Cosa definisce un buon alunno? La sua media? E un buon cittadino? Il suo senso civico? Eppure, due cose li accomunano: integrazione e istruzione. Infatti, un buon alunno dovrebbe essere un cittadino che favorisce l’integrazione, e un buon cittadino un “alunno” che non finisce mai di imparare, poi capire, poi accettare. Non è utopia, e gli alunni dell’Istituto Sergio Atzeni di Capoterra lo hanno dimostrato. L’annata 2017 ha infatti portato loro un encomio dal Ministero dell’Istruzione per la vittoria al concorso “L’Europa inizia a Lampedusa”, ottenuta grazie al documentario che li vedeva protagonisti in veste di docenti di italiano di un gruppo di giovani migranti per il progetto “Lingua-Accoglienza-Integrazione” (curato dalle professoresse Paola Dall’Olio e Simona Raffo), e diventata poi un biglietto d’accesso per le conferenze tenutesi nell’isola. Un buon alunno non è allora quello che prende sempre il massimo dei voti, ma quello che sa valutare, piuttosto che giudicare, perché a scuola si impara anche l’umanità. Mirko Murtas, Sara Vacca, Giulia Sarritzu e Claudia Piano – che ringrazio – ne sono stati l’esempio durante la mia “interrogazione”. Dei buoni alunni, dei buoni cittadini che hanno “bocciato” ogni pregiudizio mettendosi, stavolta, dietro la cattedra.

Che cos’è l’integrazione?
Mirko:
«per me integrazione non è solo sbatterli qua e dargli vitto e alloggio. È anche insegnar loro la nostra cultura, le nostre abitudini, anche magari la nostra religione»;
Claudia: «secondo me invece è conoscersi a vicenda, accettare abitudini, tradizioni di entrambi, vivere senza imporre niente».

E l’accoglienza?
Sara:
«per me accoglienza è anche farli sentire sicuri, in un mondo che comunque è completamente diverso dal loro».

Come si viete sentiti a insegnare per la prima volta?
Sara:
«era un po’ come se mi avessero chiesto di dar loro ripetizioni…»;
Claudia: «sì, perché non era il classico rapporto insegnante-alunno, era più una cosa tra amici»;
Mirko: «io invece avevo un po’ di pressione, paura di sbagliare nel modo di insegnare, perché pensi che forse loro hanno un modo diverso di vedere le cose».

Avete contribuito specialmente all’interno del contesto scolastico. Secondo voi come si potrebbe contribuire invece nel quotidiano a rendere possibili integrazione e accoglienza?
Sara:
«beh sicuramente informandosi e smettendola di spargere false notizie»;
Claudia: «anche provando a far cambiare idea…»;
Mirko e Giulia: «sì, più che altro si dovrebbe capire che non hanno avuto il nostro stesso sviluppo e di conseguenza la nostra cultura».

Dite quindi che l’integrazione è possibile davvero? Oppure è solo un’idea carina?
Giulia:
«certo che è possibile, è solo molto difficile»;
Sara: «è proprio la mentalità della società in cui viviamo che spesso non permette di superare certe barriere».

Quindi la soluzione sarebbe non dico di cambiare la mentalità di tutti, perché non sarebbe possibile, ma…
Giulia:
«no, certo, io ti posso spiegare, ma poi sta agli altri verificare, informarsi e valutare».

E attraverso i social non sarebbe possibile?
Sara:
«è proprio lì che si annidano i problemi… Prendiamo agli attori. Magari a volte scrivono anche un pensiero giusto, ma vengono attaccati perché non sempre sono credibili e quindi ritenuti insensibili»;
Mirko: «infatti secondo me bisognerebbe puntare su voci che gli italiani ascoltano davvero».

Un augurio, affinché sia possibile l’integrazione?
Claudia:
«bisognerebbe cercare di fare aprire la mente…»;
Mirko e Giulia: «per esempio ci piacerebbe studiare storia orientale, o africana… storia del mondo».

A questo punto, come vedete il vostro futuro?
Mirko:
«non so, alla fine bisogna attenersi per forza a queste regole, a questo pensiero che magari non ti rispecchia, ovvero quello di denigrare il diverso»;
Sara: «però c’è almeno l’idea di migliorare… solo che è difficile mantenerla per via di chi governa».

Eppure guardate quello che avete fatto, ne hanno parlato tutti. Io dico che siete riusciti a seminare qualcosa…
Mirko: «più che altro spero che non sia temporaneo… e poi occorrerebbe un cambio generazionale, la società italiana è molto antiquata»;
Tutti:
«e studiando tutti si può fare anche di più. Siamo noi il futuro…».