Classificato tra i Borghi Autentici d’Italia, lo splendido paese di Samugheo vanta panorami mozzafiato e selvaggi fatti di vegetazione rigogliosa e grotte misteriose che si fondono sapientemente con costruzioni del passato, tradizioni antiche e arti riconosciute a livello internazionale. È un paese di circa tremila abitanti del Mandrolisai, che, grazie alla sua posizione strategica un po’ distante dalla costa, è riuscito, in tutte le sue espressioni artistiche e tradizionali, a conservare intatta la propria identità culturale nell’arco dei secoli.

La presenza delle domus de janas ci rivela che il paese era già popolato nel neolitico, ma altri popoli vi si insediarono: Fenici, Punici, Romani e Bizantini. Proprio a quest’ultima epoca, risale una delle costruzioni storiche più importanti: Il Castello di Medusa. Risalente al IV secolo d.C., questo castello è famosissimo sia per la sua ubicazione anomala (pur avendo la struttura architettonica di una rocca, quindi ideato come funzione di controllo e protezione, è in una posizione nascosta, circondato da colli, gole e dirupi) sia a causa delle numerose leggende che con il passare dei secoli hanno affascinato abitanti del posto e forestieri.

Samugheo non è solo fusione tra panorami, realtà storiche e leggende. Il suo vero patrimonio è soprattutto l’arte, antica e radicata, in tutte le sue sfaccettature.

Arte della tessitura. Foto Elisabetta Loi

Arte Tessile. Copriletti, tende, cuscini, tappeti e arazzi sono il vero fiore all’occhiello di Samugheo. L’uso di materie prime come lana, lino, canapa, cotone e seta dimostra quanto l’amore per la propria terra e per le proprie risorse sia fondamentale. La tecnica di tessitura più usata è quella a busa (filo metallico che serve per creare i disegni e le decorazioni) e il più diffuso metodo di decorazione viene definito sa fressada o un’in dente che ha la particolarità di lasciare una superficie liscia e non frastagliata.

Nei tappeti troviamo disegni diagonali e geometrici oppure motivi floreali stilizzati che vanno da colori tenui, come il beige e il panna, a tonalità più accese, come rosso, blu, nero e giallo. Anche le tende, i cuscini e i copriletti mantengono queste caratteristiche, ma si impreziosiscono con fiori dai contorni più evidenti, con foglie, gigli, rosoni stilizzati e decori di tipo animale, perlopiù cervi e uccelli.

Proprio per dare risalto all’arte tessile di Samugheo, le opere di oltre sessanta artigiani vengono esposte nella mostra “Tessingiu” che si svolge tra luglio e settembre e che quest’anno è arrivata alla sua 51esima edizione.

Il pane di Samugheo. Foto Marco Loi

Arte della Panificazione. Quando si parla di Samugheo, non si può fare a meno di pensare al pane fatto in casa. Ne esistono numerose varietà, tutte preparate, fatte lievitare e cotte secondo antiche ricette tradizionali. C’è sa farrighingiada, una pagnotta lunga con un foro ovale al centro; su tzichi, un pane che viene intagliato e decorato con uova per Pasqua o con fiori e uccelli di pasta per feste importanti o matrimoni; coccoi’edra, che viene preparato quando si ammazza il maiale.

Al pane tzichi è dedicata la sagra che si svolge a fine settembre di ogni anno, l’occasione ideale per sentire le strade del paese completamente pervase dall’inebriante profumo di pane appena sfornato.

Tradizione Vinicola. Gli abitanti di Samugheo, che sono attivi, ambiziosi e intraprendenti, sono riusciti inoltre a dare un notevole sviluppo moderno a tutte le attività economiche, con una particolare attenzione alla produzione di vini.

Da qualche anno, infatti, sono stati recuperati alcuni vitigni autoctoni che producono uve dal profumo e dal gusto intensi e avvolgenti, lavorate con tecniche che non ne alterano le proprietà naturali e organolettiche. Nel 2011 questa importante ripresa nel campo vinicolo è stata suggellata con la creazione di un vino davvero speciale, frutto della sapiente miscelazione di uve provenienti da quindici diversi vigneti della zona (Cannonau, Bovale e Monica) battezzato Samak, in onore del presunto nome originario fenicio del paese di Samugheo.

Mamutzone, s’Urtzu e s’Omadore

Il Carnevale (A Maimone). Il fascino maggiore viene assunto da Samugheo in un periodo in particolare dell’anno, quando cioè i riti pagani prendono il sopravvento, quando i balli e il frastuono dei campanacci rendono tutti euforici. Le maschere si ispirano agli ambienti agro-pastorali, oltre che religiosi e il rito è incentrato su una processione di danze disordinate e coinvolgenti. Sos Mamutzones, personaggi che nascondono le sembianze umane sotto strati di pelli di capra e volti ricoperti di fuliggine, procedono a sbalzi, facendo rintronare sas campaneddas e sos trinitos del loro costume e inscenando le lotte tipiche degli animali in amore. In questo fragore di balli e sonagli, procedono S’Urtzu, la vittima della rappresentazione, e S’Omadore, la figura del pastore. S’Urtzu è coperto di pelli caprine nere, arranca e cade continuamente mentre s’Omadore lo percuote e lo pungola. Grazie a una vescica piena di sangue e acqua che s’Urtzu nasconde sotto le vesti, la scena delle percosse da parte di s’Omadore è realistica e spettacolare.

E poi c’è Santu Minchilleo, la figura dell’ubriacone che schernisce tutti e viene venerato con canti fantasiosi e salmi da is fiudas, le vedove e le anziane.

Non bisogna dimenticare, però, che il rito de sos Mamutzones è anche un rito propiziatorio antichissimo della pioggia, dei raccolti abbondanti e dell’opulenza del paese. Perché, si sa, la Sardegna è la regione italiana che riesce a miscelare meglio il sacro e il profano.