“La bellezza è tutto ciò che non piace ai borghesi”
(Oscar Wilde)

 

Nato in Inghilterra nei primi dell’800 come movimento cultural filosofico, il Dandismo è un vero e proprio stile di vita. Si manifesta come atteggiamento intellettuale e sopra le righe, quasi superficiale e riluttante verso i principi popolari, un’esasperata ostentazione di modi e di eleganza, atto a palesare un totale distacco individualistico verso la mediocrità borghese. Dandy è il nome che identifica questi splendidi precursori dell’attuale Gentleman.

Simbolo, esempio e creatore del “Dandyism” fu George Bryan Brummell detto il “Beu”, nato a Londra nel 1778. Figlio di un semplice impiegato, si distinse per la sua raffinata eleganza e cura del dettaglio, un uomo eccentrico, alle volte effeminato, un esteta per eccellenza che faceva del suo ben vestire uno stile di vita da mostrare come fosse un’opera d’arte ambulante. Un mondano per eccellenza, appartenente alla vita ed al costume della società elegante, del cosiddetto “bel mondo”. Superiore alle leggi della moralità sociale capace di creare e modificare la moda e mai di seguirla.

“Epater la bourgeoisie” ossia “stupire la borghesia” era primo comandamento del dandismo, derivato dalla rivoluzione francese quando la borghesia premeva per avere potere sull’aristocrazia ed il clero.

Baudelaire nel 1863, ne “Il pittore della vita moderna”, sosteneva:

“…il dandismo appare in periodi di transizione in cui la democrazia non è ancora del tutto potente e l’aristocrazia ha appena iniziato a vacillare e cadere. Nei disordini di momenti come questi alcuni uomini socialmente, politicamente e finanziariamente a disagio, ma assolutamente ricchi di un’energia innata, possono concepire l’idea di stabilire un nuovo tipo di aristocrazia, ancora più difficile da abbattere perché basata sulle più preziose e durevoli facoltà e su doni divini che il lavoro e il denaro sono incapaci di donare”.

 

 

Un aspetto davvero curioso è che, per esser considerati dandy ed esser accolti nella nicchia mondana ed aristocratica del bel mondo, non era sufficiente indossare dei bei capi e tenere un modo di fare indifferente. Un vero dandy doveva convincere gli altri col suo narcisismo, mostrando la sua identità, originale nel modo di vestire e di accostare capi ed accessori, andar controcorrente alla massa ed alla moda. Doveva sorprendere gli altri, essere imprevedibile, talvolta con comportamenti esattamente opposti a quelli consoni al dandismo stesso.

Autocontrollo ed insensibilità emotiva erano caratteristiche fondamentali, un totale distacco verso gli eventi, almeno in apparenza. È bene capire che il dandy è un’anima inquieta, inarrestabile, alla continua ricerca dell’originalità e del bello ostentando se stesso, mai banale nè prevedibile. Anticonformista verso ogni forma morale, i suoi snobismi non sono altro che forme di protesta contro il non riconoscimento della superiorità aristocratica. È intuibile capire che questo stile di vita, fatto di eccessi palesa una difesa dalla minaccia sociale.

La figura del dandy è ancora presente, aggiornata ai tempi attuali, con tutte le variabili del tempo trascorso. In linea di massima l’attuale dandy è un Galantuomo dal buon gusto e dai bei modi, certamente narcisista, un signore che mantiene l’eleganza d’altri tempi ma che si discosta da quello del passato per la maturità acquisita. Non ha bisogno di ostentare per distinguersi a livello sociale, è superiore a tale superficialità. Uno stile di vita tendente più che altro al mero apprezzamento di se stesso in maniera semplice ed educata ed in pace col mondo, capace di confrontarsi e relazionarsi con chiunque. Alcuni tra i più autorevoli e significativi dandy moderni, sono per esempio: Gianluca Vacchi, Lapo Elkann, Karl Lagerfeld, per gli amanti cinefili consiglio vivamente il film “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino. Quest’ultimo è un eloquente spaccato del dandy del XXI secolo.

 

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