EN?GMA. Shardana l’urlo del guerriero

È tornato come un moderno guerriero Shardana, armato di lancia e di rime affilate. Dopo il successo di Indaco nel 2016, En?gma (al secolo Marcello Scano), storico co-fondatore della Machete Crew insieme a Salmo, Hell Raton e dj Slait, torna sulle scene con un nuovo lavoro, intitolato Shardana. Il secondo album da solista del rapper olbiese, dopo il suo distacco da Machete, è uscito il 23 febbraio scorso, raggiungendo il 7° posto della classifica FIMI nella prima settimana dalla sua uscita. Questo nuovo lavoro, prodotto insieme a Kaizén col quale forma di fatto una nuova piccola crew, è composto da 12 tracce, e vanta prestigiosi featuring con Bassi Maestro, Madman e Gemello. Shardana è un album innovativo e sperimentale, sia per i ritornelli, che per la metrica, per le basi e per le valanghe di citazioni, mai banali, che sono disseminate in tutte le tracce e che è bello riuscire a cogliere. Si tratta di un disco colmo di rabbia, che viene sfogata a denti stretti e senza retorica. En?gma racconta di essere consapevole di sembrare più grande della sua età, non solo fisicamente ma anche caratterialmente, e questo si percepisce in Shardana che pare un disco maturo, di chi ha incassato le proprie esperienze di vita, ed è riuscito a metabolizzarle mettendole in rima. Abbiamo chiesto ad En?gma di raccontarci qualcosa di sé e del suo nuovo album.

Come ti sei avvicinato al rap?
Mi è sempre piaciuto scrivere, e quando ho sentito un certo tipo di rap italiano (Tormento, Primo) ho capito che potevo esprimere certe mie emozioni tramite il rap, con un impatto maggiore. Non so dirti bene come o quando, sono cose che istintivamente succedono: ti ritrovi a scrivere in rima e a tempo, capendo di essere anche portato e, divertendoti, comprendi di poter migliorare costantemente in quella roba.

Raccontaci il tuo percorso artistico.
Inizio a scrivere le prime robe a Olbia, la mia città natale, e mi faccio da solo nel senso che non ho avuto alcun tipo di contatto con chi ai tempi già faceva rap, tra l’altro da molto prima di me. Questo, francamente, mi ha anche aiutato a sviluppare uno stile personale e poco influenzato da certe dinamiche. Frequentando Milano per motivi di studio, riesco a vedere dal vivo le prime battaglie di freestyle. Questo mi dà l’opportunità di respirare in prima persona un po’ di reale aria hip-hop. L’anno della svolta è stato sicuramente il 2010: gli astri si allineano e riesco a stringere sodalizi che mi portano a co-fondare la Machete e a girare i palchi di tutta Italia come co-protagonista degli show di Salmo, vedendone da vicinissimo l’ascesa. Da quel momento, artisticamente, non mi fermo un attimo, nel senso che tra Machete Mixtapes (dove ho sempre dato un contributo quantitativamente predominante) e progetti solisti, ogni anno esce qualcosa di mio. Credo di aver fatto un percorso in crescendo, con personalità, carattere e originalità, e ad ogni album ne tocco con mano il riscontro, specie dal 2016, anno nel quale ho lasciato Machete e sono diventato indipendente e padrone del mio destino a 360 gradi.

Dopo il distacco da Machete Crew sembra tu abbia fatto un salto di qualità. Cos’è cambiato da quel periodo?
Credo che tecnicamente e musicalmente avrei comunque fatto dei passi avanti consistenti, la questione Machete in mezzo è stata semplicemente un caso. Durante la lavorazione di ogni progetto futuro, cerco sempre di lavorare su quelli che credo siano stati i miei punti deboli in precedenza. Il balzo in avanti maggiore l’ho fatto dietro le quinte, con l’aiuto di Kaizén, col quale abbiamo imparato tante cose, dal punto di vista manageriale, per così dire.

Come nasce Shardana?
Shardana nasce dalla necessità di farmi sentire ancora dopo Indaco, e di farmi sentire in una chiave più aggressiva. La particolarità, rispetto ai miei precedenti lavori, è che c’è un beatmaker predominante, Kaizén, che questa volta ha dato un valore aggiunto dal punto di vista musicale oltre che dietro le quinte, anche grazie al suo nuovo quartier generale, il K-Studio.

Cosa vuole comunicare il titolo che hai dato all’album?
Vuole essere il perfetto connubio tra il racconto delle mie origini e lo stampo di questo racconto, ossia l’impeto ritmato che pervade tutto il disco.

Da dove nasce la rabbia che si respira in ogni traccia dell’album e verso chi o che cosa è rivolta?
È rabbia latente, messa da parte anche negli anni in favore dell’introspezione e della poetica; questa volta l’ho tirata fuori, e l’ho mischiata agli elementi di cui sopra, ma senza un destinatario preciso. C’è critica sociale, critica verso me stesso e verso la vita di tutti i giorni, con emozioni annesse.

Raccontaci a grandi linee di cosa parla ogni traccia.
Krav Maga
, apre le danze in maniera combattiva e ci trovi vari riferimenti alla lotta, ecco. Nuvole & Cupole, è un urlo liberatorio con un ritornello “quasi pop”. Copernico, è fondamentalmente l’unico brano che nel disco ha un tema fisso, che è l’astronomia. Father & Son, la più “old school” del disco, dove tramite delle metafore sulla famiglia cerco di raccontare un po’ di tutto. Da Vinci, è introspezione aggressiva pura. Che Roba è!?, è un esercizio di stile su una strumentale simil crossover. Francisco Marcelo, rappresenta me al 100%, Francesco e Marcello sono i miei due nomi di battesimo. Malasuerte, è il “rendere donna” la sfortuna in musica. La Cenerentola del Ring, è il mio paragonarmi a James Jay Braddock, pugile soprannominato “Cinderella Man” dalla cui storia è stato tratto il film. Sobborghi, è intimità astratta in rima, sicuramente il brano più criptico, particolare e personale del disco.

Shardana vanta dei featuring importanti. Che valore hanno per te, e cosa aggiungono al disco?
Anzitutto cerco sempre di fare qualcosa di nuovo, e quindi fare collaborazioni inedite. Qui i feat sono diversi tra loro e vanno, appunto, a denotare la mia versatilità e la mia volontà di essere sempre poliedrico e il più vario possibile, cosa che, a mio avviso, ha sempre caratterizzato la mia carriera fino ad oggi.

Cosa rappresenta per te questo nuovo album?
Quest’album è consapevolezza allo stato puro. Consapevolezza dei miei mezzi, del mio mondo, e delle mie qualità. Ho confermato ulteriormente di essere nel gioco a modo mio, con il mio modo di fare e la mia unicità, quando qualcuno invece poteva pensare che andassi a morire artisticamente, questo album gli urla in faccia il contrario.

 

Per restare informati sulle prossime date live di En?gma potete visitare la sua pagina Facebook, mentre potete trovare l’album in tutti i negozi di dischi e negli store digitali.