specializzata in combattimento. Negli anni, proprio con i giovanissimi abbiamo avuto grosse soddisfazioni. Lo staff si è consolidato, ha preso coscienza di sé e si è sempre più specializzato. Oggi il nostro settore giovanile è tra i più avanti in Italia: lavoriamo con diverse fasce d’età: tra i 3 e i 5 anni, tra i 6 e i 9, e ancora 10/13 e 13/16. Dopo si passa a un’altra tipologia di allenamento, per i più grandi.»

Qual è un vantaggio del praticare la arti marziali fin da bambini?
Forse è la scelta migliore che possono fare i genitori per i propri figli. Indirizzarli verso qualcosa che può essere Muay Thai, Jujutsu, Judo, Karate, Taekwondo, gli permetterà di acquisire una forma mentis incredibile. Le arti marziali ti aiutano a pensare da vincente e a vincere dalle tue sconfitte. Si tratta di qualcosa che ho sperimentato anche su me stesso e sulle persone che ho conosciuto. Tra l’altro, parlando a livello professionale, anche negli incontri più cruenti, nei quali entrano in gioco altri fattori come il soldo, l’immagine dei media e la pressione, gli avversari hanno sempre un gran rispetto, ci si abbraccia nonostante le botte. In altri sport, spesso, a questo non si assiste e capita anzi che si degeneri anche a livello verbale, a cominciare dalle tifoserie. Per un marzialista sono concetti inammissibili. Purtroppo, fino a qualche tempo fa, nessuno faceva avvicinare i bambini alla boxe tailandese perché si pensava che si facessero male. In realtà, quando ci si allena in un ambiente adeguato, si indossano tutte le protezioni e si lavora alle distanze giuste, con le tecniche giuste.

Parliamo un po’ proprio della boxe tailandese. Cosa è?
È un’arte marziale a 360°, detta “degli 8 colpi” perché si percuote con le mani, con le ginocchia, con i gomiti e con le tibie. Si esercita su tre distanze: quella lunga, dove si lavora completamente con i calci; quella media, dove si lavora con i pugni e con le ginocchia; e quella breve dove si usano i gomiti. C’è poi una fase di lotta molto bella che non è fine a sé stessa ma è dedicata alle percussioni. Non immaginare la lotta dove proietti l’avversario: qui lotti, invece, proprio per colpire. Nella Muay Thai c’è una forma di confronto molto reale e si deve improvvisare. Si allenano tantissimi movimenti per riuscire a portarli sul ring e usarli al momento giusto. Per questo, fino ai 16 anni, è molto formativa come disciplina. Se poi si sceglie di proseguire a livello professionistico diventa anche molto dura.

Per questo nasce la figura del Cutman, e tu lo sei. In cosa consiste?
Io ho cominciato perché, seguendo i miei atleti nei vari incontri, dovevo occuparmi del bendaggio alle mani che serve per non incorrere in traumi o fratture (l’80% degli infortuni nei nostri sport sono proprio di questo tipo). Mi sono reso conto che ci ero molto portato, così ho iniziato a studiare per copiare quello che facevano i maestri francesi, americani e tailandesi. Conoscendo maestri come Joe Clifford e Bob Plant ho scoperto una discreta manualità nel riuscire ad arginare i traumi e le ferite nei quali incappavano i miei ragazzi, così ho conseguito le licenze IMMAF (International Mixed Martial Arts Federation).

Cosa è importante in un buon bendaggio?
È fondamentale riuscire a farlo in brevissimo tempo. Normalmente, per bendare una mano si impiegano 12 minuti. Quelli bravi riescono a impiegare tra i 7 e i 9 minuti. Io riesco in circa 4 minuti e mezzo per mano. E deve essere perfetto. Un Cutman deve trovare sempre un punto di equilibrio nel match: deve lavorare sia per la salute dell’atleta, sia per far sì che l’incontro non si interrompa a causa di una ferita. Infatti lavora a stretto contatto con tutto il pool che costituisce il personale medico. Il giudizio finale spetta sempre e comunque all’ufficiale medico.

In caso di ferita come si interviene?
Io, per esempio, uso solo prodotti naturali, insieme con la pressione delle mani e alcune tecniche particolari. Il difficile è che si hanno 50 secondi per lavorare e se non si blocca il sanguinamento tra un round e l’altro il medico interrompe il match. Ma è importante essere qualificati e non improvvisarsi. Oggi, per fortuna, la figura del Cutman è sempre più professionalizzata.
Angelo Tarantini è il primo formatore di Cutman in Italia con certificazione IMMAF ed è impegnato perché questa figura professionale si diffonda in ogni Regione. Per conoscere meglio le sue attività e prendere contatti con il suo Fight Club e Training Center potete visitare la curatissima pagina Facebook, ricca di foto e informazioni sulle certificazioni ottenute nel corso degli anni.