L’importanza del lavoro di squadra.

Quando penso ai Team, la prima analogia che mi viene in mente è quella con il mondo del ciclismo, fatto di salite, discese, venti a favore e contrari. E i team si uniscono, gli atleti corrono vicini, usano il cosiddetto “effetto scia”, che fa la differenza tra chi “sa e non sa andare in bicicletta”, come mi ha detto un giorno un professionista a cui facevo life coaching. Ecco quindi il bisogno di correre uniti, affrontare sfide, trovare la giusta motivazione, lavorare l’uno per l’altro.

C’è anche il leader del gruppo, cioè colui che tira, ossia “apre” l’aria per tutti gli altri che seguono, come quelle persone a cui spesso ci affidiamo e di cui ci fidiamo. Per sfruttare bene l’effetto scia occorre “sentire” costantemente la provenienza del vento, non basta stare dietro al ciclista che precede: così avremo disposizioni in fila indiana, doppia fila, ventaglio, ecc.. E questo è vero anche nella vita di tutti i giorni: c’è colui che “tira”, cioè che traina le persone verso una direzione, e che comunque ha bisogno di un braccio destro, di un gruppo di supporto che lavori attorno a lui.

Da solo sa che non potrebbe ottenere grandi risultati, ma avrà bisogno del supporto del suo staff, delle persone che gli stanno accanto, che siano collaboratori fidati, dipendenti, partner o figli. Non dimentichiamoci che siamo persone e, come tali, ci nutriamo e a volte soffriamo la distanza o il poco interesse di chi ci circonda.

C’è quindi bisogno di energia che si somma, non come una semplice addizione, ma di quella energia dove 1 + 1 = 3, dove la somma delle energie dei singoli crea vitalità, idee, temperamento, entusiasmo.

Jean Paul Getty (1892-1976), grande imprenditore statunitense, diceva: “Preferisco contare sull’1% di 100 persone, che sul 100% di me stesso”, proprio perché la forza del gruppo sovrasta quella dei singoli. Perché è proprio l’appartenenza alla squadra che stimola il singolo a rendere al massimo, superando barriere che da solo non riuscirebbe mai ad affrontare. Per far funzionare un gruppo, occorre, però, che le persone coinvolte si sentano una squadra. Giocare in squadra non vuol dire, semplicemente, “scendere in campo” insieme ad altri. Significa, invece, cambiare mentalità: non mirare, solamente, a massimizzare il proprio risultato individuale, ma occuparsi della vittoria di tutti. Per far questo, occorre preoccuparsi non tanto delle proprie condizioni (fisiche, emotive, ecc.) o dello sviluppo delle proprie capacità professionali ma, soprattutto, di quelle di chi ci sta accanto. Giocare in squadra significa preoccuparsi, prima di tutto, di come si sente il nostro compagno e, successivamente, di come ci sentiamo noi.

Le moderne organizzazioni puntano tutto sul lavoro di gruppo come strategia per ottenere migliori risultati derivanti dai talenti collettivi del team, dalla capacità dei membri di sostenersi l’un l’altro per superare i momenti difficili, dalla possibilità di moltiplicare le opzioni grazie alla creatività che deriva dal confronto di idee. L’abilità di fare team-working diventa quindi un requisito di chiunque e quindi, come suggerisco sempre, è il caso di lavorarci, costruendo attorno a sé un team vincente.