Disciplina, determinazione e tanto lavoro. Senza dubbio sono state queste tre qualità a far conquistare a David Meloni il più alto certificato dell’Iyengar Yoga, l’Advanced Senior level II, a soli 41 anni. Originario di Quartu Sant’Elena, David mi racconta la sua impresa iniziata nel lontano 1996 – quando cominciò a praticare la disciplina –, tra viaggi, seminari e anni di studio. E prova anche a spiegare questa pratica indiana, così difficile e poco conosciuta. A emergere subito è il profondo rispetto per l’Iyengar Yoga, e ancor più per il suo maestro Guruji B.K.S. Iyengar, deceduto nel 2014 a 95 anni.

Hai sempre avuto la passione per lo yoga?
Diciamo che ho avuto una serie di contatti casuali. Il primo è avvenuto all’età di cinque anni: mia madre praticava lo yoga tutti i giorni, anche con una certa segretezza, che mi rimase particolarmente impressa. Quando poi lei smise, come tutti i bambini, il mio interesse finì lì. Solo quando iniziai a praticare arti marziali, da adolescente, un mio maestro mi parlò dello yoga per perfezionare l’elasticità muscolare, la focalizzazione mentale… E quindi iniziai ad interessarmene e a cercare dei libri.

Nello specifico, in cosa consiste l’Iyengar Yoga?
I sistemi di yoga che conosciamo si basano sul movimento del corpo e sulle tecniche di respirazione. L’Iyengar Yoga si chiama così dal nome del maestro, che ha creato una didattica particolare. Lui ha voluto semplificare alcune posizioni, in modo che chiunque potesse praticarla. Anche chi ha problemi fisici o patologie. In quasi ottant’anni di pratica, ha evoluto il sistema continuamente, fino a poco prima della sua morte.

Nel 2003 sei partito in India proprio per imparare direttamente da lui. Com’è stato il primo incontro con il maestro?
Entrare in contatto con lui non è stato affatto facile. Quando arrivai per la prima volta, avevo già una pratica avanzata, e infatti mi dissero che il maestro chiese di me, chi ero e da dove venivo; però fu soltanto dopo cinque anni che iniziò a considerarmi. Questo fa parte di un insegnamento alla vecchia maniera, che mette alla prova l’allievo e la sua determinazione: solo quando si passano certe fasi puoi diventare suo allievo diretto e instaurare un rapporto più amichevole.

 

 

Sono stati i figli a consegnarti l’ultima certificazione dell’Iyengar Yoga…
Sì, è stata la figlia del maestro a valutare il mio esame e a decidere di conferirmi questo certificato. Ma ci tengo a precisare una cosa: in India la famiglia Iyengar non è soggetta a certificazione (come è stato scritto erroneamente su alcuni giornali). Loro sono al di sopra di tutto ciò.

Ora vivi a Firenze, dove hai il tuo studio, ma tieni corsi in tutto il mondo. Sei sempre in viaggio, dunque…
Da due anni insegno a livello internazionale. Sono spesso all’estero nel fine settimana, poi, gli altri giorni, insegno nella mia scuola. A breve andrò negli Stati Uniti, poi sarò un po’ in giro per l’Europa, e a ottobre in Brasile.

In Sardegna non è molto praticata l’Iyengar Yoga… Perché, secondo te?
Questo è un po’ un problema di tutto il sud d’Italia. Appena arrivano le belle giornate, la gente esce, va in spiaggia… Mentre in città le persone sono più interessate a praticare certe cose. Però vedo che l’interesse in Sardegna sta crescendo: ci si sposta di più, si fanno più corsi. Attualmente ci sono almeno quattro insegnanti certificati.

Una curiosità: ho letto che sei vegano. È vero che quando torni in Sardegna i tuoi genitori scherzano sul tuo stile di vita, molto rigido, e cercano persino di convincerti a mangiare il porcetto sardo?
In realtà, queste cose sono state inventate dai giornalisti. Io sono diventato prima vegetariano, a 18 anni, e poi vegano. Inizialmente i miei erano preoccupati, dicevano che ero “fissato” e capitava che mi prendessero in giro. Persino mio fratello, diventato vegano anche lui a distanza di anni. Ora però c’è il massimo rispetto. Sanno che seguo un certo tipo di alimentazione e ormai si sono abituati.