Viviamo in una strana epoca: grazie alle moderne tecnologie, abbiamo la possibilità di una costante relazione anche a distanza elevata, ma perdiamo la parte migliore della nostra vita sociale. Corriamo verso specializzazioni professionali sempre più alte, cercando di arrivare per primi, di fare sempre meglio e di più, di avere tutto e subito e, il sempre più forte individualismo e la competizione, ci stanno portando verso una realtà fatta di solitudine e priva di emozioni. Stiamo dimenticando le nostre competenze di base: quelle empatiche, che via via, stiamo perdendo, mentre andiamo incontro ad uno stato di sempre più frequente solitudine.

I rapporti umani sono sempre meno profondi, più effimeri e superficiali, e rimane poco spazio per i sentimenti: siamo sempre più soli.

Ci si isola per vari motivi: non ammettere una sconfitta, non svelare una nostra condizione di debolezza, fingere di essere ciò che non siamo. Esibiamo la nostra parte migliore, ci mostriamo forti, carismatici e sorridenti ma pochi conoscono le nostre storie, le nostre paure e debolezze, e nel chiuso delle nostre case siamo sempre più fragili.

Chi si trova a vivere una condizione di solitudine, spesso lo fa suo malgrado: molti anziani si ritrovano soli quando muore il loro compagno di vita, i figli sono grandi e impegnati tra lavoro e famiglia, ed essi passano i giorni nel ricordo e nel rimpianto.

Alcuni, anche tra i più giovani, si nascondono per la paura di affrontare un cambio drastico del loro ambiente sociale, preferendo un anonimo monitor alle vere relazioni. E ci si può sentire isolati anche all’interno della propria famiglia o in mezzo agli amici; i social ci danno la sensazione di essere in contatto con il mondo per poi accorgersi che la vita vera è tutt’altra cosa. Altri, ed è la solitudine peggiore, sono vittime dell’abbandono dovuto all’isolamento ed al rifiuto consapevole.

Stiamo diventando incapaci di esprimere e riconoscere le nostre emozioni, vivendo nella freddezza il nostro quotidiano.

La solitudine è uno dei problemi più diffusi della nostra epoca, interessa ogni età e ogni classe sociale. Siamo spesso invisibili gli uni agli altri in una affollata solitudine della quale però, a volte, mal sopportiamo il silenzio. E allora accade che sentiamo il bisogno di una voce amica, di qualcuno che ci ascolti, al quale esternare il nostro stato d’animo.

Dal 1982 Voce Amica Sassari dà ascolto a chiunque provi solitudine. É un’organizzazione di volontariato, affiliata al Telefono Amico Italia Onlus che opera da poco più di cinquanta anni nel nostro paese. Una ventina di associazioni confluiscono in rete al 199 284 284 che dal 2006 è diventato il numero unico nazionale.

Il servizio è gratuito e attivo ogni giorno, festivi compresi, dalle 10 alle 24 tramite una turnazione di volontari che seguono un corso formativo e dei costanti aggiornamenti periodici. É anonimo e indipendente da qualsiasi ideologia politica o religiosa. L’anonimato, di chi chiama e di chi risponde, consente di parlare liberamente di qualsiasi argomento, anche il più difficile, intimo e imbarazzante, senza il timore di essere giudicato, riconosciuto o bollato; allo stesso tempo protegge i volontari dal coinvolgimento nella vita privata. In questo modo si agevola la relazione telefonica, e si favorisce il colloquio tra due persone che non si conoscono e che non si incontreranno mai (o forse a loro insaputa).

Molti di coloro che si rivolgono a Voce Amica, molto probabilmente, hanno difficoltà a trovare un orecchio disposto ad ascoltarle, e appartengono alle più disparate categorie sociali: uomini, donne, giovani e anziani. Alcuni hanno semplicemente bisogno di compagnia, altri di raccontare un dramma che li coinvolge, una preoccupazione, un momento di sconforto o anche di gioia. C’è chi chiama in cerca di consigli o di conferma delle proprie convinzioni, qualcuno svela un disagio mentale o un’ossessione ma tutti manifestano una profonda carenza di rapporti umani, dispiegando una realtà fatta di emarginazione e fatica di vivere una vita priva di affetti.

Telefono Amico Italia non si pone però l’obbiettivo di curare, di dare consigli o risolvere problemi, ma mira a mettere la persona che chiama in condizioni di operare liberamente le proprie scelte: per chi soffre, parlare è uno sfogo, ma anche un modo per ascoltarsi, per prendere consapevolezza delle sue capacità individuali.

Dietro alla formulazione di un disagio, spesso però, si cela una richiesta di aiuto che, se non riconosciuta, può sfociare in un gesto estremo. É un impulso che può colpire chiunque, in seguito ad un’umiliazione, una grave perdita, una sofferenza di cui non si vede via d’uscita se non nel porre definitivamente fine al proprio dolore.

Voce Amica ascolta e accoglie con empatia le emozioni e le richieste d’aiuto che si manifestano nelle differenti forme.

Fermati un attimo” è lo slogan dedicato alla giornata mondiale di prevenzione ai suicidi, una semplice frase che racchiude la possibilità di evitare quel salto nel vuoto ed eventualmente far passare il momento, valutando le alternative. Fermati e parliamo. Ma è anche un invito a tutti coloro che sono troppo presi dalla velocità della propria esistenza: fermarsi un attimo ad ascoltare e a riconoscere chi ci invia dei segnali.

Parlare serve ad aprire uno spiraglio, a prendere tempo, a riflettere e schiarire le idee: parlarne può salvare la vita.