Ansia, agitazione e senso di perdita è ciò che provi quando non hai il tuo smartphone a portata di mano? Passi sui social più tempo di quanto tu non faccia con la tua vita reale? Devi assolutamente pubblicare ogni tuo selfie, e senti il bisogno irrefrenabile di postare la tua opinione riguardo a qualunque cosa? Potresti soffrire di una dipendenza da social media.

Gli studiosi stanno ancora cercando di stabilire se questa dipendenza costituisca un disturbo mentale. Niente paura, però. Per ora possiamo condividere tranquillamente tutti i video di gattini che vogliamo, o commentare indignati le più palesi fake news, perché le istituzioni che definiscono le dipendenze, come l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’American Psychiatric Association, non hanno ancora accertato l’esistenza di questo disturbo.

Uno degli studi più autorevoli sul tema, arriva dal dott. Mark Griffiths psicologo della Nottingham Trent University, tra i primi a fare ricerche sulle dipendenze da droga e alcool e sulle più moderne dipendenze da social network. Dai suoi studi, è emersa l’esistenza di alcuni sintomi comportamentali comuni a tutte le dipendenze: dominanza, quando la dipendenza diventa l’attività predominante nella vita di una persona; alterazione dell’umore, quando si prova un senso di eccitamento sentendo la mancanza dello smartphone; aumento della soglia di tolleranza, quando si aumenta l’attività che dà dipendenza per provare il “brivido” delle prime volte; sintomi d’astinenza, quando l’attività viene interrotta o ridotta si provano stati di malessere psichico e fisico; conflitto, quando sorgono conflitti personali o con altre persone riguardo alla dipendenza; ricaduta, riguarda la possibilità di riacquisire gli schemi comportamentali tipici della dipendenza anche dopo anni di astinenza e controllo. Si sa, le persone provano dipendenza da ciò che fanno, e da quello che provano mentre lo fanno.

Griffiths ha una risposta per tutto: sei un tipo estroverso? Usi i social per migliorare il tuo status sociale e nutrire il tuo lato narcisista. Sei una persona introversa? Usi i social come forma di… compensazione. Stacci! Una ricerca norvegese, invece, afferma con assoluta certezza che, se sei una giovane donna single, con un livello d’istruzione medio-basso, con un reddito e con un livello di autostima appiccicato sotto i piedi, allora sei tra le persone più a rischio da dipendenza da social network. Per capirci, non è che ora tutte quelle che corrispondono a questo identikit devono correre dallo psicologo in preda al panico. I risultati di ricerche e sondaggi, a volte, lasciano il tempo che trovano. E poi, a pensarci bene, con un basso reddito e un’autostima inesistente, il problema della dipendenza da social potrebbe non essere nemmeno quello prioritario.

Un altro recente studio riguarda i selfie, croce e delizia di ogni rapporto di coppia. Immaginate la scena, so che è capitato anche a voi: state facendo una passeggiata con la vostra ragazza al tramonto. Lei vuole fare un selfie per immortalare il momento. Ti metti in posa, sorridi, lei scatta. Guarda la foto, scuote la testa. Non va bene, bisogna rifare il selfie. Nel frattempo si inventa pose improbabili e nuovi modi di tenere in equilibrio lo smartphone, per riuscire a scattare e allo stesso tempo evitare che si schianti per terra. Altro scatto, altro fiasco. Va avanti così per i successivi dieci minuti. Nel frattempo il sole è tramontato, e addio foto. Questa recente ricerca pubblicata sull’International Journal of Mental Health Addiction, individua una scala di comportamento per il mal di selfie: miglioramento dell’ambiente, competizione sociale, ricerca di attenzione, modifica dell’umore, fiducia in se stessi. Ancora una volta la ricerca indica che sono le donne a postare più selfie sui social. Di nuovo? Ma è un complotto! È vero che passare tutto il tempo a fare selfie non è il miglior svago del mondo, ma perché ciò che per qualcuno è un passatempo deve essere considerato un disturbo per un’altra, soprattutto visto e considerato che ancora non esistono nemmeno basi scientifiche?